Archivio 2008–2020 · Resistere al brutto ✈ Canale Telegram

Home › Politica › Gli ultimi anni di Silvio Berlusconi

Santoro, B. e la nostra assuefazione

Santoro, B. e la nostra assuefazioneD’accordo, in un paese normale nessun magnate – che ricchezza di significati assume nel caso questa parola… – sarebbe mai diventato Presidente del Consiglio conservando di fatto l’intestazione di tutte le sue innumerevoli aziende.

D’accordo, in questi 17 anni le voci contro il conflitto di interessi di B. si sono via via affievolite spalancando la strada in tutto il paese a emuli di diversi orientamenti politici. Il tutto nella sempre più passiva indifferenza della maggioranza delle persone e nella complicità del Pd di D’Alema (leggi ‘patto della crostata’ che portò alla bufala della bicamerale salvando B. sul bordo del baratro politico).

D’accordo, ci meritiamo tutto questo, ma almeno vogliamo dire che il passaggio di Santoro – l’autore più remunerativo per l’azienda pubblica RAI capace di fare il triplo di ascolti e incassi pubblicitari della media di Rai2 – a LA7 consuma non solo una vendetta politica ma soprattutto un enorme danno al massimo concorrente di Mediaset, cioè di B.? E che B. ha fatto questo da Presidente del Consiglio?

C’è ancora qualcuno che sostiene che il conflitto di interessi di B. è un’invenzione?

Mi chiedo se, come e quando i cittadini che hanno votato B. in questi anni indennizzeranno gli altri di tutti i danni fatti al paese dal conflitto di B., che vanno molto al di là della più o meno adeguata competenza politica e amministrativa di un uomo di stato.

Pereira

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>