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Berlusconi si dimette. Ci crediamo?

Berlusconi si dimette? Col cavolo!Qualunque statista di un paese occidentale avesse annunciato le dimissioni dopo l’approvazione di un impegno legislativo avrebbe provocato una determinata reazione emotiva, di esultanza nella parte avversaria e di tristezza nella propria parte.

Il caso di B. come sempre, è a parte. Nell’opposizione nessuna esultanza, non solo perché il paese è sull’orlo del baratro ma perché l’uomo non è di parola e chissà cosa succederà fra 10 giorni. Nelle sue file più della tristezza, anche fra gli elettori, regna un misto di sconcerto e vergogna. Quasi tutti però sono d’accordo su una cosa: è indifendibile eppure è ancora lì. E non è finita.
Perché?

“Se continui con questa cocciutaggine nessuno di noi ti potrà aiutare a garantire i numeri alla Camera”. Spifferi e voci bene informate dicono che queste siano state ancora l’altro ieri le parole di Gianni Letta in una giornata in cui la promessa di un passo indietro è stata subito rimangiata dopo un blitz ad Arcore con i figli e Ghedini, argomento: aziende e affari di famiglia messi in pericolo dal declino politico del titolare.
Tutto un paese si ritrova appeso a questo incredibile e vergognoso crepuscolo personale in cui l’interesse del paese è completamente ignorato, dove non è chiaro se in questo pesi di più il disturbo psichico e il conseguente distacco dalla realtà o il totalizzante conflitto di interessi.

Spero che un giorno non ci ritroveremo a rileggere il comportamento di ieri di Napolitano che ha dato fiato a B. in un momento di grande debolezza politica come quello imperdonabile di D’Alema alla bicamerale, ormai un secolo fa e passato alla storia come colui che salvò B.

Vedremo.
Nel frattempo c’è poco da ridere.

Pereira

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>

2 commenti

  1. @ PEREIRA

    E’ già pronto Mario Monti… come avevo previsto molti mesi fa.
    Andate a cercare il commento.

  2. M. Gramellini: Se penso a un’Italia senza B, immagino un brigadiere che si addormenta mentre intercetta le telefonate fra il professor Monti e Mario Draghi. Oh, mica voglio un’Italia di banchieri. Ma un po’ grigia e barbosa, sì. Non moralista, morale. Che per qualche tempo si metta a dieta di barzellette, volgarità, ostentazioni d’ignoranza. Dove l’ottimismo non sia la premessa di una truffa, ma la conseguenza di uno sforzo comune. Un’Italia solare, anche nell’energia. Con meno politici e più politica. Meno discorsi da bar e più coerenza fra parole e gesti. Una democrazia sana e contenta di sé, che la smetta di prendere sbandate per gli uomini della provvidenza e si ricordi di essere viva ogni giorno e non solo una volta ogni cinque anni per mettere una crocetta su una scheda compilata da altri. Un’Italia di politici che non parlano di magistrati, ma coi magistrati (se imputati). E di magistrati che parlano con le sentenze e non nei congressi di partito. Di federalisti che non fanno rima con razzisti. Un Paese allegro e però serio. Capace di esportare non solo prodotti belli, ma belle figure. Vorrei essere governato da persone migliori di me. Che non facciano le corna, non giurino sulle zucche e si sfilino un paio di chili dalla pancia, prima di far tirare la cinghia a noi, ripristinando il principio che chi sta in alto deve dare il buon esempio.

    Per giungere a un’Italia così, le dimissioni di B rappresentano un primo passo. Adesso devono dimettersi tutti gli altri. Perché più ancora di Berlusconi temo i berluscloni.