E’ in atto in queste ore a Piazza Montecitorio a Roma, una massiccia, rumorosa, determinatissima manifestazione contro la curatrice fallimentare della scuola e dell’università italiana nominata da B., la ministra Gelmini.

Questi fanno sul serio – parte sana di questo paese – tentano di salvare quel che rimane del loro futuro,
io sono con loro.

Pereira

13 Commenti

  1. @Chik 67

    Innanzi tutto ti ringrazio per l’esposizione che può essere di utile lettura a tutti.
    Cosa se ne deduce?
    Che i ricercatori nuovi, nel tuo dipartimento stanno producendo di più rispetto agli ordinari ora in pensione .
    Non mi sembra una prova che facciano una buona ricerca!E’ troppo vaga l’informazione!
    Di che dipartimento si tratta? Di che portata è la scoperta più importante conseguita (se esiste) dai giovani ricercatori?
    L’errore del tuo ragionamento è che parti dal particolare, invece dovresti partire dal generale (come ho fatto io) .Anzi è illuminante che tu consideri la mia esposizione generale “come applicata a un insieme tanto variegato di situazione che è difficile venirne a capo”.
    I miei dati generali sono semplici ed esatti. Verificali con chi e dove ti pare.
    Il mio ragionamento è del tipo:
    con questi dati di partenza (% di PIL destinata alla ricerca scarsa, ultimi nei brevetti, tanti ricercatori umanistici e pochi scientifici, tanti ricercatori emigrati) non mi aspetto nulla di buono in generale!
    E’ chiaro che esiste anche il particolare, ma per ora è riferito a rare situazioni marginali.
    Quando il “particolare” virtuoso sarà presente spesso e ovunque , anche “il generale” diventerà virtuoso e gli studenti e i ricercatori non saranno in piazza.

  2. No GaioIng Tu non fai un “ragionamento statistico”, tu dici la figura del ricercatore è molto controversa, io li chiamerei supplenti o coadiuvanti del professore
    ordinario o associato, visto che di ricerca ne fanno
    ben poca.

    Questa affermazione o è vera o è falsa.
    Se trovo tempo ti darò qualche dato statistico aggregato, con i limiti che questo ha (la tua affermazione si applica ad un insieme tanto variegato di situazioni che è difficilissimo venirne a capo). Mi son divertito a ripensare al mio dipartimento. Ho elencato i pensionamenti di ordinari e associati e le assunzioni di ricercatori negli ultimi anni, con la relativa attività scientifica. Confrontale, tenendo conto che i primi han fatto 40 anni di attività scientifica e i secondi quindici e dimmi tu chi è che ha fatto, nel mio dipartimento, più ricerca fra ordinari e ricercatori:

    Ordinari e associati andati in pensione
    A. Produzione scientifica ampia (40 articoli), interamente in italiano o su riviste italiano. Nessun contatto internazionale.
    B1. Una ventina di articoli, perlopiù su riviste nazionali. Nessun contatto internazionale.
    B2 Una ventina di articoli pubblicati su riviste di livello medio-basso. Nessun contatto internazionale.
    B3 Due buoni articoli nei primi anni della sua carriera. Poi ricerca pseudostorica eterodossa assai criticata e altre quattro pubblicazioni su riviste di basso livello.
    G Tre articoli pubblicati su riviste scientifiche nazionali (con questi numeri oggi non si vince un concorso da ric.)
    N Due articoli pubblicati su riviste internaz (vedi sopra). Nessun contatto internazionale.

    Ricercatori assunti nel frattempo:
    LA 13 articoli pubblicati su riviste internazionali di buon livello.
    IB 7 articoli pubblicati su riviste discrete. Neoassunta.
    NC 27 articoli su riviste internazionali di buon livello. Inviti a tenere seminari in molte università italiane e straniere. Membro del comitato organizzatore di 3 convegni internazionali.
    MG 44 articoli su riviste internazionali di buon livello. Inviti a tenere seminari in molte università italiane e straniere. Membro del comitato organizzatore di 2 convegni internazionali.
    DM 28 articoli su riviste internazionali di buon livello. Inviti a tenere seminari in molte università italiane e straniere.
    RF 18 articoli su riviste internazionali di alto livello. articoli. Inviti a tenere seminari in molte università italiane e straniere.
    LZ 6 articoli ed un capitolo di libro. Buon livello. Neoassunto.

  3. @Chik67

    Anche gli assegnisti e i dottorandi fanno parte della gerarchia,anche se sono quelli che essendo ai primi gradi di essa, statisticamente,spesso, non intraprendono la carriera universitaria.
    Certo…fammi qualche contro-esempio.
    La mia considerazione nasce da una base statistica generale.Una nazione che investe in ricerca meno del 1% del PIL (tra l’altro molto scarso ai tempi attuali)che ricerca vuoi che esprima?
    Anche l’industria italiana, di suo , fa poca ricerca.
    Gli industriali più forti sono quelli più ammanicati col potere, che ricerca vuoi che facciano? Saltano la concorrenza in altro modo!
    Poi..esaminiamo un attimo il termine “ricerca”.
    Chiunque può “ricercare”, ma quanti effettivamente raggiungono un’ effettiva scoperta?
    Nelle discipline tecniche siamo tra gli ultimi (tra le nazioni industrializzate) nei brevetti.
    Una ricerca è valida se le scoperte effettivamente utili sono tante.
    Nelle discipline umanistiche o delle scienze sociali, personalmente, ho l’impressione di un grande copia e incolla modificato.La ricerca, anche in questo campo, è giusto che continui, ma, c’è una stratificazione storica dei contenuti molto forte, per una questione di tradizione, quindi ad essa devono dedicarsi pochi soggetti estremamente qualificati.
    Al contrario, questo lo dicono tutti, i ricercatori scientifici sono pochi e quelli umanistici e delle scienze sociali sono tanti.Dunque?
    Ciò non toglie che ci sia gente che meriti anche nella ricerca italiana.Ieri ad esempio ho sentito che la facoltà di Fisica di Roma esprime mediamente un candidato nobel ogni 5 anni in media.Per me i ricercatori veri in Italia sono marginali, la maggior parte di essi fa supplenza, sfruttata, ai baroni e si prepara a sostituirli dopo lunga lotta di sopravvivenza.
    Una prova generale evidente di ciò è che chi vuol fare ricerca vera emigra altrove (una volta in USA o in UK, ora in oriente).
    Il mio è un ragionamento statistico generale.

  4. @Jacopo Nacci

    OK..ora è chiaro.
    Se vuoi il mio parere , il confine è tra l’incompetenza e l’incomprensione. Sono incompetenti perché non comprendono i problemi dell’Università dei nostri tempi e quindi non possono neppure provare a risolverli.
    Poi.. non vogliono distruggere coscientemente, ma finiscono per farlo senza accorgersene.
    La prima deriva è iniziata dopo il ’68.
    Allora, tra i quadri universitari, è entrato di tutto.
    L’ultima deriva è stata 10 anni fa quando è esplosa la moda delle nuove 1000 lauree e delle sedi ovunque.

  5. @Gaioing Non stavo parlando dei ricercatori, perchè quello è il problema che riguarda, statisticamente, chi ha più di 35 anni. Parlavo degli assegnisti e dei dottorandi.

    Però attenzione: “i ricercatori di ricerca ne fanno ben poca”, ne sei sicuro? su che base? Vuoi dei controesempi? Li preferisci a decine o a centinaia?

  6. @Gaioing

    1-lato bilancio: non crederai mica che le risorse tolte
    alla attuale Università risolvano la situazione del
    ns debito pubblico?

    Non lo credo affatto. La frase che ho scritto sopra era ambigua: non intendevo dire che la “riforma” è fatta per fare soldi, intendevo dire che è fatta (anche) per toglierli all’università. Dunque, no, non credo che risolverà il debito pubblico, e non credo nemmeno che la “riforma” sia fatta per quello, come non è fatta per rimuovere i baroni.
    L’unico dubbio che ho è su dove posizionare la linea di confine, in chi la “riforma” l’ha voluta, tra l’incompetenza/incomprensione e la cosciente volontà di distruzione.

  7. @Jacopo Nacci
    Bah! Esaminiamo i fatti:
    1-lato bilancio: non crederai mica che le risorse tolte
    alla attuale Università risolvano la situazione del
    ns debito pubblico? Al più ci consentiranno una
    boccata di ossigeno!
    2-i ricercatori bloccati modello monopoli (Chik67):
    la figura del ricercatore è molto controversa, io li
    chiamerei supplenti o coadiuvanti del professore
    ordinario o associato, visto che di ricerca ne fanno
    ben poca. In realtà sono i componenti di una gerarchia
    (ricercatore-associato-ordinario-preside di facoltà-
    prorettore-rettore).Se stanno fermi in galera per
    molto tempo, avvantaggiano l’ordinario e l’associato
    e, se resistono, diventano poi loro i baroni !
    Quindi anche in questo caso la riforma è
    inconsistente perchè mantiene i baroni e pone le
    premesse per nuovi futuri tali.
    3-Infine le risorse stanziate:
    poco più di nulla,si parla di 1100 nuovi associati e
    tra l’altro uno della Lega ha detto che per ora non
    ci sarebbe neppure la copertura. Dunque anche in
    questo caso inconsistenza assoluta.

    Per dire che in questo tempo di crisi endemica tutto diventa inconsistente ed incerto.

  8. La “riforma” è invece piuttosto consistente, nel fare quello per cui è stata studiata, che non è non rimuovere i baroni dagli atenei, ma i soldi.
    Insomma, non me la sento di definire inconsistente una granata perché quando esplode non nascono margherite. Tutto qui.

  9. Che la parola riforma sia un’etichetta che maschera principalmente tagli è abbastanza credibile. Ma attenzione, questo non vuol dire che questa riforma non avrà effetti. Ne avrà di notevoli. In particolare su coloro che sono nella fase intermedia tra laurea ed accesso alla ricerca. Diciamo la fascia 25-35. L’effetto di questa “riforma” su questa fascia di persone è quello di una ben precisa casella del Monopoli. Vai in galera, dove resti fermo per due turni, senza passare dal via.
    Che non tolga potere ai baroni, slogan a parte, è ovvio se si conosce la legge. Il potere ai baroni aumenta.

  10. @Jacopo Nacci

    Dico inconsistente perché il Governo non ha risorse per far nulla di buono.
    In questo momento la Gelmini taglia e basta per gravi questioni di bilancio.
    E’ un ordine dall’alto (Merkel,UE,BCE e via dicendo).
    Poi, che riesca a togliere il potere ai baroni è da vedere!
    Personalmente non ci credo,quindi la riforma, per ora, è uno slogan più che un bombardamento !

  11. @Pereira

    La riforma Gelmini è chiaramente inconsistente ma gli studenti dovevamo muoversi , sul serio, da almeno 10 anni a questa parte.
    Nel 1982 la curva della natalità infantile segnava il minimo.Ci voleva tanto a capire che all’inizio del 2000 ci sarebbero stati pochi studenti universitari?
    Al contrario, proprio in quegli anni, sono entrate caterve di insegnanti ed è esplosa la mania di tante facoltà ovunque.
    Proprio in quegli anni, bisognava investire in qualità e non in quantità.Bisognava costruire politecnici ed implementare l’investimento industriale nelle Università.Quello era il tempo giusto delle riforme !
    I baroni sono a caccia di studenti e di potere proprio a partire da quegli anni ed hanno ridotto l’Università italiana in questo stato, senza che i governanti battessero ciglio.
    La Gelmini comunque non comebinerà nulla .Non ci sono risorse vere e non si farà nulla.
    E’ come Ceriscioli che vuol finire il porto di Pesaro.

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