Forca
Una mano mi tocca, apro gli occhi e la folla scompare all’improvviso. Maledetti sogni.

Devo collocarmi in fretta: a bordo non c’è più nessuno perché siamo probabilmente giunti a destinazione e quest’uomo davanti a me è l’autista. Confermo al più presto ogni dubbio aiutato da un cartello blu che mostra la scritta “Potosì”. Spero solo che il mio zaino sia ancora nella stiva. Sto cavando i tappi dalle orecchie quando mi rendo conto di non averli. Non li ho mai messi in vita mia. In fretta imparo che non bisogna sottovalutare mai di essere a quattromila metri sopra il livello del mare. Dicono che Potosì sia la città più alta del mondo ma me ne rendo conto anche da solo, in men che non si dica. Per salire le scale devo fare molta attenzione in quanto il respiro si affanna rapidamente, avverto continui mal di testa e posso digerire a malapena un pugno d’avena. Sono sensazioni che sposano riflessioni per farti elevare sopra il planisfero. Basta chiudere gli occhi.

Questa volta però non mi è difficile comprendere l’origine dell’insediamento in quanto c’è stato e c’è ancora un motivo per gettare cemento quassù in cima. Si chiama Cerro Rico ed è un’imponente montagna che svetta ai piedi della città.
Fu la più ricca fonte di argento del mondo.
Cerro Rico
La leggenda narra che nel 1545 un pastore di lama fu preso alla sprovvista dal buio mentre camminava a ridosso della montagna ed accendendo un fuoco per riscaldarsi notò un filo di argento fuso fuoriuscire dalla fiamma.
Sintesi dettagliata dei successivi secoli: gli spagnoli ne vennero al corrente e rubarono tutto l’argento senza neanche toccarlo.
Si stima che nelle miniere che furono costruite morirono circa 9 milioni di schiavi africani e indigeni in poco più di tre secoli.
Ciò significa che per circa trecent’anni morì un uomo ogni venti minuti. Un’autentica carneficina, in tutti i sensi.

Ma la storia non insegna mai a chi non vuole capire e le condizioni di lavoro sono tutt’ora pessime. Voglio andare a vedere con i miei occhi ma decine di agenzie ostacolano il flusso di informazioni per farmi raggiungere la cima della montagna con i loro mezzi e vendermi una sorta di “avventura in miniera” con tanto di elmetto e tuta da minatore. Ovviamente sempre dietro corrispettivo in oro. Alla sagra del non rispetto ci sono minatori esausti che si guadagnano il pane a colpi di piccone mentre accanto camminano ventenni neo-laureati ad Harvard che fanno foto masticando foglie di coca e bevendo birra. Lo trovo veramente di pessimo gusto, quanto basta per boicottarne l’iniziativa.

Prendo il tram che più si avvicina alla montagna, senza il terrore di essere l’unico uomo bianco a bordo.
Scendo all’ultima fermata e mi ritrovo in un villaggio di minatori.
Subito un ragazzo mi corre incontro spacciandosi anch’egli per guida e proponendosi per accompagnarmi dentro le miniere. Niente da fare. Mi sto avventurando sui fianchi della montagna quando incontro due minatori che masticano foglie di coca, in una sorta di pausa pranzo, seduti all’ombra di una casetta di legno. Mi raccontano la vita in miniera ma non sembrano affatto tristi. Dicono di guadagnare molto bene. Lavorano nove ore al giorno fancendo una pausa ogni tre ore per uscire a respirare aria pulita. Ma se Potosì è situata a quattromila metri di altezza quassù forse sono più di cinquemila e l’aria quasi non esiste. La loro aspettativa di vita è di circa 60 anni. A questo punto sono costretto a rivedere il mio pensiero: i modelli prodotti da chi non ha voluto capire forse non capiscono a loro volta. Chiamiamolo Default. Aggiornamento Terra 2010: soldi sempre in vantaggio sulla salute.
Un abbraccio e resto fermo, osservandoli mentre vengono inghiottiti dal buio.
Miniera d'Argento Potosì
Sondo ancora un pò il terreno e mi rendo conto che la luce si riflette su migliaia di frammenti di minerali che fanno brillare tutta la montagna. Surreale. Scendendo rifletto sul mio pomeriggio:
– Mi hanno detto fosse impossibile venire fin quassù da solo: un tram mi ha caricato in città lasciandomi proprio all’ingresso delle miniere.
– Mi hanno detto fosse pericoloso venire fin qua da solo: ho incontrato solo gente cordiale, disponibile al dialogo.
– Mi volevano vendere una triste escursione per 120 boliviani: ne ho spesi 4. Camminare costa volontà.
Improvvisamente il sol scompare e van con lui anche una trentina di gradi, precisamente da circa venti a circa meno dieci. Ritirata.

E’ domenica sera ed il Real Potosì ha appena vinto una partita di pallone, le strade si bloccano, la gente si esibisce.
Questa squadra non perde mai in casa perché nessuno può salire in un giorno da zero a quattromila metri e giocare una partita di pallone. Ma la Bolivia è splendida soprattutto per queste mancanze di accortezza, come le definiamo noi europei. Ora però sono davvero ad un passo dall’assideramento. Voglio andarmene sotto le cinque coperte che ho preparato sul mio letto, anche perché è l’unico modo per ripristinare la temperatura corporea. Dentro bar, ristoranti, cinema ed uffici pubblici se ne stanno tutti tranquillamente con giubbotto e sciarpa. Prometto che mai più sentirò tanto freddo.
Potosì è davvero splendida, prima che scappino tutti.
Potosì di notte

0 0 votes
Article Rating
Notifiche
Notificami
guest
2 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati
Inline Feedbacks
View all comments
franco
24 Settembre 2012 11:53

Questa è la mia “esperienza” nelle miniere di Potosì
(Agosto 2012)

[youtube.com Ikty1Tlz3mg]

andrea zucchi
andrea zucchi
19 Settembre 2010 23:26

Bellissimo Mauro, mi porti con te e…il Che, a trovare le ingiustizie e le sofferenze causate sempre dal solito, di modello. Degli altri non v’è traccia, o quasi…Come dei piccoli minerali che vedevi intorno a te…
Proviamo a raccoglierli, e a vedere quanto è lontana una nuova età dell’oro? Quello vero però, quello simbolico…