Qualche settimana fa sono entrata in un negozio di giocattoli. Girando tra gli scaffali, dove i giocattoli sembravano aggrappati ai ripiani da quanto erano stipati, ho visto una cosa che mi ha scioccato. Un Mocio Vileda in miniatura con la faccia di una bambina sorridente davanti. Orrore.
Ammetto di avere già problemi con la versione senior del Mocio Vileda. Sarà che sono convinta che le palline di polvere che girano sul pavimento della mia camera, prima o poi, faranno le fusa. Ma quell’attrezzo in miniatura mi pare troppo. Davvero troppo.

Mia figlia (se mai me la potrò permettere una figlia) non avrà mai una cosa del genere fra i suoi giochi. Sarebbe come augurarle di passare la vita relegata in casa a dare lo straccio. Sarebbe un dirle “ma che studi a fare, sposati un bravo ragazzo e diventa una brava donnina di casa”. Detto da me poi suonerebbe poco credibile.

Del resto la scelta di giocattoli per bambine non è così incoraggiante. Spostandomi nel settore accanto incontro le Bratz, una sorta di mini-zoccollette (vezzeggiativo di zoccola: [fig.,spreg., volg.,] Prostituta, Lo Zingarelli 2011) vestite e truccate in maniera molto discutibile e con il labbro perennemente imbronciato, il cui slogan è Fashion for Passion. E dire che il rossetto perlato, che indossano con tanto orgoglio, non va neanche più di moda.
Uscendo dal negozio mi rendo conto che in realtà questi giochi continuano a rappresentare la classica dicotomia che vede la donna o “angelo del focolare” o “donna emancipata” che sempre più spesso è diventato un sinonimo di “donna dai facili costumi”, come se l’emancipazione avesse come scopo ultimo la sola libertà sessuale.

Qualche giorno dopo leggo un articolo su La Repubblica che parla proprio dell’educazione delle ragazze e della scrittrice Elena Gianini Belotti che nel 1973 scrisse un libro intitolato Dalla parte delle bambine in cui analizza “l’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita”. Cerco il libro e leggo: “ La cultura alla quale apparteniamo, come ogni altra cultura, si serve di tutti i mezzi a sua disposizione per ottenere dagli individui dei due sessi il comportamento più adeguato ai valori che le preme conservare e trasmettere”
E’ ancora così? Ancora dopo 40 anni i giochi di movimento o di guerra spettano ai bambini e le bambole e le pentoline alle bambine? Provo a pensare ai miei giochi e sebbene abbia sempre odiato le bambole perché “fare la mamma” mi metteva a disagio e non disprezzassi il fango del giardino, in realtà con quel fango finivo per costruirci pentoline e cucchiaini…hanno fregato pure me?

Dati Istat alla mano, pare che la tipizzazione dei sessi non sia mai finita. Secondo un indagine Multiscopo del 2008 “in testa alla graduatoria dei giochi preferiti dai bambini da 3 a 5 anni, si trovano i giocattoli più tradizionali: le bambole per le femmine (85,6%) e le automobiline, i trenini e simili per i maschi (76,1%)”, inoltre il 43,2% delle bambine di 3-5 anni e il 38,4% di quelle di 6-10 anni amano giocare svolgendo attività domestiche, contro il 17,4% dei bambini da 3 a 5 anni e il 9,2% di quelli da 6-10.
Le attività domestiche per le bambine però non sono solo un gioco. Sempre secondo i dati Istat del 2008 “le attività più tipicamente domestiche sono appannaggio quasi esclusivo delle femmine, che più spesso dei maschi aiutano a fare le pulizie, si rifanno il letto, apparecchiano e/o sparecchiano, aiutano a cucinare, lavano i piatti o li mettono nella lavastoviglie”
Ci hanno fregato un’altra volta? Quarant’anni di lotte femministe (anche se preferirei “femminili”) messe a cuocere a fuoco lento in pentoline di plastica?

In realtà oggi le cose stanno lentamente cambiando, anche se può non sembrare così. Ottengo una via di salvezza nei dati. Secondo il Consorzio Interuniversitario Almalaurea che oggi conta 62 atenei italiani associati, sui 189.746 studenti laureati nel 2009, 75.666 erano maschi e ben 114.080 erano donne. Di queste il 40,6% si è laureata rimanendo in corso contro il 37% dei maschi, con un voto di laurea medio più alto rispetto a quello dei maschi 104,2 contro 101,4. Potrei continuare, ma il concetto è chiaro: anche se hanno avuto l’infanzia piena di bamboline o Barbie, le donne oggi studiano più degli uomini e con risultati migliori e sono quindi meno disposte a farsi incastrare nei classici ruoli di casalinga modello o oca (anche se in questo caso spesso è una scelta volontaria: “ci fanno”).

Le nuove generazioni, inoltre, stanno facendo passi da gigante per riempire il divario maschio-azzurro/femmina-rosa. Sempre l’Istat: “tra il 1998 e il 2008 diminuiscono le differenze di genere, con le femmine che svolgono meno attività tipicamente femminili (in particolare le ragazze fra i 14-17 anni) e i maschi che invece, vengono coinvolti di più proprio in questo tipo di attività (in tutte le fasce considerate)”. Questa è parità.
Un altro campo in cui le piccole donne stanno facendo grandi passi in avanti (per mettersi in pari in realtà) è l’uso della tecnologia per anni ritenuto appannaggio esclusivo dei bambini. Le bambine hanno infatti praticamente raggiunto i maschi nell’uso del computer. Sebbene i bambini fra i 6 e 10 anni che amano giocare ai videogiochi sono il 70,4% contro il 39,9% delle bambine, confermando come sostiene l’Istat che “il processo di superamento della barriere culturali che hanno ostacolato l’accesso delle donne alla conoscenza e all’uso della tecnologia non sia ancora concluso”.

Sia ben chiaro, sono solo piccoli segnali verso una parità ancora lontana tra uomo e donna, soprattutto in campo lavorativo, mentre infatti cresce il numero di laureate rispetto ai laureati (nel 2010 sono il 14,9% contro il 9,4%) le donne rimangono sempre più svantaggiate nel lavoro dove, sempre nel 2010, il tasso di occupazione femminile è pari al 35,4% contro il 48,6% di quello maschile.
Le bambine di un tempo, sono oggi giovani laureate, sempre meno condizionate dai ruoli che la società impone loro. Siamo cresciute con le Barbie ma ciò non significa che abbiamo tutte i piedi già predisposti al tacco 12.

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800A
800A
9 Maggio 2015 17:10

fai un figlio e ne riparliamo.

gerardine desnos
gerardine desnos
10 Febbraio 2012 10:52

Mio figlio di due anni ha questo giocattolo e lo ama moltissimo, come sua sorella prima di lui. I bambini desiderano imitare i genitori… Personalmente non trovo scandaloso che in una casa il pavimento venga tenuto pulito e che i bambini vogliano partecipare. NOn ci vedo un problema di maschilismo. Anche se tua figlia avrà tre lauree, cosa che le auguro di tutto cuore, farà ugualmente bene a lavare il pavimento di casa una volta ogni tanto, altrimenti dovrà trovarsi un uomo che lo faccia per lei! oppure una colf… Parliamo invece del fatto che la servitù domestica è una… Leggi il resto »

Paola
Paola
23 Novembre 2011 21:32

Ciao ti scrivo solo per chiarire una cosa: ho uno stupendo bimbo MASCHIO di due anni che stravede per il mocio. Intendiamoci: nn parlo solo di quello piccolo, anche per quello a dimensione naturale. Questo perchè lui imita sia me che suo papà, quindi gioca amabilmente sia con le pentole che con i cacciaviti, così come adora leggere, disegnare e sentire la musica. Ti sto racconando queste cose per farti capire che siamo noi ad attribuire agli oggetti un significato che in fondo non hanno: lui passa l’aspirapolvere insieme a me perchè mi vuole aiutare e non perchè da grande… Leggi il resto »

Maria
Maria
29 Aprile 2011 22:25

grazie Marta per averci rinnovato il ricordo della BELOTTI e del suo messaggio. Conoscere, capire, non ha fatto mai male a nessuno, Stefano. Poi si sa che le scelte sono personali. Regalare armi giocattolo non è educativo, nemmeno per il cow boy. Indossare perizoma a tre anni ancor meno. E non sono certo i bambini a portarli in casa. In fin dei conti basterebbe chiedersi cosa si nasconde dietro a certi giocattoli prima di regararli ai nostri bambini.

Marta
Marta
29 Aprile 2011 15:53

Non mi permetto di “psicologizzare” nessuno, tanto meno di insegnare a fare il buon genitore. Il pezzo dice esattamente il contrario: i tempi sono cambiati e c’è più senso critico rispetto a certi messaggi che venivano inculcati alle bambine 40 anni fa. Oggi le bambine (future donne) hanno più strumenti per farsi una visione più completa e meno limitante di una volta.

stefano
stefano
29 Aprile 2011 15:39

da sempre i figli copiano i genitori, cosa c’è di male? quindi un maschietto non può fare il cowboy perchè è machista? o vale solo per le bimbe? bah.
tutta questa psicologizzazione è nauseante.