Sao Jorge: veduta dal castelloHo sentito un suono venire dal Castello, ho sentito un suono che arriva da questa ripida scala che sale verso Sao Jorge; con me ci sono tante persone, mi vengono dietro, ma forse no, non vengono dietro di me, non mi seguono perchè sono io, ma salgono perché è molto bello salire. E’ molto bello salire perché si domina dall’alto la città, perché si arriva dove la storia l’ha portata in tutti questi secoli. Provate a camminare in qualsiasi luogo del mondo e cercate di avvicinarvi ad esso sentendo la musica che vi rimane nella mente. Per carità, poi riesci a scoprire a Lisbona anche cose particolari, anche cose nuove, cose che ti danno sensazioni molto belle.

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Per esempio il rock contemporaneo dei gruppi che si esibiscono al Templarios di Entrecampos, oppure in alcune serate allo Speak Easy di Cais de Rocha; oppure le formazioni jazz di varia natura sempre con una origine che è etnica all’Onda Jazz. E qui il ricordo è quando, anni fa, ebbi l’onore di conoscere Paulo de Carvalho, un personaggio che naviga tra fado e musica contemporanea e che riesca a carpire ogni segreto del suono. Con sé quella sera aveva due amici, Beto Batuk alle percussioni e Arlindo Neves alla chitarra elettrica. Arlindo è un altro personaggio che viaggia a 360 gradi e che mi piace salutare e ricordare nell’esperienza vissuta con Dulce Pontes. Ma tornaimo all’Onda Jazz, che ha in sé una cosa bellissima: è lungo una scalinata, nel pieno dell’Alfama, a pochi passi dal Bacalhau de Molho, a pochi metri dal Marques de Sà, quasi di fronte al Clube de Fado. E’ un jazz club, ma fortemente alternativo, moderno, che si confronta in un raggio che copre a piedi e in pochi secondi quella che è la tradizione, con quella che è la radice culturale di queste scale, di queste ascese. Sotto di noi scorre il Tago, sopra c’è il Castello, in mezzo da questa parte l’Alfama, dall’altra la Mouraria.

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Mi sono immerso una volta nella Mouraria, ho percorso rua do Capelao, dove si concentrano la festa e la processione, sono stato davanti alla casa dove Maria Severa è nata e dov’è anche morta pochi anni dopo di tisi: 26, una vita molto corta.
Una vita molto corta, ma essenziale, determinante. Viene considerata lei la prima cantante di fado, viene considerata lei, nella prima metà dell’Ottocento, come la prostituta che facendo innamorare il conte di Vimioso trasporta la musica nata nelle osterie e nelle casa di malaffare, la musica della saudade del non ritorno, in qualcosa che poi diventarà diversa, una musica del mondo, nata per il popolo e che si comincia ad ascoltare anche da parte delle classi più agiate.

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Maria Severa in questo vicolo si ricorda ora solo per una impronta, una effigie sulla parete, un viso disegnato attorno a una guitarra portuguesa, ma esiste dietro tutto ciò una lunga storia di questa musica che ci fa innomorare ancora di più di questo nostro percorso. Non sono uno storico del fado, assolutamente, sono solo un emozionato viaggiatore del fado di oggi, non so nulla del passato se non dopo averlo appreso, visto sui muri dei quartieri storici lisboeti, o succhiato dai racconti di chi ha molti più anni di me o nei libri di Pavao dos Santos, Vieira Nery, Manuel Halpern. E quindi mi immagino, ed è questa la sensazione più bella che si possa assolutamente avere in questa città, che cosa potesse essere nei decenni antichi, ai primordi di questo genere musicale, a partire dal 1850, la vita nelle osterie, nelle tasca, dell’Alfama, della Mouraria, del Bairro Alto, di Madragoa o Alcantara, dove le persone uscivano lungo le strade per potere stare assieme ad altri e, imbracciando le chitarre, dare sfogo al proprio canto.

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Sensazioni che si sentono a fior di pelle, e che non tardiamo a definire brividi per come si rapprendono su di noi, sul nostro corpo. E dentro. Ci possono soddisfare completamente o meno, questo sta a ognuno di noi definirlo, certo la condizione che viviamo è strana, diversa da tutte le altre provate in giro per il mondo. Soprattutto se pensiamo a un percorso che ci porta da Alfredo Marceneiro ad Argentina Santos a Beatriz de Conçeiçao. Sapendo che poi, dietro ogni angolo, si apre sempre un altro angolo a sorpresa che non sarà mai uguale a quello precedente. Per questo a Lisbona bisogna camminare stando molto attenti a non perdersi neppure un attimo di ciò che viviamo. Accompagnati da una colonna sonora senza interruzioni.

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