Mabel é sempre stanca. La “Nikita” al quale eravamo abituati ora passa i pomeriggi disegnando al tavolo. Sappiamo che da tempo lavora in un negozio come donna delle pulizie ma, dati i suoi appena undici anni, forse é il caso di chiamarla “bambina delle pulizie”. All’iprovviso, in un giovedí di pioggia, entra in infermeria e si sdraia sulla barella. Non vuole che Omar e Hilda, i responsabili del centro, si accorgano della sua stanchezza. Sappiamo di non poter fare troppe domande o non otterremo nulla. Forse é meglio che lasci lei ed Annalisa sole nella stanza.
La sera Annalisa mi riporta dei ritagli di conversazione che insieme esaminiamo:
– Mabel confessa inconsciamente che il bar in cui lavora puzza molto e per pulirlo tutto, a volte, impiega fino a tre ore. Anzi, fino alle tre di notte.
[Bar? Notte?]
– Dice di essere stanca di ballare.
[Ballare?]
– Chiede ad Annalisa perché io non le metta mai le mani addosso.
Direi che é abbastanza. Noi, che eravamo rimasti ad un qualsiasi negozietto, quasi rabbrividiamo. Come abbiamo fatto a non accorgerci di nulla?
Sappiamo che le sue tre sorelle di tredici, quindici e diciassette anni si prostituiscono ormai da tempo. Ovviamente spronate dalla madre. Ovviamente OBBLIGATE dalla madre, chiedo scusa. Manca solo un elemento a completare la triste famiglia.
Un colpo troppo duro per noi. Tra quattro giorni lasceremo il Paraguay, il nostro tempo é scaduto. Cosa sará di Mabel? E di Natalia, Clara, Noelia, Jessica, Analia, Celeste, Rebeca, Isabel. Chissá quante poi ne sto dimenticando. Non possiamo pensare di abbandonare i nostri colleghi proprio nel momento in cui hanno piú bisogno di noi. Come faranno Omar, Hilda, Graciela, Emy e Felix con i settantacinque ragazzi che abbiamo registrato, pesato, educato ed adorato insieme. Qualcuno ci deve sostituire. Qualcuno di voi. Chiunque cerchi di abbassare, o addirittura azzerare, i propri standard per qualche mese in cambio di eccezionali dosi di umiltá. Chiunque voglia contribuire con un progetto laico che nasce dalla volontá di fare bene alle persone del proprio marciapiede. Chiunque si sia per un attimo dimenticato di quanto sia bella la vita che sta vivendo.
Io sono sempre qua.