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È giusto dare soldi pubblici a scuole private?

Domenica prossima 26 maggio, Bologna sarà teatro di un interessantissimo scontro ideologico che vede già realizzarsi una spaccatura dentro ai partiti e la società.

Un gruppo di cittadini infatti ha preso l’iniziativa per promuovere un referendum consultivo a livello comunale per chiedere ai bolognesi se vogliono che il Comune continui a versare alle scuole pubbliche un milione e duecentomila euro l’anno. Oppure no. Questi cittadini – che non a caso hanno denominato il comitato “Articolo 33” – vorrebbero destinare quella cifra alle casse esauste della scuola pubblica per riparare tetti, finestre, aprire nuove scuole, asili pubblici.

Come la penso? Desidero avvalermi di ciò che dice un’amica al proposito, che recita “… Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato…” Si, è proprio lei, la mia amica Costituzione, che mi pare al riguardo abbia pochi “se” e pochi “ma”.

Una ripassata all’articolo 33, come gli altri sublime nella lingua in cui si esprime, non guasterà.

Articolo 33 della Costituzione Italiana
L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
E` prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Pereira

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>