Leggere il post di No-R-Way, sul mio caro Salvador Allende, mi ha fatto riaffiorare alla mente tanti pensieri, che mi piacerebbe condividere con voi, e col mio amico Pereira. Anche perchè ancora mi affligge quello che per me è stato il significato della sua morte: la tragica impossibilità di attuare una vera democrazia socialista, senza l’uso della forza, che non manca al resto del mondo capitalista.
Lo considerava un eroe persino Fidel, Castro, che lo riteneva l’unico rivoluzionario che non aveva voluto usare le armi. Ma per questo è finito col dover offrire la sua vita.
Non posso non ricordare il primo incontro con un’amica cilena, a Napoli, che ha vissuto più di 15 anni di dittatura di Pinochet. Che ha visto sparire negli stadi i suoi cari, che ha saputo delle torture con l’elettricità ai genitali e quanto altro di più terribile.
Non posso non ricordare che quando le chiesi di parlarmi di Salvador, si era come irrigidita, e sembrava provare del risentimento verso di lui. Mi trovai smarrito, io lo consideravo un eroe, che aveva pagato con la vita per mano della CIA e dei generali il sogno di un Cile socialista e democratico.
Ma lei continuava a dire di quanto era stato difficile, quando mancava il pane per gli scioperi orchestrati dalla ricca borghesia contro Salvador. Dei forni pieni e delle razioni che non arrivavano a tutti. Il mio stupore aumentò, cominciando a prendere una connotazione di tristezza. Allora forse, vedendomi così, una luce diversa illuminò i suoi grandi occhi neri, il suo viso si distese e cominciò a raccontarmi. Della gioiosa campagna elettorale di Salvador, durata 25 anni, in cui raggiunse anche i paesini più remoti sulle vette delle Ande. Di come avevano tenuto duro, credendo nel progetto di Allende, che redistribuiva le terre dei latifondisti ai campesinos. Di come fosse lui l’uomo del popolo, tanto che prese più del 50% dei voti perchè era amato da tutti.
Non ci capivo proprio più niente, fino a che compresi il motivo per cui la mia amica in un primo momento sembrava avercela con lui: perchè quello che chiamavano “il padre” si era lasciato ammazzare, lasciandoli soli.
Finimmo abbracciati ed in lacrime…
Everardo Dalla Borsa
@Everardo
Non male la similitudine con gli elettroni! Ed anche il linguaggio è corretto!
E’ la visione macrocosmo contro microcosmo !
Al macrocosmo degli infiniti universi si contrappone
il microcosmo di ogni essere umano.
Ognuno di noi semina qualcosa, ma la storia si compie (non parlo della storia raccontata) quando una massa critica di semine si raccoglie in un evento culmine o biforcazione!
E’ capitato ad Allende e, purtroppo per noi, anche a Berlusconi !
L’uomo di Arcore si è trovato alla biforcazione tra la I e la II Repubblica ed ha avuto dalla sua parte una larga massa critica di semine che non si è accorta di ciò che stava per succedere!
Messa così, mi verrebbe da dire che non c’è speranza! Come tu non sei riuscito, forse, ad ottenere qualcosa di grande col tuo impegno, così addirittura Salvador ha pagato con la morte dopo anni di lavoro e idee pregevoli… Non ha voluto usare la forza ed è morto per quello!
Però Gaio io penso che in realtà rimanga sempre qualcosa, di quello che si fa. Anche se forse pare non restare niente, nella realtà materiale. Come qualcuno avrà tratto ispirazione dalla vita di Allende, così qualcuno avrà imparato qualcosa dai tuoi discorsi.
La memoria rimane. So che sei amante della quantistica: bè penso che il livello di energia sia innalzato, anche se nella materia pura ciò sembra non vedersi. E’ come se aumentasse l’eccitazione degli elettroni, ma fino a che questi non si staccheranno dall’orbita, liberandosi, poco o nulla si vedrà (mi scuso in anticipo per l’uso di metafore e linguaggi che padroneggio poco!). E’ come per l’acqua, che assorbe tanta energia e calore prima di cambiare stato, e fino a che questo non succede, può sembrare che l’acqua non abbia fatto niente…
W le persone di buona volontà, e viva il socialismo di Allende!
@Everardo
Spesso mi chiedo, e non so se a te capita altrettanto, se ho fatto il massimo possibile per evitare ai miei figli e alle persone che conosco, questi tempi cupi ed i prossimi che verranno.
Ho partecipato alla politica locale e nazionale , ho fatto l’esperienza dei comitati, molte conferenze in giro per le Marche ed anche in Umbria.
Ho lottato in tribunale contro i poteri forti di Pesaro e varie altre cose come partecipare a molti blogs come questo.
Nonostante ciò ho la netta sensazione di non aver combinato nulla di veramente utile per ciò che ti ho detto.
Provo a illustrare la situazione per come la vedo, ma mi danno del catastrofista.
Cosa ne pensi, pensando ad Allende?
Caro Everardo, forse a questo punto ci dovresti raccontare la storia di Allende vista da te…