La famiglia Seguel Albornoz

Dal finestrino vedo il sole scomparire dietro le spoglie vette della Patagonia cilena. Grazie di tutto. D’ora in poi il gelo avvolgerá qualsiasi cosa. Lo stomaco brontola, per l’ennesima volta mi é stato garantito un pasto a bordo dell’autobus ma per l’ennesima volta non ho visto nemmeno una mollica. Penso a ció che Tavo mi disse a Puerto Madryn: pare che proprio a Puerto Natales ci sia una famiglia che ospiti qualsiasi turista in cambio di un semplice sorriso. Beh, ovviamente Tavo non ricorda mai nomi di cittá, cose e/o persone, ma la speranza non muore mai. Immagino quanto possano influire gli effetti delle droghe sul cervello di una persona, soprattutto a distanza d’anni. Poi torno in me. Cercheró e troveró questa famiglia, dunque. Costi quel che costi.

Mancano pochi chilometri a Puerto Natales ma nessuno a bordo dell’autobus sa spiegarmi esattamente dove scenderemo. Ho una mappa della cittá ma non me ne faccio nulla. Pare che in Cile gli autobus lascino i passeggeri sul marciapiede di fronte all’ufficio della propria compagnia. Rimpiango un pó gli autobus Argentini. Ridendo e riflettendo mi ritrovo in mezzo ad una strada buia. Manca poco a mezzanotte. Silenzio tombale, stranamente neppure un cane che abbaia. Placo in corsa una vecchina che si sporge per lanciare dei bidoni per strada e le chiedo indicazioni. Solo dopo averla ringraziata, nonché salutata, mi accorgo di non aver capito neppure una parola di ció che mi é appena stato detto. Il gelo si allea con la fame e, consapevoli di stare agendo in un’ora della giornata a me totalmente sfavorevole, organizzano un tiro ben piú che mancino. Momenti difficili, penso parolacce ma non le dico.

Ad un certo punto noto una serie di night club e ricordo che Tavo, che quelli li conosce bene, mi aveva fatto un bel discorsetto circa la loro legalitá in territorio cileno. Devo essere vicino. Dopo qualche isolato scorgo un ristorante ancora aperto. Mi ci getto a capofitto. Mi accoglie un signorotto baffuto con una pettinatura in stile “Il Nome Della Rosa” il quale mi invita a sedermi al tavolo. In poche domande mi rendo conto di essere arrivato a destinazione. Forse la fortuna esiste davvero. Chiedo di poter alloggiare li ed immediatamente si svela l’arcano: é proprio la famiglia che stavo cercando! Vengo accolto nel migliore dei modi: dalla cucina del ristorante esce Gloria con un piatto di riso che non esista a regalarmi. Non lo mastico, lo bevo. Dopo qualche minuto Oscar e Gloria mi presentano i loro tre figli: Enzo, Gustavo ed Allison. La famiglia é ora al completo.

Il loro ristorante é aperto solo di notte, dalle dieci alle sei della mattina. In principio sembra un orario alquanto strano ma la moltitudine di night club legali presenti nella zona mi aiuta a comporre il quadro finale. Mi fermo a parlare con loro tutta la notte e Gloria mi racconta le incredibili esperienze che in passato hanno fatto crescere nel mondo di Couch Surfing il loro nome, appunto “Familia Seguel Albornoz”. Vantano il record mondiale di persone ospitate in una sola notte: 21! Hanno ospitato greci, canadesi, israeliani, coreani, portoghesi.. ma i sempre presenti da queste parti sono gli italiani. “Certo, la maggior parte passa di qua a causa dei night club legali – dice Gloria – (vergogna, ndr.) ma anche perché gli Alpini sono soliti allenarsi da queste parti.. nel meraviglioso parco Torres Del Paine!”

Parco Torres Del Paine

Il Torres Del Paine é un parco meraviglioso che si estende a nord di Puerto Natales, Patagonia cilena. Migliaia di persone giungono ogni anno da qualsiasi parte del mondo per affrontare uno dei trekking piú belli e difficili di sempre. Quando é caldo sono tredici gradi, quando é freddo non ve lo dico. Ma ci ho provato, io. Due settimane intere di diluvio universale mi hanno costretto in una tenda a mangiare fagioli in scatola. Tutto da rifare. Provateci voi se ci riuscite. E magari mandatemi anche qualche foto delle due torri naturali che danno il nome all’intero parco. Maledetta sfortuna.

Parco Torres del Paine: Puerto Natales, Patagonia cilena

Si senta dunque, chiunque passi per Puerto Natales, obbligato ad alloggiarsi presso la casa della famiglia Seguel Albornoz, non scherzo.

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