Un ultimo sguardo sul Canyon del Colca. Gli americani dicono che sia il più profondo del mondo. Ma chi se ne frega. Questo sarà l’ultimo giorno di freddo, poi tornerò sul livello del mare. Per tanto tempo. Il silenzio tutt’attorno crea quasi tensione. Penso sia impossibile non innamorarsi dei condor che, maestosi, spesso catturano gli occhi di tutti con un semplice passaggio a mezz’aria. Rigorosamente uno alla volta, mai in coppia.

Ora è tutto chiaro: El Condor Pasa descrive esattamente momenti come questi. Ce l’ho in testa, o quasi. Cerco di ricomporla. Sono quei momenti in cui la canzone ritorna con una fresca aria di novità. Quei momenti che quasi sempre terminano con l’amore. Così sarà per me, stasera o chissà quando, appena la ascolterò. Per fortuna non possiedo una di quelle macchine infernali che ti permettono di sapere tutto subito per poi dimenticarlo in fretta. Non potendola ascoltare, quindi, creo un’enorme attesa e l’emozione fa di essa il suo pasto principale, crescendo a vista d’occhio.

Sto sfidando l’indescrivibilità, chissà se avrò successo.

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