La Paz
Una volta era raro veder passare un gringo da queste parti, ora chi manca sono gli indigeni, i nativi.
Sono migliaia le famiglie europee e nordamericane che, vedendo i propri risparmi moltiplicarsi come per magia (l’euro vale ben nove volte la valuta locale), si sono catapultate qua in cerca di affari dando il via a una migrazione di massa che, nel giro di poche decine di anni, ha inondato la città di marchi, volti e bandiere di tutte le nazioni. Tranne quella della Bolivia, spesso e volentieri.

Mi sento davvero a casa, in Europa. Forse è per questo che la vivo così male: la lentezza con cui mi ero abituato a veder lavorare, mangiare e dialogare gli abitanti di questo paese si è presto trasformata in frenesia, presunzione e marketing. Chi si propose al momento giusto per tirar cemento ora annega nelle comodità. Me ne rendo conto subito, osservando La Paz dalla cima di un edificio a poche centinaia di metri dalla stazione.

La Paz
Nascosta in un canale che divide l’altopiano in due parti la città gode di una posizione straordinaria. Tra le tante montagne che la circondano svetta imperioso a sud l’immenso Illimani ed il suo picco ghiacciato, alto semila e cinquecento metri, è visibile quasi da ogni parte della città. A fondo valle, ben protetti dai gelidi venti andini, si sono insediati europei e nordamericani che hanno dato alla luce una zona residenziale ricca di banche, negozi, ristoranti di lusso e locali notturni.

Salendo verso l’altopiano diminuiscono i gradi ed anche gli stipendi medi delle famiglie che popolano i ripidi pendii della valle. Assurde baracche aderiscono precariamente al terreno persino dove la pendenza raggiunge livelli incredibili. Se in questo mondo qualcuno sta bene è perché qualcun’altro sta male, da oggi per me non è più solo teoria. Le case sono sempre più piccole e racchiudono un numero crescente di persone fino a formare, in cima all’altopiano, una seconda zona urbana che nasce dall’emarginazione dei locali, ovvero gli Aymara.

La città risponde al nome di El Alto e vanta una popolazione di circa un milione di abitanti. Due realtà a confronto in pochi minuti di auto. Riscaldamenti, automobili, ed uffici contro gelo, alpaca e rifugi di legno. Se Daolio fosse ancora vivo questa volta sarebbe la casa dei mercanti ad essere in basso dopo il ponte, mentre quella dei servi in alto, o meglio, a El Alto su quel monte.
El Alto

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michel
michel
4 Aprile 2011 13:38

non è questione di arresa Maverik, credo sia piuttosto cinica oggettività.
alla coop compriamo fragole della spagna, banane dell’ecuador e stoffe della cina. il lavoro è nella “zona industriale” a 20 km da casa e ci si va in macchina che usa benzina libica o saudita, che ha meccanica tedesca ed elettronica giapponese. Nel mentre mi fumo tabacco americano o inglese.
Ti sembra sostenibilità?

Anche io credo che stiamo mungendo troppe risorse da troppo tempo, ma sono altrettanto convinto che questa società non ti permette di essere “sostenibile”: devi per forza uscirne.

Mauro Alan
Mauro Alan
26 Ottobre 2010 20:25

io, Michel, non so se ti sei già arreso al non-sostenibile-mondo-odierno o non hai proprio mai iniziato a remargli contro, fatto sta che le tue mi sembrano quelle di un condannato a morte. se il mondo finisse domani non tutti farebbero in un giorno quello che non hanno mai potuto fare in una vita. indipendentemente da quanto pesi l’iceberg che occorre spostare.

michel
michel
25 Ottobre 2010 14:16

è più facile andare al bar e chiedere una birra piuttosto che andar per campi alla ricerca di frutti da spremere.
magari meglio ancora se la birra è belga e il baretto è in un punto panoramico e ci arrivo con mezz’ora di vespa…

comincio ad essere sempre più convinto che non si può vivere “sostenibile” in un modello sociale che vive di non sostenibilità.
guardiamo il contachilometri della nostra auto, forse abbiamo già trovato la conferma.

Mauro Alan
Mauro Alan
2 Ottobre 2010 21:34

e’ proprio grazie a chi ha pochissimo che andiamo avanti. bisogna solo abbassare le pretese, e chiedere appunto pochissimo. per tante persone non e’ troppo difficile farlo. si parla di consapevolezza, di educazione. ci sono ancora tantissimi posti dove le cose possono prendere strade differenti.

andrea zucchi
andrea zucchi
2 Ottobre 2010 17:10

Eh già Mauro, ne sono convinto anche io! Come se tutti volessero la carne, e non basterebbe la terra per allevarci gli animali, o se tutti volessero l’auto, che collasseremmo nell’anidride carbonica. Quindi di sicuro, se molti hanno molto, moltissimi devono rinunciare a moltissimo! La terra è, come noi, finita. Non si può spremere oltre la sua capacità. O qualcuno si accontenta di meno, o scompariremo…
Auguri al mondo!