Qualcuno si potrebbe chiedere: che cosa c’entrano due musicisti brasiliani – i primi dei nostri video odierni – con il fado? C’entrano e c’entrano soprattutto perché, avvicinandosi le festas di Lisbona, imperdibili per appassionati, curiosi e viaggiatori, il pensiero mi è andato direttamente al personaggio che più di tutti rappresenta, per me, quell’evento, la sua rappresentazione più vera e soprattutto il tramite che mi ha permesso di entrare nel modo più profondo nel cuore dei lisboeti. Il personaggio è Jorge Fernando, non nuovo in questa rubrica, ma ogni volta sempre diverso. E l’omaggio arriva inizialmente attraverso due che come lui sono chitarristi, oltre che cantanti sublimi: Caetano Veloso (che qui ascoltiamo ancora giovane in una delle sue canzoni “perfette”. “Sampa”, l’inno dedicato a Sao Paulo) e Toninho Horta.

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“Il numero uno”, mi ha detto più volte Jorge parlando di Caetano. La passione per il bardo di Santo Amaro da Purificaçao ha anche una giustificazione tematica: come più volte abbiamo raccontato, il fado è presente profondamente nel cuore di Caetano, che ha spesso cantato brani della tradizione lisboeta, cimentandosi anche nel repertorio di Amalia. Con la regina, Caetano aveva un rapporto quasi da figlio e questo lo ha sempre guidato. La sua interpretazione di “Estranha forma de vida” davanti alla Rodrigues rimane uno dei più alti omaggi alla musica popolare portoghese, e l’abbraccio al termine dell’esecuzione testimonia tutt’oggi questo legame. Ma se Veloso è “irraggiungibile” secondo Jorge, Toninho Horta è un musicista con il quale il chitarrista di Lisbona ha maggiore vicinanza. “Quando penso a un modo di suonare la chitarra che ho cercato di seguire e replicare – mi ha raccontato una sera a un tavolo del Bacalhau do Molho – è quello di Toninho Horta. Tecnicamente ineccepibile, ma soprattutto capace di improvvisare in ogni momento, di seguire la propria immaginazione e realizzare cose molto belle. Lo amo, e ogni volta che posso lo sono andato ad ascoltare dal vivo e quando ha accettato di collaborare con me è stato un momento molto emozionante”. Una dichiarazione fatta con particolare commozione da Jorge. “Non c’è che dire – terminò -: i brasiliani sono i  numeri uno”.

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Jorge se ne intende. Nei suoi 55 anni ne ha viste di tutti i colori e la sua esperienza al fianco di Amalia, dal 1980 al 1985, quando aveva da poco superato i trent’anni, lo ha aiutato moltissimo. Un altro importante incontro  fu con Lucio Dalla. Assieme a “o fadista pequenino”, Jorge fu protagonista di diversi concerti, fra i quali quello mai dimenticato di Lisbona dell’aprile 2005. Anche in quella occasione i due eseguirono “4 marzo 43”, o “Minha Historia” nella versione di Chico Buarque. Fu un successo, tanto che Fernando volle registrare il brano in “Memoria e fado”, l’album sempre del 2005 che celebrava i suoi trent’anni di carriera (guarda caso con la partecipazione fra gli altri di Toninho Horta). Lo stesso Lucio fu molto colpito da questo musicista acqua e  sapone, capace però di creare atmosfere straordinarie e soprattutto di scoprire talenti emergenti e creare per loro brani assolutamente straordinari.

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Ma innanzitutto Jorge è artista completo. La sua chitarra percorre praterie sconfinate nell’ispirazione, sa essere dolce e intensa, fadista sempre, anche se per molti che non sono appassionati di fado Fernando è l’autore di “Umbada”, un brano pop che spopolò all’inizio degli anni Ottanta nelle radio portoghesi e al festival nazionale della canzone, il nostro Sanremo (e per il quale alcuni colleghi fadisti lo prendono ancora in giro…).  Jorge ha suonato con Amalia Rodrigues, sia in tour sia in studio di registrazione e soprattutto ha recuperato un brano che la divina aveva inciso assieme a lui: “Vida”. Lo interpreta con lei a distanza, ne diventa anche voce, in una  sovrapposizione di nastri che non perde in originalità, anzi, mette a confronto due generazioni esaltandole. La lezione appresa con Amalia ha fatto sì che Jorge usasse la stessa serenità che la divina aveva con lui con le giovani cantanti. Bastano alcuni dei nomi lanciati da Jorge per  capirne la grandezza; e basta una canzone stupenda come “Chuva” per gioirne: Mariza, Ana Moura, Patricia Rodrigues, Sara Tavares e ora Fabia Rebordao. Ma anche l’autore non è male come interprete…

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Jorge è artista a tutto tondo, poeta e musicista, cantante ed esecutore. Il “balanço” della sua viola de fado non ha eguali. Ricordo una volta a Fano, al Cantinone, un locale dove il buon Leone aveva aperto una taverna alla moda dei portoghesi servendo un baccalà di prima categoria,  una prova per uno show serale nel quale il gruppo di Marco Poeta avrebbe dovuto eseguire fra gli altri brani  “E’ ou nao è”, che nella versione italiana non è altro che “La filanda”, un grande successo di Amalia in portoghese e Milva in italiano; Marco aveva scelto un ritmo che riteneva quello giusto, quando arrivò Jorge, un po’ in ritardo come sempre (ma poi si riprende presto…), glielo fece sentire, Jorge approvò con un cenno del capo, ma prese la sua chitarra e disse: “Per carità, il tuo va bene, ma senti come la facevamo con Amalia”. Era onestamente un’altra cosa, che convinse anche Poeta a ricominciare tutto da capo. Con Jorge si impara, sempre.

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Nella casa de fado Jorge ha il suo paradiso. In fondo è un artista molto umile, che ha sempre bisogno del conforto della gente. Fra i tavoli si muove come pochi, è affabile e segue i desideri dei clienti. E lancia sempre voci nuove. Fabia come detto è l’ultima, ma già sono disposto a scommettere che sta pensando a qualche volto nuovo.

Riccardo Iannelo


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