Carlo Cecconi è un giovane intraprendente che si trova a New York per capire quale sarà il suo destino nel campo dell’arte. O forse semplicemente nella vita. Ci ha fatto la proposta di indagare per conto di Radio Pereira cosa cercano tanti giovani artisti nella città più affascinante e commovente del mondo (parola di Pereira).


NYC, 29/5/12

In cerca di NYC

Ore 10:30. L’ufficio è paralizzato, solo un leggero brusio laggiù dalle parti della macchinetta del caffè. Colgo il momento per abbozzare quell’idea che mi era venuta in mente al parco, non sembrava niente male, ieri. – No, non mi convince più.
New York offre dietro ogni angolo un nuovo pretesto, uno stimolo, un pensiero. Che tu lo voglia o meno emergono incessantemente dal sottosuolo riflessioni di ogni tipo, proprio come quei misteriosi fumi dall’effetto cinematografico che salgono dai tombini. Eppure non riesco a decidermi, non trovo nulla di adeguato, nulla di utile. Nel bel mezzo dell’incessante scorrere della folla che intasa tutta la Columbus Circle mi chiedo quale possa essere il mio ruolo, cosa potrei fare io, quale possa essere un progetto d’arte che possa veramente servire a qualcuno o qualcosa in questa città. In sole tre settimane sono stato travolto da immagini, parole, situazioni, mostre, concerti, teatri, musei, eccetera eccetera, sono stato schiacciato dalle dimensioni spropositate dei palazzi, dalla quantità di proposte appena sfornate da artisti di tutti i generi e di tutti i gusti – e ora sono qui, di fronte a questa deprimente scrivania a scervellarmi per escogitare un piano per poter far parte anch’io del marasma generale newyorkese e inserire il mio nome nell`interminabile lista degli eventi settimanali tra le pagine di Time Out. – Che tristezza, no mi rifiuto.
Stamattina tra i cunicoli sotterranei della metro tutte quelle persone ammucchiate l’una sopra l’altra mi hanno fatto ricordare quel documentario in cui dei poveri polli trepidavano per la conquista disperata di un centimetro quadrato vitale in più. Qualcosa mi dice che in fondo non è poi così diverso neanche in superficie, o lassù tra le cime di quei grattacieli alti alti dove una schiera di arrampicatori sociali cerca disperatamente di raggiungere il rooftop scalciando a destra e a manca a chi esita un secondo in più dinnanzi allo spettacolare panorama dello skyline.

Ecco lo sapevo, continuo a divagare, – tornando al punto – che progetto artistico proporre in ‘sta benedetta città? Il vero problema è che qua c’è già tutto, c’è tutto quello che vuoi e per di più c’è anche tutto quello che non vuoi, non credo proprio si possa fare nulla di più. Proporre qualcosa sarebbe come aggiungere una mollica di pane a un gran minestrone straripante di verdure abbondantemente speziato.
– Bene Carlo, fin qui ci sei arrivato, sei un pezzo avanti, e ora? – Sai cosa dovrei fare? Non dovrei fare proprio nulla, ecco questa probabilmente è l’opera d’arte più intelligente che si possa fare in questi casi.
Sono curioso di sapere cosa si sta aspettando da me New York, non riesco a decifrarla, tutto questo rumore mi confonde.
Vorrei capire come tutte queste culture diverse riescano a dialogare e ad arricchirsi vicendevolmente nonostante il caos dominante inghiotta inesorabilmente parola dopo parola ogni silenzio di riflessione.
Vorrei andare alla ricerca di tutti quegli artisti che come me sono sbarcati in America in cerca di fortuna e hanno trovato solo sfortuna, condividere con loro questo istintivo senso di rinuncia, intervistarli. Passare del tempo con loro sicuramente mi sarà di aiuto. Magari potrei fissare degli incontri con chi desidera raccontare la propria esperienza e poi collezionarla tra le pagine di questo diario. Le loro storie e le loro impressioni saranno tutto quello che metterò in valigia prima di partire, questo diario sarà la mia piccola opera tascabile.

Sì, ho deciso, il progetto si chiamerà Un caffè a New York – incontri artistici e scontri metropolitani, sarà il primo passo che compierò all’insegna della scoperta della Grande Mela. Davanti a un’improbabile tazza di caffè conoscerò da ognuno le diverse aspettative e motivazioni che li hanno spinti ad arrivare oltreoceano e chiederò: – ma tu, cosa stai cercando ora in questa città?

Carlo Cecconi

 

Biografia:

Carlo Cecconi nasce nel 1984 tra le spiagge e le colline pesaresi – attualmente vive a New York. Da piccolo voleva diventare o un bidello o uno scienziato – ora è specializzato in arti visive, tuttavia non scarta l’idea del bidello.
Ha studiato Storia dell’arte al DAMS di Bologna, Fine Art all’Università di Aberdeen in Scozia, Progettazione e produzione delle arti visive allo IUAV di Venezia. Ha curato diverse mostre, tra cui: Instructions, Rueles and Games (Galleria MOdenArte, Venezia), Echoes from the Spoon River (Alexander Museum, Pesaro), Al di là dei tarocchi (Centro per l’arte contemporanea, Monteciccardo PU), ArtDotCom (Galleria Michela Rizzo, Venezia), TRACCE/Museum of a flâneur (Spazio Testoni, Bologna), Anni ’10 (assistente presso lo Studio d’Arte Canaviello, Milano). Ha sviluppato progetti artistici come: In girum imus nocte et consumimur igni (91mQ art project space, Berlino), Black Box (Puerta Real, Granada), Bianco (Bevilacqua La Masa, Venezia), Let Me Pretend (Real Presence, Belgrado), Diario di un’eterotopia (Isola di Sant’Andrea, Venezia).

 

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