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Ilaria scopre il mondo che c’è dentro alla torta Pereira

ilaria il 25 Gennaio 2009 alle ore 13:35 ha scritto:
l’ho fatta.sarà la ricetta,sarà la mia bravura,è venuta stupendaaaaaa! buonabuonissima. tutti hanno gradito e ora è la mia torta preferita. fatela! un bacio doolcedoolce a tutti

Cara Ilaria,
ti ringrazio tanto del tuo entusiasmo. Lo condivido.
Non ho dubbi (anche se non ti conosco) sul fatto che tu sia brava, non ho dubbi neanche che seguendo rigorosamente le mie indicazioni e usando buoni prodotti venga fuori “per forza” una meraviglia che avvicina al sacro.

Piuttosto sono sorpreso dal fatto che tu ti stupisca.
Pereira non è uno gioco, sono vivo e combatto tutti i giorni con un’arma desueta: la serietà. Se dico una cosa, anche apparentemente effimera perché legata al cibo come può essere una ricetta, la dico molto sul serio. Solo questo mi renderà credibile in ogni altra affermazione. Senza dimenticare che il cibo è una delle cose più serie che ci siano.

Non ne posso più di persone con responsabilità enormi che dicono parole a caso senza alcuna preoccupazione di essere credibili perché tanto il giorno dopo si può ritrattare.
Come vedi, l’argomento “Cassazione”, inteso come atteggiamento pericolosamente diffuso nel contemporaneo, è più vivo e decisivo che mai.

Senza riscoprire la serietà – abbandonando al loro destino tutti i “Cassazione” del mondo – non ce la faremo a uscire da questa crisi che è di valori, prima che finanziaria. Ovviamente questo non vuol dire abbandonare l’ironia, ma solo impedire ai furbi di prenderci in giro mettendo tutto sullo stesso piano in forma di barzellette e banalità.

Anche nelle cose in cui c’è niente da ridere.

Un abbraccio affettuoso dal vecchio e goloso
Pereira

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>