Privatizzazione dei profitti, socializzazione delle perdite – Parte 2

Il crollo delle borseCari amici, bentrovati! Finivamo la scorsa puntata dicendo del cataclisma dei mutui sub-prime, che nel 2008 cominciava a disintegrare la fiducia nel sistema finanziario e di come, in un mondo globalizzato, dagli Stati Uniti questa crisi si estendeva a macchia d’olio al resto del mondo. E concludevamo notando che le soluzioni che cominciavano a venire proposte, da allora al giorno d’oggi, somigliavano tanto alle cause stesse della crisi, e cioè la creazione di debito su debito. Bè, direi che non ci sono giorni migliori da usare come esempio di quanto sto dicendo.

In queste ore assistiamo ad una tempesta che pare sconvolgere il mondo intero, a partire dalla povera Europa. Ed in particolare dall’Irlanda, che dopo la Grecia giunge ad un passo dal baratro del default, del fallimento. Solo che, a differenza della Grecia, crollata per i bilanci disastrosi, colpevolmente occultati dai suoi governanti, l’Irlanda sta collassando perchè il governo ha dovuto impegnarsi nel salvataggio del suo sistema bancario, o meglio delle sue più grandi banche. E per farlo ha dovuto imporre con un disegno di legge una una tantum che fornisce un miliardario sostegno alle banche, ma che ha fatto lievitare vertiginosamente il suo rapporto deficit\pil addirittura al 32% dal 12%. Cioè hanno pagato i cittadini irlandesi i debiti delle banche del loro stato. Come dice il titolo della nostra puntata, si sono socializzate, cioè scaricate sulla società, le perdite di chi ha fatto utili privati, cioè appunto le banche.

“Sono ben consapevole che tali misure avranno un impatto sul tenore di vita di tutti”, ha dovuto ammettere Brian Lenihan, il ministro delle Finanze irlandese. Questo è l’unico modo per garantire il futuro benessere economico della nostra società”. Benessere? Ma saprà questo signore cosa voglia dire questa parola? Seppellire sotto un debito pro-capite mostruoso, e tagliare lo stato sociale, si può chiamare benessere?

In queste ore si discute disperatamente di questa situazione, che probabilmente richiederà un salvataggio, come per la Grecia, da parte dell’unione europea e del FMI. Si parla di qualcosa come 90 miliardi di euro per l’Irlanda, e di altri 50 per le sue banche! Per la Grecia erano stati stanziati 80 miliardi dalla Ue e 30 dal FMI.
E questa situazione disperata sta trascinando in un vortice gli altri stati, cosiddetti PIIGS, quelli con i bilanci più a rischio, cioè oltre a Grecia e Irlanda, il Portogallo, la Spagna e pure l’Italia, i cui BTP, i titoli di stato scendono pericolosamente.
Ma non solo, comincia a scricchiolare molto sinistramente anche tutto il sistema Europa, perchè, dopo la Slovacchia qualche tempo fa, che si era rifiutata di pagare la sua quota per il prestito alla Grecia, che però ammontava a soli 816 milioni, oggi sono Austria e Finlandia a minacciare di rifiutare il miliardario salvataggio alla verde Irlanda. E il Portogallo quasi quasi pensa ad uscire dalla Ue di spontanea volontà…

Lasciando per un attimo da parte la situazione europea di questi giorni, torniamo al discorso originario, al peccato orginale, la crisi dei mutui sub-prime, che dalla scorsa puntata stiamo cercando di riepilogare.
Dicevamo che c’era gente che si ritrovava a dover pagare un mutuo su una casa, il cui valore era diventato inferiore al mutuo stesso. E aggiungevamo pure che erano state create obbligazioni, che contenevano questi mutui sub-prime, cioè mutui-casa a rischio di insolvibilità, che mettevano a rischio l’obbligazione stessa. Che cominciava a venir definita prodotto tossico, asset tossico in inglese.
Ebbene, sono recenti i numeri di CoreLogic, importante società di analisi, che dichiarano proprio che ancora nel secondo trimestre del 2010 il 23% delle case acquistate con il mutuo ha un prezzo di mercato inferiore al valore del debito sulla casa stessa.

Se preferite, la Mortgage Bankers Association, Associazione delle Banche Ipotecarie, ci dice che sempre nel secondo trimestre del 2010 i mutui in sofferenza e i pignoramenti rappresentano il 14% del totale dei prestiti.

Aggiungiamo infine che la Ambac Financial Group, grande assicuratore americano di emissioni obbligazionarie, ha annunciato ufficialmente il ricorso al “Chapter 11”, ossia la procedura di bancarotta pilotata che mette un’azienda al riparo dalle richieste dei suoi creditori e che equivale all’amministrazione controllata italiana.

Questi continui passi avanti ed indietro ci servono a mostrare come poco sia cambiato, migliorato, dalla madre delle crisi ad oggi.
Ed infatti, nel 2008, l’avvitarsi della dinamica perversa dei mutui sub-prime portava tanti cittadini a perdere le loro case, per l’impossibilità di pagare le rate del loro mutuo, e tante banche a fallire, perchè piene di prodotti collegati a questi mutui che non venivano più onorati.
Il 15 settembre 2008 la stessa Lehman Brothers, una delle banche più grandi del mondo, chiedeva di avvalersi del “Chapter 11”, annunciando debiti bancari per 613 miliardi di dollari, debiti obbligazionari per 155 miliardi di dollari contro attività per un valore di 639 miliardi. La più grande bancarotta nella storia degli Stati Uniti.

Proprio dopo che BOFA (Bank of America) aveva appena salvato, comprandola, Merrill Lynch, un altro storico colosso. La britannica Barclays poteva farlo con Lehman, ma non volle procedere dopo che il governo americano chiarì che non avrebbe garantito i debiti di Lehman. Il governo degli Stati Uniti per la prima volta rinunciava a salvare una delle cosiddette “too big to fail”, le ditte troppo grandi per fallire. A differenza di quanto aveva fatto pochi mesi prima per Bear Stearns, il cui crac era stato attenuato, grazie ai 30 miliardi che la Fed aveva messo a disposizione di Jp Morgan accorsa a salvarla. O solo poco tempo prima, nella crisi di insolvenza di Freddie Mac e Fannie Mae – due government sponsored enterprises, imprese privata con lo status di public companu e con supporto governativo – specializzate nell’emissione di mutui, quando le autorità avevano optato per una rete di salvataggio, che sarebbe costata ai contribuenti degli USA non meno di 200 miliardi di dollari.

Vedete quanti soldi pubblici spesi per salvare ditte private? Da qui in poi sarà sempre peggio! I denari buttati nel sistema bancario diventeranno inenarrabili!

A questo punto, anche Alan Greenspan, l’ex capo della Fed, si accorgeva che era stata l’eccessiva cartolarizzazione dei mutui subprime americani a dare il via all’attuale crisi di solvibilita’ delle banche! La cartolarizzazione altro non è che la cessione di attività o beni di una società, in questo caso i mutui delle banche, ma anche immobili o strumenti derivati, attraverso l’emissione di titoli obbligazionari. Praticamente il credito viene ceduto a terzi, come dicevamo nella scorsa puntata, e se questo diviene inesigibile, chi compra titoli cartolarizzati perde sia gli interessi che il capitale versato per l’obbligazione.

Ricapitolando, a questo punto erano due i grossi problemi da risolvere: ripulire i bilanci delle banche da questi temibili asset tossici, e rimettere in moto i prestiti tra banche, bloccati dal crollo della fiducia.
Per risolvere il primo problema, veniva concepito un piano, che forse era una delle più grandi truffe ai contribuenti statunitensi, cui si sia mai potuto assistere. E’ reso molto bene nel film di Michael Moore, “capitalism, a love story“, con testimonianza dirette, il clima in cui venne votato quello storico regalo al sistema bancario, con strazianti scrupoli per i parlamentari con una qualche coscienza civile.

«Il nostro obiettivo è quello di un sistema più forte che possa fornire il credito necessario alla ripresa e che assicuri che non ci troveremo più in una crisi finanziaria come questa». Così il segretario al Tesoro Timothy Geithner spiega il piano per pulire i bilanci delle banche dagli asset tossici. Una gigantesca partnership pubblico-privata con cui rilevare e risolvere definitivamente il contagioso problema delle attività tossiche racchiuse nei bilanci.

Continua ammettendo che “come paese abbiamo chiesto troppi prestiti e lasciato che il nostro sistema finanziario assumesse livelli irresponsabili di rischio. Queste decisioni hanno causato enormi sofferenze, molte delle quali ricadute sugli americani e sui titolari di piccole imprese. Vedremo se questo piano riuscirà o meno a far tornare il sistema finanziario a girare attraverso la concessione di credito alle famiglie e alle imprese, e a prevenire nuove crisi. Il nostro Public-Private Investment Program acquisterà prestiti legati al real estate (il settore immobiliare) dalle banche e titoli. Le banche avranno la possibilità di vendere ‘poll’ di prestiti a fondi dedicati, e gli investitori avranno la possibilità di partecipare a questi fondi e di godere dei vantaggi offerti dai finanziamenti del governo”.

Il nuovo programma prevedeva che i finanziamenti venissero erogati attraverso la Fdic, l’ente che garantisce i depositi bancari, per assicurare investimenti pubblici-privati in grado di assorbire fino a mille miliardi di dollari di asset tossici.

In realtà con questo sistema si faceva l’ennesimo regalo al sistema bancario, come sempre al danno dei contribuenti! La FDIC infatti, ente pubblico, si trovava a garantire sull’acquisto di questi miliardi di titoli tossici, ovviamente a prezzi stracciati, consentendo a nuovi speculatori, fondi e altre banche, di riacquistarli, senza rischiare virtualmente nulla! Cioè i debiti conseguenti ai mutui sub-prime, le obbligazioni e i derivati vari ad essi collegati, tornavano in mano, alla fine di tutti questi passaggi, a soggetti simili a quelli che li avevano progettati, se non proprio agli stessi, e quasi “a gratis”!

Il mostruoso problema dei titoli tossici creati da banche spregiudicate, e detenuti da altre banche, veniva risolto offrendo garanzie pubbliche! Risolto, almeno sulla carta, il problema dei titoli tossici, bisognava comunque rimettere in moto il sistema finanziario dei prestiti interbancari.

La soluzione riservata a questo secondo problema fu duplice: l’intervento sui tassi di sconto, che sarebbero stati progressivamente ridotti fino a raggiungere lo zero, e un programma di quantitave easing, di immissione di liquidità selvaggia, diremmo, di cui parleremo però nel prossimo numero…

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A M
A M
25 Maggio 2011 19:03

Al primo che dice che i commenti a RP sono superficiali e sbrigativi… per punizione giro il link di questa pagina!!!!
con un sorriso e simpatia A M

everardo dalla borsa
everardo dalla borsa
25 Maggio 2011 17:07

Molto d’accordo sulla ricerca, che non si deve basare sulle sole eccellenze, e che vada integrata in un progetto complessivo di nazione. Ed ovviamente integrata con le università. Anche secondo me si deve partire da quelle pubbliche, anche perchè quelle private sono in grado di trovarsi i finanziamenti il più delle volte, mentre quelle pubbliche, con i tagli che ricevono, rimangono sempre più indebolite. Ma la ricerca veramente libera, e non finalizzata al solo mercato, può venire solo dall’università pubblica. Come già detto, il problema della sinistra è proprio che ha abbandonato il suo disegno socialista internazionale, per seguire il… Leggi il resto »

maurizio
maurizio
25 Maggio 2011 11:34

Everardo parto dalla domanda che non sento indiscreta. Sono laureato in medicina ma ho sempre lavorato in ambito di ricerca, tranne un breve periodo di professione all’ inizio della carriera. Sono stato sia in accademia che in industria. Ho lavorato molto negli USA, 3 anni in università e 5 in industria, in Svezia, 4 anni all’ università. Ho avuto modo di conoscere professionalmente realtà asiatiche, Cina Giappone India e Singapore. Poi sono rientrato in Italia in un industria ed è stato un disastro. Adesso lavoro in proprio come advaisor nel campo dell’ innovazione nel campo della salute. Dunque non posso… Leggi il resto »

everardo dalla borsa
everardo dalla borsa
24 Maggio 2011 22:10

E’ vero che esiste il condizionamento ambientale, è vero anche che una volta c’era una visione piena di speranza del libero mercato, ma non è possibile accettare, anche se corrisponde al vero, un mondo basato sull’accumulo di denaro di pochi a discapito di molti. Anche se naturale dove vige l’equivalenza tra valore personale e quantità di denaro. La politica dovrebbe fare quello che una volta faceva la religione, ovvero riportare un concetto di giustizia più umano. E’ vero pure che il mondo attuale, mediatico, banalizza e ipersemplifica, perdendo le conoscenza accumulate dalla storia. O almeno allontanandole dalle masse. Sarebbe, come… Leggi il resto »

maurizio
maurizio
24 Maggio 2011 18:36

grazie mille per la risposta. Complessivamente siamo d’ accordo. Mi permetto di ritornare sulla questione della “fede”. Io sono per formazione un ricercatore e dunque mi baso sui dati. Non considero il malvagio al di fuori di me. Il male ed il buono è in ciascuno di noi e poi il contesto la situazione fa scattare meccanismi che ci portano in una direzione ed alla fine non possiamo che ricondurre alla scelta individuale ma dovremmo sapere che siamo fortemente condizionati. Questo per dire che all’ interno di coloro che hanno propugnato dagli anni 70 la liberalizzazione del mercato credo che… Leggi il resto »

everardo dalla borsa
everardo dalla borsa
24 Maggio 2011 13:45

Caro Maurizio, il suo commento mi fa molto piacere! Proverò ad entrare nel merito delle questioni sollevata, cercando di essere breve, visto che uso uno spazio forse improprio. Che qualche economista avesse intravisto o addirittura previsto la crisi è vero (anche qui da noi, i ragazzi di Iceberg finanza, ad esempio, un blog sul tema, ci erano andati vicini…), come è vero che sia stato lasciato in sordina. Sul secondo punto, che è ancora vero, riscontro un errore di fondo: siamo d’accordissimo che gli strumenti di finanza derivata siano creativi, ma non certo innovativi; penso però che sia ingenuo credere… Leggi il resto »

maurizio
maurizio
22 Maggio 2011 14:06

everardo ho scoperto RadioPereira solo di recente grazie ad un mio amico che è diventato un contributore. Sfogliando le varie rubriche mi sono imbattuto nei suoi pezzi che trovo molto puntuali e chiari. Io non sono un economista ma avendo un pò di tempo libero, sono sottooccupato, mi sono detto che era utile cercare di farmi una mia idea sulla crisi. Così mi sono messo a leggere un bel pò di libbri. La prima cosa che ne è venuta fuori è che non è vero che tutti gli economisti non avessero capito quello che poi è successo. In realtà un… Leggi il resto »

everardo dalla borsa
everardo dalla borsa
24 Febbraio 2011 12:10

Caro signor Gaio, sarebbero tante le soluzioni possibili da applicare al sistema bancario, per ridurne lo strapotere e gli squilibri; ma non c’è nessuno che ci si mette di traverso, come dice lei, semplicemente perchè le banche hanno infiltrato, o meglio occupato, i governi di tutto il mondo occidentale, di destra e di sinistra!
Per fare un esempio, Goldman Sachs (ma anche Jp Morgan, Merryll Lynch etc…) ha nominato quasi tutto il ministero del tesoro degli Usa, ma non dimentichiamo che anche Draghi, e lo stesso Prodi, sono figli di quella banca…

Gaioing
Gaioing
23 Febbraio 2011 21:33

@Everardo E’ incredibile vedere come i governanti dei paesi indebitati pongano regole di stretto bilancio sempre ai cittadini e mai alle banche. Perché, ad esempio, non si chiede alle Banche Centrali di aumentare la quota di utile netto, da destinare a garanzia, derivante ai soci per effetto della stampa della moneta ( il che equivale a limitare i loro guadagni)? Oppure..perché non si chiede alle banche periferiche una quota maggiore della cosiddetta riserva frazionale? Attualmente tale quota è il 10%. Che significa? Che una banca qualsiasi a cui presti 1000 euro ne deve tenere a deposito solo 100 e gli… Leggi il resto »