L'infermeria in Paraguay di Annalisa

Blas entra al dispensario medico tenendosi una mano al collo. Sta coprendo qualcosa. Controllando mi accorgo che ha un grande cerotto proprio sopra la carotide. È ubriaco. Dice di essersi ferito in mattinata ma ancora non si capisce come. Annalisa lo accoglie in infermeria ma pretende che le faccia compagnia perchè il ragazzo è sempre molto aggressivo e non è la prima volta che tenta di metterle le mani addosso. Quando la precarissima medicazione scompare scopriamo il suo disagio: ha un vistoso taglio al collo. Era meglio se non guardavo.

Una scaramuccia finita a coltellate, un classico dei tempi che corrono. Qualche punto di sutura ed il ragazzo abbandona il centro. Questa è solo una delle tante persone che quotidianamente affollano la guardiola di Annalisa. Dopo Zambia, India e Cile questa volta l’infermiera pesarese è approdata in Paraguay. In piena autonomia si sta da tempo misurando con se stessa improvvisando medicazioni e cure alternative per ogni tipo di preoccupazione. Un’esperienza indimenticabile che farà di lei ben piu di un’infermiera. Ma per la maggior parte degli italiani Annalisa sta sprecando il suo tempo.

Nel nostro paese conta davvero poco una formazione del genere. Molto piu rilevante per Annalisa sarebbe dimostrare continuità in un reparto ospedaliero locale. Poco importa se per anni si ha solo misurato pressione, inserito aghi cannula o cateteri vescicali. Tutto viene inghiottito dalla parola “esperienza”.

Esperienza com infermiera

Per essere considerati esperti occorre dimostrare che un periodo di lavoro, meglio se piu lungo possible, sia garantito da una fonte veritiera. Ossia, ci si accerta che il soggetto abbia obbedito alle consegne per più tempo possibile. E questo succede per qualsiasi mestiere. Senza questi due fondamentali criteri a nessuno viene concesso il diritto di esibire il proprio talento. Certo, a patto che la bellezza dell’individuo non superi di gran lunga i canoni standard.

Ma ci meritiamo davvero tutto ciò? Vedremo mai appagare i nostri sforzi in un paese come questo? Sarà forse grazie a questi luoghi comuni che quasi il 30% dei nostri ragazzi si trova senza lavoro? Perchè sono sempre di più le persone che si iscrivono all’università ma sempre di meno solo quelle che lavorano? Ma soprattutto come possono i giovani italiani accumulare esperienza se il lavoro viene loro negato perchè di esperienza non ne hanno?

Qualcosa sta andando storto. È proprio grazie a questa società “ancestrale” che i nostri ragazzi crescono, oggi, con la fretta di accaparrarsi un posto di lavoro il prima possible per battere la concorrenza. Superati i vent’anni, se va bene, ci sono tre tappe fondamentali che ciascuno di noi dovrebbe completare per scacciare il fallimento: lavoro, matrimonio e figli. Le stesse tre del Medioevo. Un paese che non investe sui giovani è un contadino che non semina: la chiusura del ciclo è alle porte. Mi capita spesso di investigare sulle cause della presunta scomparsa di solidarietà nel nostro paese e quasi sempre giungo alla conclusione che siamo un pò tutti in allarme umiltà. Si, occorrerebbe una graduale distribuzione di umiltà, cosa che finora è riuscita solo a due grandi guerre, una a poca distanza dall’altra. Speriamo non ne serva un’altra per farci rendere conto che la vita va avanti.

Chi aveva trent’anni negli anni cinquanta ringraziava di non essere morto e si dannava l’anima per ricostruire un paese migliore. Noi che trenta li abbiamo adesso temiamo che la nostra vita e la nostra famiglia scivolino, un domani, nella voraggine della povertà. Forse qualcuno a ridosso delle due generazioni ha goduto un pò troppo. Madri, padri, o voi che siete diventati nonni e riempite il giardino di oggetti inutili grazie alle vostre pensioni da favola, guardatevi in faccia e ammettetelo: in fondo lo sapevate di stare segnando i vostri debiti sul nostro conto.

Esperienza unica con i bambini

La vita è molto breve e, invece di annientarla con ritmi sempre più frenetici che altro non fanno che offuscarne la bellezza, dovremmo darci da fare affinchè i nostri posteri non debbano faticare troppo per vivere. Non chiediamo troppo. E pensare che non dovremmo nemmeno chiederle certe cose. Forse il traguardo sarà raggiunto solo quando noteremo che la nostra voglia di cambiare il mondo non si spenga ai venticinque anni.

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