Ovvero un governo allo sbando ostaggio di (Ir)Responsabili figuri
In Italia stiamo raggiungendo probabilmente uno dei punti più bassi della politica di palazzo, aldilà dei problemi morali e giudiziari del suo leader. Che oltre alle grane personali che lo hanno esposto, e forse lo espongono ancora, alla ricattabilità da parte di giovani donne, fotografi d’assalto e chissà quanti altri, si ritrova a dover fronteggiare problemi ben più seri con la sua compagine di governo.
Dopo aver perso Fini e tutti i parlamentari a questo vicini infatti, la campagna acquisti – effettuata tra i banchi di Montecitorio e Palazzo Madama – che il premier ha messo in atto per ricreare i numeri necessari a mantenere una maggioranza formale, lo ha iniziato ad esporre alle richieste (non chiamiamole ricatti per ora…) di una serie di personaggi, poco raccomandabili, che da subito hanno iniziato a reclamare nuove poltrone.
Ed in nome quindi di equilibri puramente interni ad una debole maggioranza, Berlusconi si è dovuto lanciare in un’operazione di rimpasto, necessaria a far entrare nella squadra di governo esponenti del neo-costituito gruppo dei Responsabili (il nome è tutto un programma…), in cambio del loro sostegno in Parlamento.
Si è giunti così, proprio oggi, al giuramento davanti al presidente della Repubblica, Napolitano, dell’ “onorevole” Saverio Romano, nominato alle politiche agricole, al posto del ministro Galan, che a sua volta ha preso il posto del dimissionario Bondi alla Cultura, ma solo dopo aver ottenuto il reintegro per i fondi alla cultura.
Qual’è il dato interessante, aldilà delle alchimie politiche?
Che il suddetto Romano risulta indagato per un reato non proprio risibile: il concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione!
Reato per il quale è stato indagato nel 2003 dalla Procura di Palermo, che l’ha archiviato nel 2005, riaprendo però l’indagine per il sorgere di nuovi elementi, in seguito alle dichiarazioni del pentito Francesco Campanella e, nel 2009, del testimone di giustizia Massimo Ciancimino (figlio dell’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino) che accusa Romano di avergli pagato tangenti per 100 mila euro. Il neoministro è quindi nuovamente iscritto nel registro degli indagati della DDA di Palermo per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra, assieme ai politici dell’Udc Totò Cuffaro (già condannato a 7 anni di reclusione, che sta già scontando in carcere) e Salvatore Cintola (di cui tralasciamo le altre imputazioni perchè defunto nel 2010) e del Pdl Carlo Vizzini (condannato anche in primo grado per le tangenti Enimont, poi prescritto).
Questo importante curriculum giudiziario è tale da costringere oggi il presidente Napoletano, dopo il giuramento di Romano, ad esprimere «riserve di natura politico-istituzionale» sulla nomina, ed a far diramare una nota ufficiale ove si legge che: «il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dal momento in cui gli è stata prospettata la nomina dell’on. Romano a ministro dell’Agricoltura, ha ritenuto necessario assumere informazioni sullo stato del procedimento a suo carico per gravi imputazioni». «Essendo risultato che il giudice delle indagini preliminari non ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Palermo, e che sono previste sue decisione nelle prossime settimane, il capo dello Stato – si legge ancora nella nota – ha espresso riserve sull’ipotesi di nomina dal punto di vista dell’opportunità politico-istituzionali». Si conclude la nota del Colle sottolineando che formalmente il presidente non poteva opporsi alla nomina.
Le richieste del gruppo dei Responsabili, ormai terza gamba dell’esecutivo, non si esauriscono però con la promozione di Romano all’Agricoltura, e si parla di un pacchetto di sottosegretari e di un posto di viceministro.
Altro problema che mette ancora in seria difficoltà il presidente Napolitano, visto che già in un precedente incontro aveva prospettato al presidente del Consiglio – che lamentava problemi ed esigenze di rafforzamento della compagine governativa – delle serie eccezioni in merito. La legge Bassanini infatti fissa un tetto massimo per la composizione del governo, attualmente già raggiunto, e se Berlusconi vorrà dunque allargare ancora la squadra di sottosegretari, dovrà rimettere mano a quella legge. A spese dei contribuenti ovviamente, alla faccia delle ricorrenti e meramente propagandistiche di ridurre i costi della politica…
A corollario di tutto ciò, non si può non segnalare un evento che la dice lunga sull’attenzione di questo governo alle personalità veramente meritevoli di lavorare per la Repubblica: sono infatti solo di pochi giorni fa le dimissioni di Andrea Carandini dalla presidenza del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, “nella constatazione dell’impossibilità del Ministero di svolgere quell’opera di tutela e sviluppo del patrimonio culturale, stante la progressiva e massiccia diminuzione degli stanziamenti di bilancio.”
E’ vero che questi fondi il neo-ministro Galan è riuscito a riottenerli, prima di accettare di assumere il controllo di questo ministero, ma la perdita del noto archeologo, di fama mondiale, difficilmente verrà sanata in alcun modo.
In compenso, c’è chi spinge e scalcia per rientrare, e non è certo un personaggio dello stesso spessore: stiamo parlando nientemeno che dell’ex-ministro Scajola, dimessosi con disonore solo pochi mesi fa. Ed in atteso di risposta dal premier, cui chiederebbe di tornare a far parte dell’esecutivo o di essere nominato coordinatore unico del Pdl.
Come si dice? L’erba cattiva non muore mai…
La lunga mano della mafia sul parlamento italiano, ecco una buona ragione per smettere di votare, politici impresentabili che sfruttano i contribuenti