La situazione è difficile in generale in questo nostro Paese così poco determinato e così tanto corrotto. E per alcuni è ancora più drammatica da come ci viene rappresentata nei tanti talk show che riempiono le nostre serate tv: non si arriva alla terza settimana, qualcuno non ce la fa per la seconda, insisteva l’altra sera un sindacalista Fiom, Landini, all’”Ultima parola”. Ho accesso alle notizie di prima mano, le agenzie ogni giorno riportano frammenti di vita che non avrei mai pensato di vedere: piccoli imprenditori che si uccidono perché non possono rispettare il loro patto con i dipendenti, fatto in molti casi anche da tanta amicizia; lavoratori cassintegrati e poi rimasti senza lavoro che la fanno finita e lasciano famiglie numerose nella cacca più assoluta; tecnici di grande vaglia che non riescono più a trovare un lavoro adeguato con le loro capacità e devono vivere con i lavori domestici della moglie nelle case dei padroni.
Ma che cosa ci succede? Che cosa ha causato tutto questo? Non sono un economista, ma non mi ci sono voluti studi di questo tipo per accorgermi di come il tenore di vita delle persone oneste sia calato nettamente negli anni. Il debito pubblico ci sovrasta, la politica non ha mai fatto niente per la gente per bene se non mantenere e implementare le proprie guarentigie. E senza decidere nulla se non parole, parole, parole. Come si può rimediare, come fare la rivoluzione? Premetto: io sono pacifico e pacifista, quello che ho fatto nei cortei post Sessantotto lo ritengo un giusto passato, adesso propongo, provocatoriamente, un limpido futuro: nella prossima legislatura siano rappresentate le categorie, ma non determinate dai partiti: in aula devono arrivare operai, fruttivendoli, commercianti, imprenditori seri, casalinghe, pensionati, dipendenti pubblici e precari, laureati senza lavoro e blogger e chi più ne ha più ne metta. Ogni categoria porti i suoi a legiferare, e i disoccupati si prendano i posti migliori: loro sì ne hanno necessità, non avvocati, notai, commercialisti e tutte le caste che sostengono la casta.
La canzone vuole essere un ricordo dei tempi che furono, di un mio amico che vi recitava e che non c’è più, e di un sintomo che torna nelle pance di tutti noi: l’indignazione dell’essere affamati: di giustizia, libertà e anche, purtroppo, di pane. E allora viva la pappa col pomodoro…
[youtube TZ5Zwrcvvaw 520]
Viva la pa-pa-pap-pa
col po-po-po-po-po-po- pomodoro
Viva la pa-ppa-pa-ppa
che è un ca-po-po-po-po-lavoro
Viva la pa pa-pa-pa-pa
col po-po-po-modor
La storia del passato
ormai ce l’ha insegnato
che un popolo affamato
fa la rivoluzion.
ragion per cui affamati
abbiamo combattuto
perciò buon appetito
facciamo colazion.
Viva la pa-pa-pa-ppa
col po-po-po-po-po-po-pomodoro
Viva la pa-pa-pa-ppa
che è un ca-po-po-po-po-lavoro
Viva la pa-pa-pa-ppa
col po-po-po-modor
La pancia che borbotta
è causa del complotto
è causa della lotta
abbasso il direttor.
La zuppa ormai l’è cotta
e noi cantiamo tutti
vogliamo detto fatto
la pappa al pomodor
Viva la pa-pa-pa-ppa
col po-po-po-po-po-po-po-modoro.
Viva la pa-pa-pa-ppa
ch è un ca-po-po-po-po-lavoro
Viva la pa-pa-pa-ppa-ppa
col po-po-po-modooooor
Riccardo Iannello
Il prossimo appuntamento con Distorsioni è previsto lunedì 6 febbraio 2012