Ana Maria, fadista angolana

Un amico che vive – beato lui – a Lisbona, mi ha informato che si sta facendo un gran parlare sui giornali portoghesi, anche non specializzati in musica come è il caso del periodico Expresso, della fadista angolana Ana Maria. E allora ben venga il ricordo di una cena alla Taverna d’El Rey, dove lei canta.

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La padrona del locale è Jo-Jo, cantante anch’essa con un passato notevole e ora una voce provata dagli anni, anche se lei tiene moltissimo a come appare. Ana Maria è una cantante molto intonata, capace di alternare il fado ad altra musica popolare, non tanto della sua terra di origine, appunto l’Angola, che fu colonia portoghese fino alle guerre e poi all’indipendenza alla fine della ditttatura salazarista. Ma nel caso che ho bene in mente musica dell’interno brasiliano, sertaneja, un canto popolare che ha un balanço che si può trasformare in un ritmo sul quale al posto del cavaquinho la guitarra portuguesa fa il suo bell’effetto. Ana Maria può ricordare in alcuni momenti anche Cesaria Evora, la geniale artista capoverdiana, come apre i suoi polmoni alla voce che esce imponente, ma anche con grande modulazione. Alterna fado e musica sertaneja, dicevamo, ma il tema è sempre lo stesso: la vita agra della gente più umile. E poi, quando Jo-Jo sale sul palco con la sua grande personalità, le dà una grossa mano con la voce, irrompendo nella “Casa portuguesa” e sostenendo la “dona” della casa che arranca un poco. Ma il locale è anche molto carino e quindi si passa una buona serata. E poi sei proprio nel cuore pulsante dell’Alfama.
La scalinata che porta giù alla taverna d’El Rey si apre nel finire della piazzetta di fronte al Museu do fado. Nella zona è un florilegio di locali, basta fare due passi e ti imbatti in tanti usci sui quali c’è scritto: “Hoje Fado”.

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Ne abbiamo scelto spesso uno, Maria da Fonte, un bel localino con pochi tavoli, ma tanta atmosfera. Poi una diaspora di camerieri e cantanti ci ha portato al Coraçao de Alfama, che dista sullo stesso lato della stradina forse non più di dieci metri. Entrambi locali caratteristici, entrambi capaci di attrarre anche con la buona cucina. Jesuino è un amico che ti accoglie sulla porta e anche lui, ormai a una veneranda età, tenta di portare il suo contributo cantando vecchi brani un po’ alla moda di Alfredo Marceneiro: ma sono ricordi di un tempo che fu, eppure particolari, chicche nella profonda e variegata vita musicale di Lisbona, che si ama a prescindeer: se la cameriera della Baiuca stecca due note di fila nessuno storce la bocca, anzi l’applauso sgorga ancora maggiore e il vino corre di più a fiumi. Volevo segnalare Antonio, un architetto che la sera indossa la mantella e diventa cantante di fado di Coimbra: lo ricordo alla Maria da Fonte.

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L’Alfama è l’intrico di vicoli e patii, e soprattutto nella bella stagione può capitare di incontrare Cidalia Moreira che canta il fado di un volta, senza alcuna concessione al modernismo, senza alcuna concessione ai testi più attuali, in una eterna poesia che cerca di uniformare i sentimenti del passato a quelli del futuro. Non sempre sono distanti, l’uni dagli altri, anche se il mondo è cambiato, ma il tempo, spesso, a Lisbona non è mutato. Ci sono personaggi ancora più importanti che fanno di questo quartiere un fulcro della vita lisboeta, un must internazionale che si vede anche nei lavori che cercano di riportare in una condizione pregevole antichi edifici. Maria Armanda è uno di questi personaggi.

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Cantante raffinata, vera e propria fucina di aneddoti e di conoscenze, è una di quelle artiste senza età dalle quali senti raccontare la Lisbona vera e quella che è ora e senti quanto la ami. Alla casa Guitarras de Alfama la ascolti sempre con grande soddisfazione.

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