La risposta pubblica di Guido Bettinsoli, Giacomo Cardoni e Paolo Paggi che non saranno presenti alle Tagliatelle al Castello: le performance degli artisti di “Nova Picena” cacciati dallo spazio pubblico delle ex-scuole di Novilara.

“Se dovessimo scrollare certe autorità un po’ stantie, potremmo ben dire, solleveremmo un gran polverone. Ma questo è il tipo di polvere che non può rimanere nell’aria.

La performance è una forma d’arte contemporanea non più basata sulle espressioni figurative come la pittura o altro, ma sull’azione dell’artista. A Novilara il progetto performativo “Nova Picena”, parte male. Male perché non si capisce quali siano i criteri dati agli artisti per poter esporre il loro lavoro: si dice “avete carta bianca” senza aver capito chi autorizza chi, ma gli
artisti seguono alla lettera il consiglio. Nascono perciò le prime incomprensioni che però non vengono manifestate subito dai gestori, diciamo un po’ disinteressati, delle ex-scuole di Novilara (PU), spazio in cui la performance doveva essere ospitata dal 30 giugno all’11 luglio. Cosa succede ?
Il 30 giugno inizia la performance e viene tracciata una linea di confine che separa Novilara dalle ex-scuole. Guido Bettinsoli, Giacomo Cardoni, Paolo Paggi, i fondatori del progetto, si tolgono le scarpe, attraversando quel confine segnato d’acrilico bianco a piedi nudi. Non torneranno indietro, rimarranno nelle scuole per 11 giorni. Nasce al loro interno “Nova Picena”, un nuovo stato fondato sulla relazione, in quanto “scelta etica, scelta che è alla base della nascita dello stesso stato, quindi caratterizzante di tutta la vita di quest’ultimo, scelta necessaria per uno stato umano”, così si legge nella nuova costituzione riscritta a tre mani dagli stessi artisti, che nelle vesti di “cittadini” accolgono gli ospiti ammiccanti, sorridenti, curiosi, increduli, invitandoli a relazionarsi con loro e con lo spazio. All’interno delle scuole c’è un mondo, quel mondo dove i visitatori si perdono davanti alle illustrazioni
suggestive del museo in divenire che si arricchirà man mano di storie, memorie di incontri e racconti tra ospiti e artisti; con il torchio a caratteri mobili nel laboratorio, con lettere di piombo inchiostrate, si stamperà il quotidiano “Le vele”, qualcuno si sofferma nell’agorà, piazza simbolica e stanza dove ci si confronta e dove avvengono le attività; qualcun altro discute per migliorare “Nova Picena”, altri proseguono nella camera attrezzata per permettere agli artisti di dormire.
Tutti quanti alla fine si trovano lì, attirati da una insolita aria che s’aggira sul balcone, all’ombra della bandiera sventolante di Nova Picena che volteggia indicando la distesa di campi che abbraccia Novilara e Novilara osserva chi la osserva con occhio discreto e inquieto. Ben presto le mura di Nova Picena iniziano a “parlare”. Nello nuovo stato si aggirano gli abitanti, e non, della frazione pesarese per portare cibo agli artisti, raccontare e scambiare qualcosa evitando l’impiego di ogni forma monetaria, per altro vietata dalle leggi “piceniane”. Nasce tantissimo da molto poco. Tuttavia dopo tre giorni dall’avvio del progetto una telefonata mattutina annuncia che ciò che accade nelle ex-scuole non può andare avanti. Ancora una volta ci si scontra con un muro molto diverso da quelli di Nova Picena , un muro “che non parla” costruito sulle incomprensioni e le istituzioni, si dice, pensano peraltro, che ”si bivacchi” in una mostra che dovrebbe essere dedicata alla pittura.
Perciò abbiamo chiamato l’assessore pesarese da cui sembrava fosse partito l’ordine, che si dimostra invece propenso al dialogo e ci rinnova l’invito a discutere con gli altri responsabili delle ex-scuole. Maris Galdenzi appartiene a molte associazioni tra cui “L’anfora” e la “Stele”, quest’ultima ha delegato gli artisti di occuparsi dello spazio, ma a quanto
pare è proprio la prima a gestirlo. Si discute a lungo, ma Galdenzi non vuole sentire ragioni. Quei letti e quella bandiere presenti nello spazio sono il segno indelebile di  qualcosa che non può essere accettato o giustificato, non vuole prendersi delle responsabilità. Dopo un lungo dibattito e un altro incontro con l’assessore pesarese, si
scende ad un compromesso: gli artisti rimuovono i simboli che disturbano l’opinione “pubblica” o quantomeno la sensibilità della gestione, compromettendo il progetto, ma dando il via ad una nuova performance che cercherà di raccontare l’accaduto ai visitatori che entreranno nelle ex-scuole, totalmente svuotate, durante gli orari
prestabiliti di apertura dello spazio 18:30-22:00. Sembra che l’accordo sia stato raggiunto; ma il giorno seguente allo sgombero di tutto l’allestimento, data in cui doveva iniziare la nuova performance, Walter Bajocchi direttore artistico della rassegna di mostre alle ex-scuole, di cui anche la performance fa parte, è il portavoce
di un rifiuto. Si è deciso, che le ex scuole non verranno aperte per la nuova performance, senza spiegare chi veramente sia stato a volerlo. Compare un contratto stipulato tra Bajocchi stesso e la Stele che attesta che lo spazio deve essere destinato ad opere figurative, contratto di cui era a conoscenza solo Maris Galdenzi, Walter Baiocchie il giovane presidente della Stele.
Si decide di andare fino in fondo, noi in quanto artisti rimbalziamo tra varie figure fino a giungere ancora al cospetto di Galdenzi, probabilmente ora nelle vesti di presidente del consiglio di quartiere “Colline e Castelli”, che ci intima di andarcene rifiutandosi di rilasciare delle spiegazioni plausibili a questo volta faccia. C’è un contratto, ma ci ricorda che anche revocandolo ci potrebbe impedire comunque di presenziare all’evento.

Ora mi chiedo, uno spazio pubblico è lecito che sia gestito dal volere di  un’unica persona ? Com’è possibile?
Così tre artisti sono incappati in giochi strani, poco chiari, che hanno semplicemente espresso il volere di un meccanismo forte capace di esprimere la propria autorità ed esercitarla.
Ho molti dubbi che vorrei lasciare anche a voi insieme a tutto ciò che potrebbe essere immaginato, probabilmente pensato come una presenza che s’aggira e grava su quello che succede qui a Novilara.”

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