“…una parte infine alla persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace”

Questo è ciò che recitava il testamento di Nobel.

Nobel per la pace 2010Il premio Nobel per la Pace è in questi giorni fonte di scontro e frizioni diplomatiche, al centro di controversie molto lontane dallo spirito che dovrebbe animarlo. Non credo che il sig. Nobel gradirebbe l’atmosfera da guerra fredda che l’assegnazione di un premio da lui fortemente voluto ha provocato. Ma non è mai stato esente da critiche: in passato, la stessa premiazione ha scatenato reazioni di disappunto in tutto il mondo, basti pensare a quando fu assegnato il premio Nobel per la Pace ad Arafat, Al Gore o a Barack Obama, proprio lo scorso anno.

Due giorni fa la commissione di cinque persone eletta dal Parlamento norvegese ha deciso di premiare una persona poco conosciuta sia dal mondo occidentale sia dagli stessi cinesi, il letterato e attivista cinese Liú Xiǎobō 刘晓波, “per la sua lunga e non violenta lotta per i diritti umani in Cina”, il quale da anni si batte affinchè il governo si muova anche nel campo delle riforme politiche, non solo economiche.

Quest’uomo è stato condannato lo scorso dicembre a 11 anni di reclusione per il documento Charta 08 (ispirato a Carta 77, un documento di dissenso trovato nel 1977 in Cecoslovacchia, in cui si criticava l’operato del governo per la mancata attuazione degli impegni sottoscritti in materia di diritti umani) in cui i valori espressi e le riforme politiche proposte ”hanno come obiettivo di lungo periodo uno stato federale che sia libero e democratico, attraverso 19 proposte di riforme, graduali e pacifiche (…) il governo e la società civile possono lavorare insieme, in una cooperazione soddisfacente e realizzare velocemente il sogno di un governo costituzionale, anelato dai cinesi per 100 anni. (…) Negli ultimi vent’anni mi sono sempre opposto sia a cambiamenti improvvisi, sia a rivoluzioni violente”. Queste le parole scritte ma mai pronunciate dallo stesso Liú Xiǎobō per difendersi durante il processo.

Ma di questi tempi è facile chiedersi se questa premiazione, il cui significato profondo forse non corrisponde alla richiesta espressa nel testamento di Nobel, non sia una delle numerose provocazioni occidentali degli ultimi anni e un tentativo di ingerenza negli affari interni di un paese così complesso e così grande come quello cinese, che non conosciamo affatto, se non in termini di grandi numeri e che continua a farci paura.

Ho toccato con mano più volte quanto i cinesi, tutti i cinesi, non amino questo tipo di ingerenze (e basta rivolgersi ad un passato non troppo lontano per capirne le ragioni, per ricordarsi ciò che l’Occidente ha fatto alla Cina) quindi ho paura che questa provocazione non possa essere vissuta come fonte di riflessione per nessuno, ma solo come ulteriore momento di scontro fra culture molto lontane…

Vi lascio con uno slogan che gira in questi giorni nella rete cinese

小波胜大波

che tradotto in italiano significa “ Piccola onda trionfa su grande onda” giocando sul nome Xiǎobō:

bō 波 significa “onda”, xiǎo 晓 sta per alba, il sorgere del sole, assonante con xiǎo 小 che significa piccolo, da qui il chiaro riferimento alla piccola onda, l’attivista, che ha trionfato sulla grande onda, il Paese di Mezzo, entrambi parte dello stesso mare.

3 Commenti

  1. Massima simpatia al signor Liu e ai suoi sforzi ma, mi dispiace, Nobel – nel suo testamento – è chiaro.

    Liu Xiaobo non ha o avuto nulla a che fare con la fraternità tra le nazioni, né con l’abolizione o riduzione di eserciti permanenti, né il suo lavoro ha formato o incrementato congressi per la pace. La sua lotta, seppur rispettabilissima e condivisibile, meriterebbe un premio alla libertà, ai diritti umani, o ancora alla democrazia. La pace è un’altra cosa.

    Concludo dicendo che l’istituzione del Premio Nobel sarebbe da abolire, soprattutto quello per la pace. Pensate, riuscirono a premiare anche uno come Henry Kissinger (quello che estese il conflitto vietnamita alla Cambogia e indirettamente pose le basi per il successo dei Khmer Rossi – con tutte le cose nefaste che seguirono).

  2. La stampa cinese contro il premio nobel. Nell’editoriale di ieri un giornalista di un giornale cinese con redazione a Hong Kong lo ha definito “Carta straccia”. Altre info.

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