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Precario della Camera o bufala? La Rete si interroga

Spider TrumanL’exploit sulla Rete del fantomatico precario della Camera (o del Senato?) ha scatenato due tipi di dibattiti,
il primo:
il nick name Spider Truman corrisponde allo status lavorativo dichiarato o è una bufala?
Mi chiedo: è davvero così importante questo particolare? E’ più importante che sia autentico il personaggio o che sia vero ciò che denuncia? Rizzo ha addirittura sostenuto con un certo fastidio che si tratta di cose note e arcinote, e allora lo scandalo è che si tratta di privilegi odiosi o che non sia verificabile l’identità di chi denuncia cose vere?

il secondo, a ruota del primo:
come mai una recente ricerca mostra che la credibilità della Rete, pur senza regole di controllabilità dei contenuti, è superiore nella percezione dei lettori a quella dei giornali video e cartacei tradizionali?

Su questo tema ieri è andato in onda su Radio 24 -trasmissione di Oscar Giannino- uno spaccato illuminante ed esilarante. Tre giornalisti ‘professionisti’ cadevano dalle nuvole circa i risultati della ricerca citata come se vivessero in un paese dove esiste ancora una stampa che esercita, nella sua gran parte, un mestiere dignitoso.

Dimenticavano, i tre fuoridalmondo di vivere nel paese in cui Feltri per il caso Boffo ha ricevuto ben… qualche mese di sospensione dall’Ordine dei giornalisti e ora è conteso dai maggiori giornali di destra. Dimenticano anche le gesta di Minzolini ma anche, passando al lato opposto della gerarchia professionale, che i giovani che intraprendono la strada del giornalismo nascono spesso già castrati, senza voglia di correre rischi e fare domande e inchieste scomode. Per non parlare del caso Betulla e di molti altri che hanno distrutto l’immagine del giornalista libero e rigoroso in Italia, ma non solo. Vogliamo parlare del caso Murdoch?

In questo clima perché stupirsi che sia più credibile un mezzo meno professionale ma più libero come internet?

p.s.
Ho usato un tweet di Ciro Pellegrino come titolo del post. Ciro è un bravissimo giornalista free-lance di Napoli, uno di quelli che fanno onore alla categoria.
Infatti si chiama Ciro, mica Augusto.
Grazie.
Pereira

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>

2 commenti

  1. Certo, pare… ma è così importante? A me interessa di più che la rete produca consapevolezza e indignazione. E un’onda montante e lucida. Non vedo altre risorse. O dovremmo sperare in Bersani?