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Abituati al berlusconismo, moriremo di berlusconite?

La fine di BerlusconiSembra che le recenti elezioni, trasformate da un Berlusconi soccombente in un referendum sulla sua persona, abbiano segnato una svolta nel rapporto fra il mago dei consensi e molti dei suoi elettori. Sembra che a decine, centinaia di migliaia (milioni, nel paese?) abbiano finalmente mangiato la foglia. A Milano le preferenze alla sua persona sono calate del 50 (cinquanta) %! Una sconfitta clamorosa che non può spiegarsi solo con la situazione economica dei più in costante ulteriore peggioramento.

In questi anni sembra che molti si siano ammalati di berlusconite, una malattia endemica caratterizzata da creduloneria, pigrizia, deficit di funzione critica e di orgoglio nazionale, tendenza a vivere il bene comune come sfida fra tifosi invece che alla lettera.

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Mi piace pensare che tutte le balle raccontate sui rifiuti di Napoli o sugli aiuti alle fasce deboli a Milano abbiano prodotto negli italiani gli anticorpi necessari a non credere ai professionisti della ‘distrazione di massa’. L’ultimo frutto del berlusconismo è la promessa di trasferire due ministeri fasulli a Milano e Napoli, piccoli fuochi d’artificio sparati in cielo perché non si guardi verso l’Italia che affonda sempre più, come certificato dalle agenzie di rating.

Nel quadro della diffusione della berlusconite come dai livelli degli ultimi anni, che l’elettorato abbocchi o meno alle ultime esche nei ballottaggi di domenica prossima ci dirà la prognosi, un segnale di vitalità o definitiva decadenza di questo paese.

Occhi aperti, ragazzi.

Pereira

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>

3 commenti

  1. @Pereira

    Per me il “fosse che fosse…” saranno, dopo i ballottaggi chiave di Napoli e di Milano, sui
    quali non mi pronuncio per scaramanzia,i successivi referendum.
    Il 10 giugno vado a Sassoferrato a spiegare la fisica
    del nucleare.
    Farò allargare gli occhi a chi mi ascolterà !

  2. In realtà non ci vedo questa grande rivoluzione, nei risultati delle ultime amministrative. Se si considera che B. ha perso Fini, la compagine PDL non ha perso tutti questi voti. E la principale compagine avversaria, il PD, non è che sia cresciuta così tanto. Le preferenze dimezzate di B.vogliono dire poco. Si, i milanesi saranno meno convinti, ma se Pisapia non vince il ballottaggio, tranquillamente si potrà dire che nulla è cambiato in Italia. B. al contrario potrebbe quasi vantarsi degli ultimi risultati! Guardi in Germania, in Francia, in Portogallo, in Irlanda, in Inghilterra, e per finire in Spagna, solo pochi giorni fa: lì i governi sono stati puniti severamente, non certo in Italia.
    Qui da noi si è mosso davvero poco, e il piccolo segnale che è arrivato potrebbe essere spazzato via in un attimo.
    Domenica.
    La promessa dei ministeri a Milano poi, mi scusi, non è di B., ma dell’altro B., Bossi, il padre del “trota”…
    B.vero non era neanche d’accordo con l’altro B.
    Non sono le poche urla del video coi disabili a provare che gli italiani abbiano aperto gli occhi.
    Non credo agli italiani che abbiano ripreso il senso del Bene Comune, perchè lo vedo ogni giorno, il disprezzo per il Bene Comune, a destra e a sinistra.
    Più che un risveglio degli italiani, che non hanno dato un segnale realmente forte alle ultime elezioni, penso che sia un collasso del centro-destra, che ha superato il suo picco e si avvia alla discesa naturalmente, per consunzione, dopo aver consumato tutto il nutrimento, come una colonia di batteri in una provetta a forma di stivale…

  3. Condivido la posizione di Pereira, ci sono tanti italiani che hanno votato berlusconi per superficialità e senza tanta convinzione. Quelli lì a Milano e Napoli hanno spostato l’asse mollando lega e pdl, credo che continuerà così anche nei ballottaggi