
È domenica pomeriggio, sono seduto a bordo di autobus. Sto tornando dal Jardin Botanico di Asunción. All’improvviso uno sciame di persone non ancora identificate crea una barricata nel bel mezzo della strada. Nessuno può passare. Sono i temibilissimi “hinchas” (tifosi) del Cerro Porteño, la squadra del quartier operaio della capitale, nonché la miglior squadra paraguaiana assieme ai cugini rivali dell’Olimpia de Asunción che, al contrario, rappresenta l’alta società capitolina. L’autista tenta invano di chiudere le porte dell’autobus.
A bordo due signore incominciano a piangere, un uomo tenta di scendere in tutti i modi, un altro grida incitando il branco ad abbandonare il mezzo. Niente da fare, ora quest’autobus è loro. Circa una ventina di tifosi, armati di qualsiasi cosa si possa immaginare, riescono ad entrare e prendere il controllo della situazione. I restanti infiliano braccia, mani e coltelli attraverso i finestrini, invitando i malcapitati ad abbandonare ogni oggetto di valore nelle loro mani.
Paura ed adrenalina si mischiano alla perfezione creando emozioni difficili da controllare proprio nel momento in cui occorre, più che mai, mantenere la calma. Da questo momento chi non si sottometterà perfettamente agli ordini potrà pagare caro. Non riesco ad immaginarmi la fine del film. Due ragazzi, colpevoli solo di essersi seduti in posizione centrale, pagano l’ira del branco a nome di tutti i passeggeri. “Per fortuna” solo botte. Dura tutto qualche minuto. Ora l’autobus è completamente ripulito: dall’orologio dell’autista alla collana della vecchina.
La mia clamorosa fortuna è quella di essere seduto in uno degli ultimi cinque sedili. L’ultimo a sinistra, precisamente. Fin li non è riuscito ad arrivare nessuno. Dopo la scampagnata di qualche settimana fa, per la seconda volta vengo graziato. Questa volta addirittura dimenticato in un angolo ad osservare da vicino tutto l’accaduto. Proprio io che di mestiere riporto fatti. Dovrò ringraziare qualcuno prima o poi.
Certe volte ci si dimentica di essere in Sudamerica, ma chi é qua sa benissimo che ci sono una serie di comportamenti da rispettare. Nessuno ti uccide senza motivo. Una volta studiati i quartieri in cui non mettere piede ed i locali da non frequentare é sufficiente uscire di casa con pochi spicci.
Solo quando l’ultimo tifoso scende dal veicolo possiamo tutti tirare un sospiro di sollievo. La domenica riparte pian piano, il tornado è ormai passato.
