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Una rosa per la signorina M

in rappresentanza di tutte le donne resistenti

Con il permesso della signorina M
pubblico questo nostro breve scambio di mail private.

Gentile Pereira,
come ho scritto nel mio commento ad un suo post, ho scoperto per pura casualità questo sito (anche se è piuttosto limitante chiamarlo “sito” e l’ho capito solo adesso che ho esplorato il tutto…) e vorrei dirle una cosa: GRAZIE!
Mi sono venute le lacrime agli occhi leggendo il Manifesto di Radio Pereira… in questo momento ho bisogno di sapere, avere la certezza che c’è qualcuno che come me è inc*****o (mi scusi tanto ma io mi sento così) per come stiamo andando a fondo…io VOGLIO resistere!

Continuerò, anzi, comincerò a seguirla…e mi perdoni per la mia ignoranza e per la vacuità , il più delle volte, delle mie parole.
Io sono così. Ma vorrei essere una persona diversa. Un po’ come è successo a lei…il mio IO egemone sta cambiando…ed è la cosa più bella che mi sia successa in questi 27 anni di vita.
Cordialmente,

signorina M

Gentile signorina,
lei mi confonde e mi inorgoglisce,
di aver accettato di fare Radio Pereira con la speranza di incontrare sconosciuti come lei,
e sentirli così vicini, sentendomi meno solo.
Se in Italia c’è un numero significativo di suoi coetanei sensibili e accorti quanto lei, forse il Paese avrà un futuro democratico, altrimenti non vedo alternative alla deriva totalitaria.
Il suo “IO egemone” cambierà nella misura della sua consapevolezza civile e del suo senso della giustizia. E, naturalmente, grazie a degli incontri. Proprio come è successo a me.
Sarei orgoglioso di essere io il suo Monteiro Rossi.
Non potrebbe esserci regalo più bello per questo vecchio.

Pereira

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>