Sky at Night - I am klootAprire oggi questo spazio affermando che mi ritengo un appassionato di musica potrebbe risultare abbastanza ovvio. Sia per chi mi conosce personalmente, ma anche per chi ha avuto modo di imbattersi in questa rubrica che curo per la nostra “blog radio” da quasi tre mesi .
Ma ho pure diversi altri interessi e uno di questi è il cinema. Chi mi frequenta ed è occasionalmente costretto a sopportarmi durante la visione di un film sa che posso disturbare in due modi: o con delle chiacchiere moleste (se ciò che viene proiettato non cattura a sufficienza la mia attenzione) oppure con dei minuscoli palloncini di chewing gum (in questo caso il fastidio provocato è inversamente proporzionale alla grandezza delle sfere) che mi diverso a far scoppiare nel silenzio della sala.

E come se tutto ciò non bastasse, chi mi accompagna sa bene che, al termine di un film, dovrà sorbirsi tutti i titoli di coda fino alla fine. Perché è consuetudine che l’elenco dei brani musicali, originali e non, utilizzati per accompagnare le immagini, vengano elencate in coda…ai titoli di coda. Sono quasi sempre l’ultimo ad uscire dalla sala.

Se ora vi chiedessi di citare la vostra accoppiata preferita, là dove secondo voi cinema e musica si fondono, cosa rispondereste? Se vi domandassi quale attore o quale regista rappresenta, assieme ad un musicista o a un compositore, il binomio perfetto per definire questo connubio, sicuramente si scatenerebbe una ridda di ipotesi interminabile.

Immagino che qualcuno si sbilancerebbe a favore del documentaristico Koyaanisqatsi musicato da Philip Glass, altri propenderebbero per John Barry, il creatore delle musiche che hanno accompagnato a lungo le avventure di Bond, James Bond. Inscindibili.
Troveremmo sicuramente un estimatore del trombettista Mark Isham che ha una composto una lista di colonne sonore che non ha nulla da invidiare, quanto a numero di voci contemplate, all’elenco telefonico di Fano. Haggis, Alltman, Redford, fra gli altri.
Si potrebbe pensare a Ryuchi Sakamoto e al suo meraviglioso commento sonoro a “Il tè nel deserto”, “L’ultimo imperatore”, “Merry Christmas Mr Lawrence”.

Insomma le ipotesi che potremmo azzardare sono infinite e multiformi; se qualcuno avesse voglia di indicare, magari argomentando, le sue preferenze, si potrebbe anche aprire su questa pagina una specie di forum.
A me il pensiero invece va due figure misconosciute e molto meno famose.
Entrambi sono inglesi; il gruppo si chiama “I am kloot” e l’attore Christopher Ecclestone.
Io non riesco ad ascoltare John Bramwell e soci senza immaginare il volto del loro attore preferito cambiare una vasta gamma di espressioni via via che la musica di Proof acquista forza e cresce di intensità.

Ovvio che i “Kloots” abbiano pensato a lui per il primo singolo dell’album uscito l’anno passato dal titolo “Sky at Night”. E’ l’album della maturazione, dove l’indie rock degli inizi lascia spazio ad influenze di ogni tipo. Un album intimista e notturno, suonato sotto tutti i cieli della loro terra di origine.

Dopo una una decina di anni di qualità, una manciata di buoni album, troppo spesso “under rated”, finalmente la consacrazione. Forse questa volta anche da parte del pubblico.
Provate ad ascoltare e poi commentate, se trovate voglia e tempo.
Non so quanti potranno condividere il mio sentire, ma di certo il premio per l’originalità e il coraggio nelle scelte è già al sicuro nella mia bacheca.

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