Perec: Le cose

Perec: Le cose«Entrò nel boudoir imbottito di seta azzurro pallido con mazzolini di fiori di campo; sul soffitto, in una cornice di legno dorato, Amorini affioravano da un cielo azzurro e folleggiavano su nuvole in forma di piumini. […] Mobili neri con intarsi di ottone arredavano la camera, dove stava, alto su una pedana coperta di peluria di cigno, il grande letto a baldacchino con piume di struzzo. Spilloni con la capocchia di pietre preziose appuntati su cuscinetti, anelli sparsi su vassoi, medaglioni cerchiati d’oro, e cofanetti d’argento si intravedevano nell’ombra, sotto il lume diffuso da un’urna di cristallo di Boemia sospesa a tre catenelle. Da una porticina socchiusa si vedeva una serra che occupava tutto lo spazio di una terrazza e terminava dall’altro capo con una voliera.
Era proprio un ambiente fatto per piacere.»

Ecco lo sguardo di Frédéric, appena arrivato al ballo in maschera nell’Educazione sentimentale di Flaubert, l’abbagliamento improvviso e poi morbidamente avvolgente degli spazi della festa. Spazi apparecchiati ad arte ‘per piacere’, la cui finzione viene a poca distanza riflessa dalle immagini della serra e della voliera.

Georges Perec apre uno spiraglio in questa serra o voliera, vi butta dentro due personaggi, Jérôme e Sylvie, e per frammenti di pensieri e sogni, gesti e intenzioni, assistiamo allo svolgersi delle loro vite, con la consapevolezza che non sarà un tragitto o un viaggio, che si rimarrà dentro questa serra che è il nostro mondo delle cose e dei consumi. Ma quanto fascino, nelle cose.

Il loro amore per lo star bene, per lo star meglio, si risolveva il più delle volte in uno sciocco proselitismo: allora discorrevano a lungo, con gli amici, sulle virtù di una pipa o di un tavolino, ne facevano oggetti d’arte, pezzi da museo. Si entusiasmavano per una valigia – quelle valigie minuscole, straordinariamente piatte, di cuoio nero leggermente granuloso, che si vedono nelle vetrine dei negozi della Madeleine e che sembravano riassumere in sé tutti i presunti piaceri dei viaggi lampo a New York o a Londra.

Pezzi di mondo, città e visioni dentro valigie che sono esperienze vibranti della nostra umanità, del nostro fare e pensare ed esistere – cose magiche accanto alle quali anche noi forse desideriamo essere piccoli miracoli, improvvise epifanie di felicità e di bellezza. Chiusi nella serra, disumanati, ci impegniamo a umanizzare tavoli, cuscini, moquette e lampade, e incapaci di un pensiero vero su noi stessi, non sappiamo più essere, tra le cose, ancora una volta, uomini.

Le cose
George Perec
Einaudi, Torino
Pagg.122 / € 17,50

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