Saramago racconta Hiroshima

La nuova Veronica di Saramago

Breve racconto di José Saramago.

Saramago racconta HiroshimaImmaginiamo la terra deserta. Non è facile. Siamo troppo abituati alla nostra presenza, ai segni che il lavoro umano ha lasciato nella natura. Forse nei campi, ancora si può. Basta nascondersi dietro un albero e spiare pazientemente. Con un piccolo sforzo e se il luogo è ben scelto, si indovina quel che è un pianeta spopolato di uomini e, giacché ci siamo, di tutti gli animali di pelo e penna che si fanno buona o cattiva compagnia. Restino solo gli insetti, che sono bestie dure e indifferenti. Ma spopolare città è un’altra cosa. Le strade si fanno interminabili, le facciate dei palazzi crollano. E c’è il silenzio e la paura.

Immaginiamo ancora che su questa terra, da dove tutti gli uomini sono fuggiti o dove gli uomini sono morti, scenda una nave, capsula o disco volante, e che esseri come quelli che la fantascienza ci promette vengano a sapere che gente ha abitato qui. Se hanno tendenze necrofile o archeologiche, dovranno dissotterrare corpi e restituire forme; se già portano in sé o se gli si attacca qui il virus dell’arte, hanno i musei, senza guardiani né ciceroni; se gli è toccato in sorte il dono delle lingue, ci sono per lo meno un milione di romanzi e dieci milioni di poesie che diranno tutto su chi li ha scritti e li ha letti – o non li ha letti.

Ma c’è a Hiroshima un muro, una parete, il fianco di una casa. Il 6 agosto del 1945 vi si proiettò e restò impressa l’ombra di un uomo. E poiché non c’è ombra senza luce, ci fu prima una bomba, un lampo, un’onda di calore. L’uomo che stava lì assorbi le radiazioni come una spugna e fece da barriera all’onda incandescente che cozzò contro il muro. Scomparve l’uomo. Lasciò l’ombra, la figura, la dimensione che occupava in questo mondo. La sua piccola dimensione che al mondo dava senso, la sua piccola gioia, il suo profondo e irrimediabile dolore.
A Hiroshima c’è un muro. Gli esseri dell’altro pianeta che ho chiamato alla sbarra di questa cronaca, se avranno intelligenza e saranno capaci di indignazione, si riuniranno davanti a quella nuova e rigida Veronica, anche se nel pronunciare questo nome non sappiano a rigore quel che dicono, e fonderanno una nuova religione, quella della protesta contro la fredda follia, quella della rivolta contro la crudeltà dissennata.
E non avranno più occhi (se li hanno) per la bellezza dei dipinti e delle statue, e dei campi restituiti (per che cosa?) alla loro naturale verità.
E faranno un magnifico autodafé delle opportunità perdute dagli antichi abitanti di questo globo.

E il muro di Hiroshima sarà guardato come il più fedele ritratto dell’uomo, bocca silenziosa e unica dove passano le grida di dolore e il ringhio dell’odio, Veronica rugosa, dove si è rifugiato questo vecchio volto dell’uomo che di se stesso si lamenta – e si accusa.

Di questo mondo e degli altri
José Saramago
Einaudi, Torino
pagg.211 / € 10,50

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