Sono le ore decisive, Lisbona si prepara a sfilare, a danzare, a mostrare le proprie peculiarità e a bere, mangiare, ascoltare fado… Arriva la notte della grande festa e poi ci saranno i concerti al Castelo de Sao Jorge e al Parque Meyer.

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Il Parque Meyer sta tornando a splendere, era il luogo dove si trovavano i teatri di rivista della città, un luogo molto bello, sotto la collina del Jardim Botanico, con il grande cancello sull’Avenida da Liberdade. Era diventato un anonimo parcheggio, poi ci hanno rimesso mano e sono stati riaperti i luoghi di spettacolo, ancora deputati al cabaret, alla rivista, alla musica dal vivo, soprattutto col palco estivo. Avenida da Liberdade è un viale che è un emblema della città, uno dei tanti, è vero, sarò noioso, forse, ma questa città in ogni giorno in cui la calpesti ti riserva una sorpresa. E l’Avenida le sorprese te le mostra fin da quando inizi la passeggiata, alla rotonda del Marques de Pombal, con alle spalle il grande parco Edoardo VII. Di qua e di là dall’ampia passeggiata centrale, con le aiuole e le fontane, edifici che dal 1882 a oggi hanno rappresentato la migliore opportunità avuta dalla architettura portoghese. Palazzi che rappresentano le varie stagioni e che ancora concorrono a fare di questo viale un museo a cielo aperto. Il Parque Meyer appare sulla destra, scendendo, ci sono dei murales nuovi e colorati per la gioia di tutti.

Saltellando qua e là per la città, arrivando fino al Cais de Sodré, si scopre, fra le altre cose, il Mercado da Ribeira. Ce ne sono diversi di mercati nella città, sempre popolati. Mercati di generi alimentari o di antiquariato, di memorabilia e delle pulci, come quello famoso di Feira da Ladra, in Campo Santa Clara, alle spalle di Sao Vicente e nei pressi del Panteao. La Ribeira si apre sulla grande strada che costeggia il Tago che si dirige verso Belem. In vari momenti il mercato ospita musica e arte, c’è sempre un modo per farla la musica da queste parti, ma è anche vivo il campo delle arti figurative, che si esprimono nei più variegati dei modi. Per esempio con le pitture murali, vere e proprie palestre per chi vuole esprimere sensazioni, speranze, timori per il proprio futuro. Proprio ora in un momento assai delicato per il Portogallo, affogato dai debiti, ma non affondato dalla resa al destino.

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Dicevamo del Cais de Sodré. Sono mille le storie che legano i viaggiatori ad esso. Da qui parte il trenino che porta a Belem e poi a Cascais, da qui partono alcuni dei traghetti che attraversano il fiume verso la Margem Sul. Qui arriva il capolinea di una delle linee della metropolitana. Qui la gente si ferma in riva al Tago a mangiare qualcosa prima di intraprendere ogni viaggio. Ha una valenza anche molto affettiva questo luogo: attraversando il viale che parte verso Belem, e salendo pochi metri della dirimpettaia rua de Alecrim, presa in uno slargo dove ci sono ristorantini umili, ma di grande pregio culinario, si arriva all’ex hotel Bragança, che ora è un edificio sventrato e degradato, ma che è stato l’albergo lisboeta del dottor Reis tornato dal Brasile. Qui, nel romanzo di Josè Saramago “L’anno della morte di Ricardo Reis”, il protagonista riceve il suo mentore, il fantasma di Fernando Pessoa, e nell’ultimo viaggio attraversa con lui i cancelli del cimitero di Prazeres, a Campo de Ourique, per non uscire più. Quella zona, residenziale e pulita, è un’altra di quelle che si possono consigliare per capire come si vive a Lisbona. Le strade che vi arrivano, hanno negozi e locali di buon rispetto. Pessoa e Reis saranno con voi.
Ma dicevamo del Cais e della sua stazione. Belem non è la prima fermata verso Cascais.

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Prima ci sono Santos e Alcantara Mar, e ognuna delle due vale come punto di appoggio o per il Museu de Arte Antiga o per le Docas. In pochi minuti si arriva quindi a Belem e scesi dal trenino si supera la Avenida da India e ci si trova nel Jardim de Ultramar, uno dei tanti polmoni verdi di questo quartiere dove vivevano i re e ora vi alloggia il presidente della Repubblica. I monumenti da visitare sono tanti e ce n’è uno, il più moderno, dovuto a un nostro architetto, Vittorio Gregotti. Si tratta del Ccb, il centro culturale che riunisce varie attività e nei cui auditorium si ascolta sempre della bella musica. Lasciamoci allora in questo tempio della cultura portoghese un po’ italiano e viviamo queste ore che ci dividono dalla festa, facendo in modo che la festa, a Lisbona o pensando ad essa, sia sempre in noi. Domani sarà un altro giorno, quello della processione. Ma chi ha la fortuna di essere a Lisbona anche quello di una città da continuare a esplorare e vivere come poche altre.

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