Julio passa col rosso. Uno di quei famosi casi in cui pensi di fare in tempo ma poi fallisci.
Dietro l’angolo la polizia, film visto e rivisto: seicentomila guaranies di multa. Metà busta paga. Sembra non esserci via di fuga, ma Julio, che è nato e vive da ben ventotto anni in Paraguay, di queste situazioni sembra essere esperto. Ripassa in mente la filastrocca mentre scende dalla moto ed inizia la supplica. Dice di essere al verde, di pagarsi gli studi lavorando in una pizzeria, di non riuscire a risparmiare che pochi spicci, eccetera.
In men che non si dica il poliziotto si stufa della lamentela e lancia l’immediata contro offerta:
– Quanto hai in tasca? – chiede con strafottenza.
– Venticinque mila. –
– Dammi tutto.. –
Facile ed indolore. Ora Julio può tranquillamente proseguire la giornata come se niente fosse accaduto.
Il Paraguay è uno di quei paesi in cui il livello di corruzione è alle stelle ed i protagonisti sono spesso e volentieri ufficiali di polizia. In poche parole i poliziotti paraguaiani, pagati veramente una miseria, arrotondano a suon di donazioni tutt’altro che spontanee. Ecco, loro si che non si vergognano di chiedere la mancia. Io posso solo immaginare che cosa significhi dover trattare anche con coloro che dovrebbero essere pagati per proteggerti. Questo sistema funziona a meraviglia, tanto da screditare totalmente le forze dell’ordine degradandone ogni membro a “ripudiante essere”. Chiunque può permettersi di alzare la voce con la polizia, non succede nulla. Con il capitalismo alle porte un sistema del genere ha le ore contate. Proprio per questo le guardie private sono sempre più in voga e quindi solo gli economicamente idonei possono permettersi di pagarne una. Nella via di casa mia c’è un poliziotto tutti i giorni. Se ne sta seduto nella sua sedia imbracciando un mitra di proporzioni esagerate, beve Tererè e non si lascia sfuggire una coppia di natiche per nessun motivo al mondo. Quando alle 18 finisce il suo turno calano le tenebre: uscire di casa non è più sicuro.

Eh lo so, anche io avevo paura di guardare. All’inizio.
Sull’andare, sul tornare o sul restare direi che merita più di un ascolto il pezzo di Benigni a Sanremo (sì purtroppo era a Sanremo).
Ci penso spesso, ma il fuggire sempre mi ha cambiato totalmente. Ora vi amo, a tutti voi laggiù. Abbiamo tanto, tutto. Siamo uno dei migliori paesi al mondo. Ancora. Da migliaia di anni. Spero ancora nella svolta, spero che la riflessione possa prendere il potere sull’impulso. Ma in un paese come il nostro serve umiltà e l’umiltà la diffondono solo avvenimenti molto grandi.
Quando ho letto “non si lascia sfuggire una coppia di natiche per nessun motivo” ho subito pensato che anche qui c’è uno che fa lo stesso, e di peggio. Subito dopo mi è scesa la tristezza. In un paese come il nostro, stiamo qui a parlare di feste, decadenze varie, servizietti, bunga bunga, delle conversazioni indecenti tra Fede e Lele Mora. Noi siamo questo. Caro Mauro, leggo del Paraguay e di “donazioni spontanee”. Ingenuamente, stupidamente ti direi:” Non tornare.”