Federica Sgaggio

Federica SgaggioCon un misto di angoscia (innocente) e di disgusto (colpevole) ho assistito all’infinito mosaico di fotografie e parole, lacrime e messaggi che il giornalismo di carta stampata e televisione ogni giorno approntava sulla vicenda di Sarah Scazzi, alla fine provando un senso di distacco dalla realtà.

E quando sono scoppiati i disordini e gli incidenti, a dicembre 2010, durante le manifestazioni dei ragazzi contro la riforma universitaria voluta dal ministro Mariastella Gelmini, in concomitanza con il voto alla fiducia ottenuto dal governo Berlusconi, e da più parti si sono levate le critiche a questi “imbecilli” che “con ogni gesto violento” avevano dato “un voto di fiducia in più al governo Berlusconi (Roberto Saviano su Repubblica del 16 dicembre 2011), ho creduto che sì, chi aveva utilizzato la violenza non era stato diverso da un imbecille, ma anche che si era verificata un’esplosione di rabbia, e che quella rabbia era stata reale e come tale avrebbe dovuto essere, almeno, vista.
Anche in quel caso, provai un senso di distacco dalla realtà.

Ed è questa distanza dal reale che Federica Sgaggio cerca, analizza e compila, attraversando i diversi scenari comunicativi ed espressivi del discorso giornalistico.

Dalla retorica della cronaca nera, alla retorica del testimonial e del brand (Saviano e Santoro, ma anche Grillo e Avallone), dalla retorica della meritocrazia e dell’antimeridionalismo, fino alla retorica della ‘guerra di pace’ e delle vittime-simbolo, l’autrice delinea lucidamente la creazione di un mondo diviso tra buoni e cattivi, in cui la testata giornalistica non diventa un partito e tuttavia riempie il vuoto lasciato dai partiti, creando intorno a sé una comunità il più fedele possibile di lettori/spettatori.

Scorrendo i tanti fatti di cronaca, punteggiati di rimandi ad articoli e interviste usciti su quotidiani e web, si dipana la mappa di una comunicazione pubblica sempre più lontana dalla concretezza del reale, sempre più veicolata a costruire una identità in cui il lettore possa riconoscersi e vedersi – lui, che legge di un assassino ma non ucciderebbe mai, lui che sa perfettamente chi siano i fannulloni da eliminare e cosa significhi lavorare, lui che odia la violenza e sta sempre dalla parte del Bene – a vedersi, ogni giorno, tra i buoni.

Il paese dei buoni
e dei cattivi

Federica Sgaggio
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[…] Campi scrive del «Paese dei buoni e dei cattivi» qui, su Radio Pereira. L’autrice delinea lucidamente la creazione di un mondo diviso tra buoni e […]

federica sgaggio
5 Novembre 2011 03:56

Grazie.