Archivio 2008–2020 · Resistere al brutto ✈ Canale Telegram

Home › Politica

A chi fa comodo che a Roma sia andata così

Roma, manifestazione 15 Ottobre 2011

Dunque abbiamo un ministro dell’Interno, Maroni, molto soddisfatto dell’operato delle forze dell’ordine, che ha fatto già partire indagini e perquisizioni in tutta Italia alla ricerca dei delinquenti che hanno vanificato la marcia degli Indignati.

Da millenni stati, regni e repubbliche si dotano di eserciti e di polizie, questi a loro volta si dotano di reparti speciali con compiti di spionaggio, controspionaggio, infiltrazione, contatto di informatori, intelligence.

È possibile che con tutto quello che è successo in Val di Susa e in altre recenti occasioni i servizi segreti della Repubblica non abbiano operato per monitorare quegli ambienti? È possibile che i fatti di Roma abbiano colto così alla sprovvista gli apparati di polizia?
O si pensa di si, e allora si dovrebbe parlare di una Caporetto della polizia e del ministro…
o si pensa di no.
E allora si può pensare che il debolissimo governo Berlusconi, informato dei movimenti dei ‘neri’ abbia contato proprio su un ‘effetto Genova’ per screditare il movimento Indignato e soprattutto impedendo l’occupazione pacifica e determinata di piazza San Giovanni per giorni e settimane.
Quell’evento aveva l’enorme potenziale di mostrare al Paese la siderale distanza fra paese reale e mondo politico, e Berlusconi-Maroni hanno sventato il pericolo grazie a 2.000 stupidi disperati che non hanno più nulla da perdere.
Un humus da cui pesca il terrorismo, forse la nuova faccia del terrorismo.

Come spesso succede, c’è chi scuote l’albero e chi raccoglie facilmente i frutti da terra.

Pereira

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>