Domenica 22 settembre 2013, è andata in scena a Perepepè Il canto della cicala allegra, favola in versi, intensa e struggente come tanti loro lavori, scritta e proposta al pubblico dai poeti Loris Ferri e Stefano Sanchini accompagnati, accuditi, al piano da un ispiratissimo Mario Mariani con interventi della danzatrice Daniela Castelli e del pittore Mauro Drudi. Ferri e Sanchini rappresentano un ritorno per la manifestazione giunta alla sua seconda edizione, infatti già lo scorso anno erano stati gli applauditissimi autori del Canto della tamerice.
Il canto della cicala allegra
Intro
… e ancora, come c´era una volta
all´ombra della pineta lettore ascolta
la cicala che canta la sostanza e la forma
che la storia da qui indietro non torna.
Canta la vita l´amore e la morte
di giornate eterne, di stagioni corte
canta le meraviglie della natura
di questa splendida e perfetta architettura,
è un canto di frinire ancestrale
ipnotico ossessivo e spirituale,
è un canto che culla di mamma
un suono che ti gratta l´anima
e la riluccica come oro al sole…
I
All’ombra delle foglie la cicala
tra sé pensava senza battere ala:
“ho vissuto per anni sotto terra
negli inferi nacque il mio apparato lamellare
che non canto dalla voce, ma dal ventre
è giunta l´ora che io veda il mare.”
Scendendo di ramo in ramo di foglia in foglia
giù per il tronco di rughe di corteccia
inizia a camminare e già incontra
una formica che si riposa all´ombra,
questa lesta si avvicina alla cicala:
“ non credere a La Fantaine e alla sua favola
che noi formiche non ti pensiamo oziosa
ma che il tuo canto sia una gran cosa
lo pensano tutte quante le formiche
il tuo canto allevia le nostre fatiche.
Dunque canta il tuo canto bello
così che io possa ripartire col mio fardello”.
“Sono la cicala trallalero trallalà
dimmi formica, cos´è la felicità?”
“ La felicità è un progetto comune
di condividere e lavorare insieme”
trallalero trallalà la formica se ne va
e la cicala nel frattempo raggiunge una lumaca:
“Lenta vado e con la bava mi gusto la strada
con le antenne radar ascolto la sciarada
degli esseri che mi stanno intorno
questo è quel che faccio ogni giorno,
così nell´ascolto degli altri trovo la mia via
e brilla dove passo la mia scia,
disegno sulla mia chiocciola il cosmo
lenta vado, piano piano e amo
ché tanto mai ritorno indietro
ché la mia casa me la porto dietro.”
“ Sono la cicala trallalero trallalà
dimmi lumaca, cos’è la felicità?”
“La felicità è colmare le distanze
come due nemici che abbandonano le armi
e felici insieme aprono le danze”
Un’altra cosa l´aggiungo io:
ogni essere è una Copia del Libro Santo di Dio.
Ogni essere è una Copia del Libro Santo di Dio.
II
Così volando vanno sui prati in fiore
le giovani farfalle assai curiose
facendo del cielo, un’immensa tavola di colore.
Impollinano i mughetti, i lillà e le rose
mentre al loro volo è sempre compagno
il passo del calabrone e la tela di ogni ragno.
Conoscono bene la pienezza del giorno calante
poiché a loro è dato di vivere solo un istante:
“Piccola cicala, pereppepè parappapà!,
prima di pensare alla felicità,
noi abbiamo imparato sulla nostra pelle
a non giudicare gli altri in base alle forme.
Eravamo bruco ed ora sappiamo
che l’occhio spesso può mentire.
Dove tutti vedono il brutto,
il bello si nasconde dietro l’apparire.
In un battere d’ala, pereppepè parappapà!,
ecco cos’è per noi la felicità:
sentirsi finalmente leggere e preziose:
lasciare a terra il peso di tutte le cose” …
III
“Canto di passione per una sola stagione
eppure mi credeva immortale Platone
forse perché in me il sangue non scorre
ma è un´illusione, anche per me il tempo corre
o forse perché consacro ogni attimo della vita
all´amore, ogni volta e sempre prima che sia finita
il mio dono lo udirai nei prati e nei campi di grano
nelle pinete nei boschi e si espande lontano
lo udirai solo se farai attenzione
a te dedico il canto e la mia canzone.”
Volando un´ape si posa su un fiore:
“Per quel che dici grande deve essere il cuore
lavorando m´inebrio di profumi e di pollini
la tua vita è l´innocenza degli esseri divini,
ma Einstein diceva che il pianeta vedrà distruzione
né fiori né semi né canti senza impollinazione”
“oh, grazie trallalero trallalà
dimmi ape, cos´è la felicità?”
“la felicità è donarsi, l´essenza del fiore
che paziente esplode senza fare rumore”…
…da una fogliolina spunta una coccinella
“oh che belle che bella, un´altra sorella,
tu sei la fortuna dei campi e degli orti
senza di te fiori e frutti sarebbero morti,
sono la cicala trallalero trallalà
dimmi coccinella, cos´è la felicità?”
“E` sapere che non c´è afide cattivo o malattia
ma tutto in natura è profonda armonia.”
IV
Trifoglio, primula, robìnia e salice
fragola, nocciolo, cannuccia e carice
al margine della piccola siepe campestre
si racchiude tutt’un armonico paradiso terrestre!
L’alchimia del pipistrello e della civetta,
la cornacchia grigia sugli alberi come una vedetta;
la piccola averla, il tordo nel fitto dei prùgnoli
con cura sistemano il nodo per i piccoli.
Ora la cicala si riposa all’ombra di un ciliegio,
finché le si fa incontro uno storno solitario:
“Piccola cicala pereppepè parappapà!,
sono uscito dal mio stormo per giungere fino a qua
ad abbuffarmi di ciliegie in gran quantità!
Ma adesso che ti ho visto, vorrei dirti la verità:
il mio becco produce un acuto stridente,
ed io invidio, piccola cicala, il tuo canto suadente!
Piccola cicala, pereppepè parappappà!,
ecco cos’è la felicità
secondo uno storno:
condividere la vita con i compagni, tutti intorno!”…
Mentre la cicala si allontana
la campagna si fa sempre più lontana
e il compagno di viaggio, il piccolo storno,
ritorna velocemente al suo stormo…
Ed ecco che una giovane gallina
alla cicala, tutta impettita, si avvicina:
“ Piccola cicala, lascia perdere quel pennuto volante
qui davanti a te, adesso, ne hai uno ancora più affascinante!”…
“Gallinella, piumata e bianca, pereppepè parappappà!,
una domanda mi sorge spontanea, ed è questa qua:
chi è nato prima
l’uovo o la gallina?”…
“Piccola cicala, per noi questo è un falso problema,
è un paradosso legato al glossema.
Siamo nati nello stesso momento!,
perché né io né l’uovo ricordiamo il nostro concepimento!
Ma se vuoi ti svelo un segreto, pereppepè parappappà!,
ti rivelo cos’è per noi gallinelle la felicità:
non è come puoi pensare, il volere imparare a volare!
È il dividersi il nido e insieme il covare”…
V
…e la libellula danza nella sera
poi si posa, leggera leggera
su una dolce ninfea,
aletheia o talea?
di due fiori tra loro innestati,
così tutti gli esseri incantati
nello stagno se ne stanno
osservando il bell’inganno,
così il topo il lombrico e il ragno.
Ma la cicala sola si avvicina
ormai stanca, ma ancora canterina:
“sono la cicala trallalero trallalà
dimmi libellula cos’è la felicità?”
la libellula chiude le ali
come il fiore i petali,
e pensando in un istante
li riapre e dice: “Sante!
Sono spontaneità e leggerezza
che un filo lega nella bellezza
della natura in tutte le cose
che s’aprono di profumo come le rose.”
VI
Scendendo la vallata giù lungo i fossi
è tutto un fiorire di papaveri rossi.
La campagna viene mossa da un leggero grecale
mentre la cicala si perde alla prima vista del mare.
Uno strano vociare si apre alla pianura
portato lontano dal frusciare del vento:
ciò che muove il canto in natura
arde, nel gioco eterno del corteggiamento …
due rane verdi perse nel vivo dell’amore
a scambiarsi versi e odori, tra le ortiche e il sole:
“ Piccola cicala che passi di qua
è l’attesa dell’amore la nostra felicità”…
Tra gli asparagi, i grugni o il sapore di menta
persino la cicala si sente contenta
essere felici per l’amore degli altri
rende tutti felici, tra i fossi e i prati…
A primavera è in fiore e in colore tutto l’universo
e di smettere di cantare proprio non c’è verso!
Chi canta in noi, canta l’universo…
Chi canta per noi, rende amore a tutto l’universo …
VII
La cicala si accorge in quel momento
che di là dello stagno, verso il tramonto
c’è uno stagno molto più grande, immenso
sconfinato fino a perderne il senso
capisce che quello, deve essere il mare
per lei, ostile e impossibile da abitare;
sull’arenile, immobile se ne sta la tartaruga
centenaria e con qualche ruga:
“ciao piccola e allegra cicala
io so la domanda che la mente ti ammala,
dunque te lo dirò io cos’è la felicità:
è un mare che dura un’istante
ché nulla dura e nulla è costante,
ma ognuno deve fare quello che deve fare
e a te cicala, lo sai, ti tocca di cantare!
e chi adempie il suo dovere, chissà
forse lo potrà fare per l’eternità.”
VIII
Ma lungo il cammino c’è sempre un momento
in cui il ricordo prende il sopravvento.
E la piccola cicala altro non può fare
che abbandonarsi un secondo a ripensare …
Così riaffiorano i cespi e le dolci mattine,
l’erba fresca, i campi d’orzo e le tegmine
del compagno al suo primo frinire:
il vecchio grillo lasciato prima di partire:
“ Piccola cicala che te ne vai a zonzo per il mondo,
comprendo bene il tuo desiderio profondo
e quella voglia che ti spinge a cercare
quella cosa che tutti chiamano mare:
Nel tuo viaggio canta sempre il buon raccolto e il focolare,
Il cuore rosso delle ciliegie e i sentieri per le more.
Canta la brezza di un’estate che tarda a finire
l’amore dei girasoli per il giallo della luce:
canta la porpora delle nostre piccole anime.
E quando la sera verrà, quando verrà
sotto le stelle di tutto l’universo
sarà così dolce nel suo languore
che nel frinire l’eco porterà
di altre notti perse e lontane …
Siamo il grillo e la cicala, pereppepè parappapà!,
ecco cos’è per noi cantori la felicità:
è il semplice canto
di altre voci nel vento”…
IX
…d’intermittente e alchemica magia
le lucciole seguono la scia
delle galassie e delle stelle dell’universo,
così il piccolo come il grande segue il verso
così cantando la cicala meditava
su questa antica poesia persiana:
(segue il testo di Rumi)
O gente partita in pellegrinaggio! Dove mai siete, dove mai siete?
L’Amato è qui, tornate, tornate!
L’Amato è un tuo vicino, vivete muro a muro:
che idea v’è venuta di vagare nel deserto d’Arabia?
A ben vedere la forma senza forma dell’Amato,
il Padrone e a la casa e la Ka’ba siete voi!
Dieci volte siete ormai andati per quella via a quella Casa,
provate una volta da questa casa a salire sul tetto!
Bella è la casa di Dio, ne avete narrato i segni:
provate ora a darci un segno del padrone di quella casa!
Dov’è il mazzo di fiori, se avete visto quel Giardino?
Dov’è la perla dell’anima, se uscite dal mare di Dio?
Comunque possa tanta fatica vostra divenirvi un tesoro,
sebbene, ahimè, siete voi stessi velo al tesoro!
Finale
Guardateci, siamo solo due piccole cicale,
forse un po’ cresciute,
pereppepè parappapà!
Diteci: cos’è per voi la felicità?…
