Davide Zaccaria e Maria Anadon

Che la musica non abbia confini è appurato, che possa servire per unire i popoli ancor di più. Che ci sia una osmosi in questo campo fra noi e il Portogallo è sempre più chiaro: la reciproca simpatia, poi, ci porta a scambi sempre più diretti. Addirittura a musicisti dei due Paesi che decidono di vivere qua dopo avere vissuto a lungo a Lisbona. Accade a Davide Zaccaria, milanese di nascita, e Maria Anadon, lusitana. Coppia nella vita e ora sempre di più nella musica. Si sono trasferiti a Viareggio e hanno cominciato a lavorare su vari progetti, fra cui uno assolutamente loro.

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Si chiama “(Re)cantos de alma” ed è un cd molto interessante, cantato in portoghese da Maria e nel quale Davide è più che compositore o direttore musicale. Come sempre, come fin dai tempi di Dulce Pontes e ancor prima nella sua formazione jazzistica o classica, a Zaccaria piace giocare con gli strumenti, arrangiare, reinterpretare, suonare più strumenti possibili, non solo il suo amato violoncello. Ne è venuto fuori un lavoro molto raffinato e ne vengono fuori concerti ogni volta con situazioni differenti e ogni volta la riuscita è ottima, come in trio con Guido Sodo. Qualche sera fa, con Davide e Maria ho ripercorso i nostri tragitti lisbonesi e ho provato una composta nostalgia. Speriamo che la linea rossa che unisce i nostri due Paesi sia la prima nella quale viene sperimentato il teletrasporto: mare a Viareggio fado all’Alfama, che cosa ci sarebbe di meglio? Una linea rossa che si appresta a percorrere Mafalda Arnauth, che sarà di nuovo in Italia e parteciperà a una delle puntate del programma “Sostiene Bollani” su Raitre (la domenica sera alle 23, da non perdere nessuna delle sei puntate). Mafalda è una delle voci più interessanti del nuovo fado perché cerca una sua strada. Poi, è ovvio, ognuno giudica con il cuore e le sensazioni ciò che è più o meno nelle sue corde. Ma a Lisbona con Mafalda è comunque un bel vivere…

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Di fronte al Museu do Fado e da Guitarra Portuguesa, nella piazza bassa dell’Alfama, parte una strada, rua Terreiro do Trigo, dove c’erano i magazzini del grano, parallela al Tago e indirizzato al Campo das Cebolas. Vi si apre una piccola taverna dove incontrai Lelo Nogueira che nei miei pensieri riemerge via via e sempre con grande affetto. La sua passione per la musica raggiunge l’epica, la sua tecnica non è sopraffina, ma il cuore e l’umiltà lo esaltano. E’ pensando a lui, alle sue stravaganze di tassista e musicista come l’ho conosciuto io, che mi piace iniziare questa settimana che ci porta al quattordicesimo anniversario della morte di Amalia Rodrigues.

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Lulo era sul palco del Coliseu dos Recreios all’ultimo concerto della divina, ma si sa adattare a ogni situazione, anche ad accompagnare il trio Odemira. E’ la metafora di Lisbona e dei suoi musicisti, vicini, tanto vicini, alla gente. Per questo la città ci piace assai.

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