Nei giorni scorsi ho pubblicato sui giornali per i quali lavoro – Resto del Carlino, Nazione e Giorno – un articolo nel quale rendevo conto che da quest’anno nelle scuole dei paesi di lingua portoghese è entrato in vigore lo “acordo ortografico” per il quale il portoghese del Brasile è diventato la lingua ufficiale della Comunità che raggruppa anche Angola, Mozambico, Guinea Bissau, Capo Verde, Sao Tomè e Principe, Timor Est. Sarà un portoghese, scrivevo, più “bossanova che fado”, con una pronuncia più dolce rispetto a quella di Lisbona. Su chi è d’accordo o meno il discorso è lungo, ma di certo si facilitano le traduzioni e si arriverà anche a una pronuncia, soprattutto da parte delle giovani generazioni, uguale.
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Questa introduzione mi permette di fare un raffronto, tutto personale, fra musica portoghese e musica brasiliana. Lo faccio con grandissimo piacere perché sono le due musiche che amo di più e che, in fondo, non sono poi così lontanissime non dico come melodia, ma di certo come ispirazione e come trasporto. Danno, la musica popolare portoghese e quella brasiliana, entrambe una visione molto profonda dei loro paesi e delle capacità di vivere da parte di questi due popoli nel modo più positivo possibile anche di fronte a una vita che non è mai un gioco. Certo, la saudade intesa nel vecchio continente ha qualcosa di più profondamente malinconico rispetto a ciò che rappresenta nel nuovo mondo, ma è ugualmente toccante. E infatti i contatti, gli scambi di idee e repertorio, le collaborazioni sono frequenti e sempre molto interessanti. Maria da Fè, uno dei numi tutelari del fado lisboeta, è amata da Caetano Veloso. Ivan Lins ha scritto dei fado cantati anche da Carlos do Carmo. Il più noto è “Fado ultramar”, appunto.
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Amalia aveva trovato il suo secondo marito (il primo, sposato in età giovanile, era un operaio che si dilettava con la guitarra portuguesa, Francisco Cruz) in Brasile, l’ingegnere César Séabra, che amerà tutta la vita nonostante si vociferasse di numerosi amanti. Era il periodo in cui la grande regina del fado girava il mondo applaudita e idolatrata ovunque per i suoi concerti nei quali proponeva non solo la musica popolare della sua terra, ma anche molti successi dei paesi nei quali si esibiva. Il suo contatto col Brasile fu prolungato, si fermò a vivere anche nella ex colonia e comunque i musical che portò a Rio de Janeiro furono di grande successo fin dagli anni Quaranta. Un rapporto speciale il suo con il Brasile, dunque, che è durato fino alla fine dei suoi giorni.
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E’ una Amalia già malata quella che si esibisce in tv in uno dei suoi capolavori più conosciuti, nato dalla formidabile penna di Pedro Homen de Mello e dall’inarrivabile vene compositrice del franco-portoghese Alain Oulman, ma è ancora ferma nella sua gigantesca capacità di sedurre la gente e l’emozione della conduttrice e del pubblico che assiste alla performance non si può discutere. Come non si può discutere l’impatto mediatico che la regina ha avuto nel mondo del fado, ovunque essa si fosse anche una sola volta esibita. Le mostre per il decennale della morte, nel 2009, lo dimostrarono chiaramente con tutti gli articoli di giornale che accompagnavano le sue tournée. Ogni cantante era innamorato di lei e desiderava presentarsi accanto alla dive, ma quello che è capitato, ad esempio, a Caetano Veloso e Sergio Endrigo, due personaggi molto lontani fra loro, ma straordinariamente bravi entrambi, è sublime. Endrigo fu chiamato sul palco del Sistina dopo che la divina aveva cantato “Canzone per te” e fu salutato come uno dei più grandi artisti di sempre.
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Caetano, da parte sua, ha avuto la consacrazione opposta. Era lui, sul palco, e con la chitarra stava eseguendo “Estranha forma de vida” (le cui parole sono state scritte dalla Rodrigues in persona) in modo strepitoso come solo una voce come lui poteva fare. Amalia era seduta in prima fila e salì ad abbracciarlo alla fine della esecuzione. Veloso, molto umile come di consueto, riempì di lacrime il suo volto ancora giovane. Spesso il bahiano ha omaggiato Amalia, per esempio eseguendo “Coimbra”, che ha anche registrato nel disco di omaggio a Federico Fellini e Giulietta Masina. E anche davanti a Michelangelo Antonioni, in una memorabile serata ad Assisi alla quale ebbi la fortuna di partecipare e durante la quale intervistai l’artista brasiliano, eseguì un fado alla sua maniera, “Fria calidade”, brano degli anni Cinquanta, dimostrando quanto amasse la musica che veniva dal vecchio continente. Ma basta parlare con gli artisti portoghesi per capire quanto stimano i loro colleghi d’oltre Oceano. Se domandate a Jorge Fernando quale sia il suo idolo, non ha dubbi. Toninho Horta, splendido chitarrista e autore brasiliano. E ogni voce calda di Lisbona si ritempra ascoltando le voci calde di Rio e Bahia. Potere di una lingua che fa amare e sussultare dal piacere in quel regno fatato che chiamo Lusofonia.