Scagionati i germogli di soia: sarà mica la carne la responsabile di tutto?
Sono già 22 i morti, e oltre 2mila le persone contagiate in Europa (1500 tedeschi, altri 500 in altri stati) dal misterioso batterio killer, diffusosi dalla Germania nelle altre regioni del continente. Il suo ceppo è stato identificato: è nuovo ed è altamente tossico, nonché resistente ad alcuni antibiotici. La provenienza sembrava indicare cetrioli importati dalla Spagna, ma l’ipotesi si è poi rivelata inesatta. Come anche una voce che la attribuiva ad una partita di pomodori. Ed infine è di poco fa la notizia che anche i germogli di soia, ultimo sospetto degli “investigatori sanitari”, non c’entrano proprio un bel niente con l’epidemia in corso, e che la maggioranza dei controlli effettuati su questi campioni ha dato esito negativo. L’incertezza è tale che per domani è stato convocato addirittura un consiglio straordinario dei ministri dell’agricoltura europei sull’emergenza in atto.
La contaminazione che sta mietendo tutte queste vittime è ad opera di un batterio, E.coli 104, in grado di produrre una tossina letale.
L’ Escherichia coli vive abitualmente nell’intestino umano, anzi lo aiuta a funzionare. Ne esistono però numerosi ceppi, di cui molti quasi sconosciuti, ed altri altamente nocivi, come quello che produce la tossina Shiga, che può causare la Sindrome emolitico-uremica, la causa delle vittime dell’infezione in Germania. La malattia si manifesta con una forte anemia, ridotto numero di piastrine nel sangue e insufficienza renale acuta. I primi sintomi sono diarrea emorragica, febbre, vomito e forti dolori all’addome.
Il batterio in questione si trasmette attraverso cibo e acqua contaminati, così come attraverso il contatto con animali. Gli alimenti principali responsabili di questo tipo di infezioni sono latte non pastorizzato e formaggi, carne poco cotta, verdure consumate crude come spinaci o lattuga, ed anche succhi di frutta non pastorizzati.
La cosa interessante è che nessun mezzo di informazione ha riportato che un’epidemia simile è avvenuta già negli Stati Uniti, dove un batterio simile, l’E.coli 0157h7, ha causato parecchi morti, diversi anni fa. Si trattava sempre di Escherichia Coli, e si trattava sempre di sindrome emorragica. Che causò la morte anche del figlio di una esponente del partito repubblicano!
In quel caso si arrivò all’origine dell’epidemia, che risiedeva nella carne di bovino.
Un film-documentario indipendente, “Food Inc.”, ci racconta come i grandi allevamenti di bestiame alimentino i bovini con il mais – anziché con fieno ed erbe – perché a più basso costo e più facilmente reperibile nella grande distribuzione. Solo che il mais in natura non farebbe parte della dieta del bovino, ed il suo uso finisce per produrre, negli stomaci degli animali, dei ceppi di Escherichia coli più pericolosi e dannosi, perché resistenti agli acidi. Mutazioni di E.coli più imprevidibili e pericolose, quindi. Ed ancora solo parzialmente conosciute.
Negli allevamenti intensivi, le bestie vivono ammassate una vicino all’altra, e soprattutto a contatto con i propri escrementi.
In queste precarie condizioni igienico-sanitarie, gli animali finiscono al macello, dove vengono lavorati in massa, e le carni si contaminano facilmente dei colibatteri dei loro escrementi.
Carni così prodotte, distribuite nei fast-food o nella grande distribuzione, se poco cotte possono immettere nella catena alimentare umana i peggiori ceppi di E.coli.
A documentazione di quanto vado dicendo, guardate un estratto del documentario in questione, dal minuto 6,30 circa (ma vi consiglio di guardarvelo tutto, perché molto interessante!), che vi impressionerà non poco, anche per le condizioni disumane in cui sono tenuti gli animali degli allevamenti industriali! Come potrebbero non nascerne malattie?
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Tornando all’Europa, è la stessa Oms ad allargare il tiro, sostenendo che non solo le verdure, ma la carne stessa potrebbe essere sotto accusa per l’epidemia tedesca.
Giustificando le proteste delle associazioni di categoria dei coltivatori, che lamentano danni pesantissimi sui consumi di ortaggi dei cittadini europei, a causa dei primi allarmi lanciati verso cetrioli, pomodori e germogli di soia.
E dell’alibi offerto a misure protezionistiche come il blocco delle importazioni verso la Russia.
L’Italia è infatti il principale produttore di frutta e verdura dell’Ue.
In un’intervista a “Repubblica” il professor Mauro Moroni, direttore della clinica di Malattie infettive dell’Universita’ di Milano ha spiegato che per combattere l’E.coli va inanzitutto capito attraverso quali cibi sia giunto a noi.
Oggi non esiste più la regionalizzazione degli organismi – ha spiegato il medico- visto che con la globalizzazione viaggiano concimi, alimenti e animali attraverso il mondo con velocità incredibili: “Dai frammenti di acido nucleico può emergere un microorganismo in grado di fare cose (grazie alla globalizzazione) che prima non era in grado di fare”.
Che sia tutto qui il problema?
Non sappiamo ancora quale sia la causa delle morti in Germania – che fosse nella carne degli hamburger o nella salsa di senape o chissà dove – ma appare lampante che sia il caso di cambiare il sistema produttivo, che mette a repentaglio la salute umana in favore di risparmi e quindi guadagni più alti per le multinazionali.
Dopo il morbo della mucca pazza, l’influenza aviaria e quella suina, non sarà forse il caso di cambiare almeno l’industria alimentare, che sacrifica l’igiene e la salute degli animali da macello, e di conseguenza la nostra?
Everardo Dalla Borsa
L’argomento dell’invidia è solo ridicolo. Se non sbaglio anche Berlusconi è solito adoperarlo contro chi gli muove delle critiche.
Le mie argomentazioni possono essere noiose, ma crescendo mi allontano sempre più dagli slogan e cerco di approfondire le conoscenze prima di prendere partito. Questo aumenta i dubbi e le confusioni, è vero. Ed aumenta anche la “noiosità”, perché mettere a confronto tesi cercando di tenere in considerazione dati e numeri è sicuramente meno avvincente che scannarsi in un talk show televisivo brandendo frasi fatte o postare link e appelli su internet su ogni argomento senza preoccuparsi di stabilire se hanno una qualche base di verità o salire su un palco in piazza e mandare TUTTI vaffanculo. La complessità delle cose non può diventare una scusa per la disillusione e il disimpegno, ma è anche vero che deve essere tenuta in considerazione nell’affrontare le questioni che ci riguardano tutti.
La metafora del bambino che gioca col fuoco la trovo molto significativa: quando l’uomo ha conosciuto il fuoco immagino che abbia imparato a “gestirlo” con molte difficoltà, a costo di tantissime vite umane e distruggendo chissà quanta parte di natura. Ma il fuoco ormai c’era, era lì ed era assurdo pensare di “rimangiarselo” e non adoperarlo. Col tempo, tanto tempo, l’uomo ha imparato ad “addomesticarlo” facendosi meno male possibile, per esempio tenendone i bambini lontani. Questo vale per tutte le “scoperte” umane: l’agricoltura, la chimica, il motore a scoppio, ecc.
Il progresso ha dei costi, anche umani. Ma pensare di abortirlo è assurdo; tra l’altro è un atteggiamento che fino a poco tempo fa apparteneva alla “destra reazionaria e conservatrice” e che oggi purtroppo io mi ritrovo tra i piedi a “sinistra”.
x il dibattito
Certamente, concordo con Everardo!
Esiste una coscienza collettiva tutta da formare, allo stesso modo in cui nell’Universo esiste il campo dei campi, il campo del punto zero (ZPF brevemente)!
Einstein che per primo ha intuito questi nuovi confini
era solito dire: ” alla fine esiste solo il campo”.
Che significa?
Dopo Einstein ,la fisica quantistica ha penetrato i segreti dell’universo meglio di chiunque altro.
Ebbene… le trasformazioni energetiche a livello microscopico non avvengono direttamente tra le entità energetiche interessate. Non esiste che A cede energia a B direttamente.
Bensi’ esiste che A cede energia a ZPF e ZPF la cede a
B!
Quindi, tra le entità energetiche dell’Universo,esiste un substrato connettivo di altre entità che appaiono
e scompaiono continuamente (appunto lo ZPF) e nel farlo permettono gli scambi energetici di tutto il resto .Senza questo substrato non esisterebbe la stabilità dell’atomo e quindi dell’Universo!
E’ come se esistesse una coscienza collettiva dell’Universo!
L’uomo comune stando sulla Terra non si accorge dell’esistenza di questo ZPF, anche se alcuni fisici sostengono che la gravità o inerzia che ciascuno di noi percepisce altro non sarebbe che una nostra difficoltà ad accelerare contro lo ZPF.
Ma se diventi un astronauta e vai sulla Luna, lo ZPF ti fa diventare un nano e distanze che sulla Terra percorreresti in 20 minuti, nella Luna le percorreresti in qualche ora!
E’ la conoscenza di questi fenomeni, a mio avviso, che ti aiuta ad auto-formarti dei limiti alla tua grande potenza di essere umano evoluto (vedi precedenti interventi)!
Almeno a me ha fatto questo effetto!
Se spengo un po’ la mia potenza …creo un po’ di coscienza collettiva che serve a riequilibrare il pianeta Terra, come dice giustamente Everardo.
ps
ZPF abbreviazione di Zero Point Field
Bella discussione davvero. Complessa.
A proposito di pensiero unico, ho letto recentemente di come l’intelligenza collettiva sarebbe di gran lunga superiore a quella individuale, se solo sapessimo attivarla…
Se poi contiamo che la capacità di elaborare informazioni dell’inconscio è migliaia di volte più potente di quella conscia (come mi pare dicesse il sig.Gaioing anche qui, un pò di tempo fa…) deduciamo facilmente di quanto siamo piccoli e limitati…ma con potenzialità enormi.
Posso solo aggiungere, a conferma di quanto da voi detto, di essere sicurissimo che una evoluzione positiva possa arrivare solo quando ci si sarà almeno un pò avvicinati alla riduzione delle disuguaglianze sociali. Non ho la ricetta purtroppo signor Maurizio, ma sono come lei molto convinto che l’uscita vera dalla crisi possa venire dalla redistribuzione del reddito, dall’abbandono dei tagli allo stato sociale, da una vera attenzione all’ambiente (perchè la green economy ancora è solo nelle bocche di chi la pronuncia, ma avrebbe le potenzialità per diventare la vera nuova rivoluzione, dopo quella industriale del 700…)…e forse pure dalla sottrazione di potere alle lobby bancarie(che oggi tramite gli organismi sovrannazionali controllano continenti interi…)?
A me piacciono molto i vostri commenti, mi piace anche everardo che prende posizione con passione. Sono un tantino annoiata da mirkofabbri, se ho capito bene Ginobili l’invidia la vede lì. Anche io la vedo lì, comunque giro per la rete è discussioni così profonde su questo tema non ne ho trovate. Grazie a tutti
X mirkofabbri
Dipende se si salta direttamente dal secondo o si passa dal terzo, nel primo caso potrebbe nascere un grande senso di frustrazione che potrebbe portare a criticare per invidia tutti quelli passati al terzo, nel secondo caso anche in mancanza di risultati si arriverebbe ad uno stato di pace per aver agito, e agito in buona fede. Io mi trovo in questo momento nella fase 2, come lei, bloccato da un lavoro in banca e dalla cravatta…. Complimenti al signor gaioing per l’ultimo commento, purtroppo anche io penso che l’uomo, con il nucleare, stia trattando con cose che non conosce, come un bambino che gioca con il fuoco… speriamo bene, per domenica e lunedì, saluti.
@Mirko Fabbri
Non lo so…sono stato a quanto mi ha detto il presidente del Comitato Salute e Ambiente di Sassoferrato
che giustamente ha ritenuto di non rischiare una denuncia.
@Maurizio
Concordo .La complessità è il motore della scienza e della conoscenza, ma solo studiando la natura
si capisce,per contrasto, come funziona la complessità dei sistemi umani.
Il fatto è che sulla terra è apparsa una razza anomala (rispetto al resto della natura) , l’uomo, capace di una grande potenza per giunta intermittente.
La potenza basale di un uomo per unità di peso è mediamente 1 watt/kg, ma un atleta può arrivare, ad intermittenza, a una potenza anche a 1000 watt/kg.
Il sole invece ha una potenza di 2/10000 watt/kg quindi infinitamente più bassa.
Ma il sole ha creato la vita sulla terra, proprio perché il suo modo di dispensare energia nel tempo (appunto la potenza) è basso e costante (anti-intermittente).
Quindi noi esseri umani dovremmo imitare il sole , ma siamo ben lontani dal farlo.
La nostra superiore potenza intermittente genera complessità.
Roberto Vacca, eminente studioso di sistemi complessi , già nel 1976, scriveva un saggio lungimirante dal titolo “il Medioevo prossimo venturo”, alludendo al pericolo di una grande regressione per il mancato controllo dei sistemi complessi in cui ci siamo inoltrati.
@Gaioing.
io mi riferivo allo “status” di cui parla il sig. Ginobili nel suo commento.
per curiosità: saprebbe indicare qualche riferimento della “legge per la propaganda finale nei referendum”?
@No-r-Way.
non l’ho mica capita! (sempre che fosse una battuta).
il dibattito è interessante ed allora aggiungiamo qualche considerazione. Il mio insistere sulla complessità e sul fatto che dovremmo sempre partire dalla consapevolezza di un sapere quantomeno relativo nasce dall’ esperienza personale per cui ogni qualvolta si è pensato di avere compreso un qualche aspetto ci troviamo con delle sorprese e forse ci sono più punti di domanda che verità. La ricerca scientifica è la storia di conoscenze che avvengono tramite conoscenze e una volta arrivati ad una risposta bisogna risolvere nuovi dilemmi, il più delle volte più complessi. Da quì il mio scetticismo sull’ onnipotenza della scienza che vedo sempre più emergere e che è anche il frutto di come i ricercatori si pongono di fronte alla gente. Ho un grande terrore del pensiero unico, ove esso si annida. La storia del ventesimo secolo è storia di pensieri unici, ultimo dei quali quello del neo-liberismo che, nascondendosi dietro una teoria economica, ha sviluppato un sistema socio-politico che ha prodotto la crisi in cui siamo. Ma il nazi-fascismo ed il comunismo sono stati pensieri unici. Non considero questi due movimenti equivalenti, al contrario sarebbe utile discuterne le enormi differenze, ma il loro risultato finale ci dovrebbero fare riflettere che ogni qual volta si prende la via del pensiero unico si va incontro a delle tragedie. Ed è proprio perchè ho superato l’ idea che ci possa essere la VERITA’ che ho ritrovato l’ ottimismo della ragione. Il problema è che si tratta di iniziare un processo, già altre volte utilizzato come l’ illuminismo, che permetta di articolare il pensiero sapendo che ogni risposta sarà parziale ed avrà anche componenti “sbagliate”, insomma qualunque risposta ad un problema non sarà risolutiva. Per questo guardo al futuro con la consapevolezza che se saremo capaci di includere e non escludere potremo dare risposte più appropriate. Sfido chiunque a darmi la ricetta di come si esce dalla crisi. Questo ragionamento non ha nulla a che fare con essere più o meno radicale. In alcune cose ritengo di essere molto radicale. Ha a che fare con l’ idea che dal confronto possa nascere una risposta forse migliore sicuramente più condivisa e dunque più percorribile. Dovremmo avere imparato che giustizia e libertà vanno di pari passo ed ogni qual volta una delle due cerca di prevalere sono guai. Molti sostengono che ci siamo liberati dalle ideologie, io non concordo, ma certamente non le abbiamo sostituite con solidi valori di riferimento.
Il mondo occidentale negli ultimi venti anni ha incrementato le diseguaglianze ed è interessante come questo abbia coinvolto non solo le classi più deboli ma anche quelle più benestanti. Se partissimo dai dati ci accorgeremmo e forse faremmo ragionare tutti che avere in mente una società meno diseguale sarebbe utile per tutti, e non solo per criteri di giustizia. Tutti staremmo meglio anche chi già sta bene. Io non so se esiste e supereremo un terzo status, so che bisognerà dare delle risposte a quei milioni di giovani che vivono una condizione di precarietà e di incertezza che non gli fa sognare un futuro. So che bisognerà dare delle risposte al rapporto con la natura che sia sostenibile. Ma so anche che la natura umana è fatta di molte componenti, del buono e del cattivo che è dentro ciascuno di noi. E dunque bisogna confrontarsi con i problemi consapevoli che l’ uomo è un essere sociale ma anche istintuale ed “egoista”. Insomma far quadrare il cerchio non sarà facile ma certamente gridando ed escludendo sarà ancora più complicato
maurizio
Cosa c’è dopo il terzo status ?
Dipende!
Ora ci troviamo in uno spartiacque chiave dell’evoluzione.
Finora,per evolvere, abbiamo sfruttato le risorse terrestri e i vari spartiacque
energetici si sono accorciati sempre di più come logica conseguenza del teorema entropico.
Se continueremo con questa visione energetica entropica, l’evoluzione finirà.
Se al contrario sapremo servirci dell’energia che viene dall’Universo , ovviamente nelle forme dovute, andremo ben oltre il terzo status.
Il problema è che l’energia dallo spazio è sottile e tutti possono potenzialmente impossessarsene ovvero cambia il rapporto col potere.
Che significa?
Quando la fase energetica della caccia e della raccolta si sta esaurendo, i capi tribù fanno erigere grandi templi a torre costruiti col legname. In questo modo empatizzano grandi masse e creano le condizioni per il reperimento di tante braccia da impiegare nella agricoltura (successiva fase energetica).I capi inventano l’ossequio divino per creare le condizioni della nuova era.
Allo stesso modo oggi il potere cerca di convincerci che il nucleare è ineluttabile.
Mi ero preparato per una conferenza divulgativa sull’energia nucleare a Sassoferrato ma
al locale comitato è stato intimato di rispettare la legge per la propaganda finale nei referendum
ovvero:
-niente audiovisivi
-possono parlare in piazza solo gli aderenti ai comitati che hanno promosso il referendum.
Ovviamente, nel rinunciare, ho pensato che siamo alla frutta!
Il potere è da sempre così, ma nulla può fermare la divulgazione delle nuove scoperte della
scienza moderna. Dipende solo dai cittadini impossessarsene.
I ninja arcieri con le frecce di fuoco!
cosa c’è dopo il terzo “status”?
Buona sera a tutti, trovo molto interessante sia l’articolo che i commenti e aggiungo i complimenti per questo spazio aperto al libero scambio di idee. Ho trovato questo articolo cercando su internet notizie sul batterio killer e trovo l’ipotesi del sig. Dalla Borsa piuttosto plausibile ammettendo, forse fuorviato da diversi ortaggi (depistaggi?) , che non ci avevo lontanamente pensato, pur conoscendo il documentario citato. Certo è che se fosse così molti meccanismi di insabbiamento potrebbero essere già in azione, ho questa sensazione… a mirkofabbri consiglio di riflettere sul terzo status della maturazione ideologica paventato dal signor Dalla Borsa, trovo che fermarsi allo stadio del dubbio sia da accomodanti, direi da “quieto vivere”, forse per necessità o per non risultare troppo “rompi-palle” al sistema vigente nel quale avanzando con l’età si è sempre più amalgamati, volenti o nolenti. Ammirazione dunque per il signor Everardo, per il suo impegno e la sua presa di posizioni, gratuitamente per puro spirito civico e oserei dire di Resistenza, in bocca al lupo.
Io voto sì ovunque perchè amo la fisica moderna,
e considero Cartesio e Darwin pensatori sorpassati.
Cartesio pensava che con la matematica si poteva prevedere l’universo, si può forse prevedere Fukoshima?
Darwin pensava l’uomo come separato dalla natura in continua lotta con essa per evolvere e per controllarla.
Con queste visioni è del tutto logico che imperino le lobby, nel nucleare, nella gestione dell’acqua e ovunque.
Per fortuna la fisica moderna sta dimostrando esattamente il contrario in entrambe le questioni.
L’universo è una ragnatela energetica interconnessa ovunque,tanto che, se usiamo un forno a micro onde, le variazioni di campo che produciamo, le sentono le galassie più lontane.
L’uomo è energia interconnessa con questa ragnatela e può solo migliorare se percepisce empaticamente questa situazione.
La natura non si domina, questo è finto progresso.
Con la natura ci si sforza di mettersi in fase.
Non mi sento “un sacerdote” che vuole convincere gli altri,aspetto semplicemente, dal risultato che ci sarà, se i cittadini italiani stanno progredendo in questo senso di empatia con la natura-universo.
Apprezzo sia Everardo che Maurizio .
In fondo entrambi esprimono semplicemente il proprio modo di essere energia.
Non si preoccupi Mirko, non me ne ho a male di certo!
Posso dirle una cosa, e spero che non se ne abbia a male lei, questa volta?
Da cosa deduce la mia incrollabile fiducia in un qualche dogma, che propugnerei qui? Dal suo argomentare, parrebbe quasi che sia lei, a pensare di poter essere il giudice con la verità in tasca, lo sapeva?
E’ sicuro di non confondere questa supposta “bigotteria” con una semplice presa di posizione?
Che cosa le fa pensare che io abbia acriticamente sposato una tesi, senza essermi posto alcun dubbio?
Cosa peraltro tipica degli individui più stupidi e superficiali, nella cui categoria mi pare mi faccia rientrare.
Ma non mi offendo di certo, anzi le dirò di più, sono contento di poter replicare a questo commento!
Mi ha visto come un sacerdote, e la cosa mi risulta pure simpatica, visto che sono “quasi” anticlericale…E dico “quasi” perchè, avendo conosciuto missionari i cui insegnamenti mi hanno toccato profondamente, non sono mai riuscito ad eliminare un certo dubbio dalle mie convinzioni. Quindi come vede so che la categoria del dubbio esiste. Solo che forse, essendo vecchio, la fase di cui parla l’ho superata già.
Penso infatti che ad un tempo infantile delle idee preconcette, ed ad uno più giovanile dell’applicazione del dubbio, ne debba seguire un altro più maturo, che chiamerei dell’impegno.
Senza essere cioè tuttologi (a proposito, non penso ci sia bisogno di essere chimici per capire se un documentario sia serio e degno di diffusione: o secondo lei si possono propagandare solo se sono già passati dalla Tv?..), altra cosa di cui mi accusa, si può arrivare, applicandosi ed informandosi, a formarsi un’idea, ed a prendere una posizione conseguente, ed a scegliere di portarla avanti. Che non significa l’aver dimenticato il dubbio. Penso di aver letto almeno un documento al giorno sui temi del referendum, per confermare o mettere in discussione il mio SI ai vari quesiti. Poi però ho dedicato parecchie energie ed ore del mio tempo (che non è affato infinito, glielo assicuro)
alla causa del SI al referendum. Ovviamente senza averci da guadagnare niente, tutt’altro…
In conclusione, sento pacificamente di poter dire che non ho nessuna preclusione preconcetta verso nessuna tesi, ma come lei andrò a votare SI per tutti e 4 i quesiti. Solo che a questo ho voluto aggiungere un impegno, direi un sacrificio, per sostenere la campagna referendaria dei SI. Che ciò sia una cosa seria o meno, lo lascio decidere a lei, che mi sembra molto bravo a giudicare gli intenti delle persone che non conosce!
Con affetto
Potremmo dire che il concetto di gestione di un bene comune, separato dal bene comune stesso, derivi dalle recenti privatizzazioni e dagli scorpori delle reti di distribuzione. Se una volta interpretavamo la telecomunicazione telefonica – o la diffusione di Gas ed energia elettrica, o dell’acqua – come un tutt’uno, adesso scindiamo la rete dal servizio. Con la proprietà del bene comune si intende quella strutturale, che di solito rimane al pubblico, ed il servizio viene invece privatizzato e dato in gestione.
E’però illusorio pensare che il bene comune sia pubblico, se quanto serve alla comunità per usufruire di quel bene è privato. Non possiamo collegarci alle reti telefoniche, o del gas, o elettriche, o agli acquedotti, autonomamente, no?
Certo possiamo dire che la proprietà rimane al pubblico, che assegna i servizi in concessione comunque temporanea. Le acque minerali ad esempio sono statali, ma date in concessione quasi perpetua, a costo praticamente nullo, alle ditte che le hanno in gestione per la vendita al pubblico.
Un concetto da tenere in considerazione potrebbe essere semplicemente che se da un bene si può ricavare un utile, perchè si dovrebbe lasciare ai privati, se è possibile lasciarlo alla comunità?
Detto ciò, devo ammettere di essere abbastanza d’accordo con lei, quando dice che sarebbe preferibile avere in enti diversi la gestione del servizio e la funzione di controllo.
Che poi qui in Italia abbiamo diversi problemi proprio in questa fase di controllo, non dovrebbe essere un argomento della discussione.
Ma ad esempio perchè non prevedere il contrario?
L’attuale legge lascia ai privati le gare di appalto; perchè non lasciare la gestione al pubblico, ed affidare il controllo ad enti indipendenti esterni?
Poi comunque dal proseguo del suo commento vedo che abbiamo fatto gli stessi ragionamenti, e cioè che non si possa affidare la gestione di un bene comune SOLO ai privati. Che così diventerebbe monopolio. E pure che gli esempi attuali parlano di cattiva gestione sia pubblica che privata. Condivido totalmente poi le conclusioni!
Non se ne abbia a male il sig. Everardo dalla Borsa (che tra l’altro io pensavo esperto in questioni economiche, mentre invece debbo registrare che è un esperto anche in chimica, zootecnica, veterinaria e chissà quante altre materie!), ma leggendo questo scambio di opinioni ho una strana impressione.
C’è molto squilibrio tra il sig. Everardo ed il sig. Maurizio, è come se fossero su due piani diversi.
Il sig. Everardo infatti parla con la incrollabile convinzione di possedere verità che altri devono ancora scoprire e quindi il suo argomentare assomiglia a quello di una specie di sacerdote che impartisce la lezione e rivela informazioni sconvolgenti trovate in improbabili documentari che, guarda caso, nessuno conosce o prende seriamente in considerazione.
Il sig. Maurizio invece mi sembra un po’ più “avanti”; parla con prudenza ed ho come l’impressione che questo signore abbia già attraversato la fase “everardesca” delle certezze per approdare ad un più razionale, quanto sconsolante, consapevolezza di “non sapere”.
Per entrare nel merito, è evidente che una persona seria non può considerare fondate né serie le motivazioni che molti dei sostenitori dei vari sì ai referendum fanno entrare ogni giorno nelle nostre case. La complessità delle questioni trattate suggerirebbe di affrontarle con prudenza, senza strilli, senza isterismi, possibilmente con dati tecnici alla mano. E dico questo da persona che il prossimo week-end andrà a votare e probabilmente voterà quasi tutti sì. Questo non mi impedisce di rilevare che molti di quelli che parlano per convincermi a votare sì, se avessero ancora un po’ di tempo a disposizione riuscirebbero con le loro superficialità a convincermi del contrario.
Su una cosa non sono d’accordo con il sig. Maurizio: quando parla del “delirio di onnipotenza che ha contagiato anche molti ricercatori”. Da laico e darwinista preferisco considerare questo atteggiamento come positivo, come parte infinitesimale del cammino in cui l’uomo ha sfidato la natura per piegarla alle proprie esigenze e continuerà a farlo. Non sono mai mancati nella storia umana coloro che si opponevano a questo atteggiamento “progressista”; hanno predetto e minacciato apocalissi ad ogni piè sospinto, hanno classificato i più vari disastri naturali come “vendette divine” o di “madre natura” contro gli “affronti” che gli uomini più illuminati hanno portato nella storia dell’umanità per migliorare le condizioni umane. Fino a qualche tempo fa certi atteggiamenti venivano classificati come “reazionari” e “di destra”, la cosa strana è che oggi io me li ritrovo tra i piedi “a sinistra”.
Direi che la tossina è più o meno sempre la stessa, ma sono i batteri a mutare, a diventare più resistenti, ad esempio agli ambienti acidi o agli antibiotici, come detto qui sopra. Secondo me una cosa, che non definirei assolutamente ideologica ma lampante, risulta evidente da tutto ciò: che si consente al mercato, o meglio ai suoi soggetti più potenti, di fare quello che vogliono con la nostra salute (e quella degli animali). Rimane innegabile infatti che le bestie da allevamento vengano tenute in condizioni degradate, alimentate in maniera inappropriata, e che le condizioni igieniche di lavorazione delle carni siano spesso quantomeno dubbie.
Tutto ciò solo per consentire di erodere margini sui costi ai produttori…
Il batterio forse verrà rintracciato, ma il problema non è qui, ma nel fatto che dovrebbe essere doveroso ridiscutere tutte le condizioni dell’industria dell’alimentazione.
Dalle carni alle coltivazioni di cereali, dall’uso dei veleni chimici agli yogurt pieni di fermenti lattici inutili etc…
Pensi che è ciò che ha detto pure il ministro Fazio!
Il delirio di onnipotenza inizia col pensare di poter fare ciò che si vuole della natura delle cose…
PS: siamo sicuri che ci vengano fornite tutte le informazioni a disposizione, o che qualcosa non sia stato filtrato..?
Per tornare sull’ argomento dell’ informazione e di come si dovrebbe discutere vorrei sottoporvi il problema che sto affrontando per decidere su come votare al referendum sull’ acqua. A parte il fatto che di informazione se ne è fatta molto poca tutta quella che ho sentita è di bassisimo livello e mi ha confuso ancora di più. Partiamo dal problema:
per me l’ acqua è un bene comune. Già su questo poco è stato detto ma nel campo economico esiste molta letteratura su cos’è un bene comune. Che è diverso da un bene pubblico. Dunque se è un bene comune deve essere a disposizione di tutti. Questo almeno in italia già avviene, sia bene che male. Ed avviene sia quando è gestita dal pubblico che dal privato. Allora forsa quel che discutiamo è della gestione di un bene comune. Se è di questo che stiamo discutendo in generale io sono contrario ad una visione ideologica e per me il nodo è il controllo. E sulla base di questo preferisco una gestione separata dal controllo. Dunque sono stato tentato di votare un no al primo quesito ed un sì al secondo perchè trovo assurdo che si definisca per legge quale deve essere il profitto di un’ attività. Non sono contro il profitto anzi credo che il profitto sia inerente ad ogni attività umana in quanto il risultato del valore che si è aggiunto al bene in questione. Ma il profitto dovrebbe essere il risultato di un processo competitivo ed avere in sè altre componenti per cui il profitto non può essere l’ unico parametro di una attività. Questo anche perchè ho ascoltato al festival dell’ economia di Trento Bassanini che perorava che un sì al referendum impegna ad una gestione pubblica, tra l’ altro non solo dell’ acqua. Poi oggi ho ascoltato un altro esperto che ha spiegato come la legge che dovrebbe essere abrograta in realtà sottointende che per legge la gestione di beni comuni DEVE essere privata ed allora mi sono detto che non può una legge stabilire se un bene comune debba essere gestita solo da privati. Per di più sull’ acqua non vi può essere competizione perchè una volta vinta la gara il gestore ha il monopolio, e tutti sappiamo che i monopoli poi non si riescono a controllare. Ed allora penso di votare sì a tutte e due i quesiti. Ma i problemi restano perchè noi sappiamo che la gestione dell’ acqua, ed in generale dei servizi, pubblica non ha dato grandi risultati così come alcuni esempi di gestione privata. Allora il problema è che bisognerebbe separare la gestione dal controllore, il governo non aveva previsto un controllore ed ha cercato di farlo all’ ultimo minuto per cercare di evitare il referendum. Si dovrebbe avere un controllore pubblico e fare delle gare in cui tutti possano partecipare dal pubblico al privato. E quando intendo privato intendo anche forme nuove,ed esempi ne esistono, come cooperative o consorzi. Ed è ovvio che questi debbano avere e fare profitto anche perchè devono investire per mantenere e migliorare il servizio. Allora se avessimo una classe dirigente adeguata avremmo cominciato a discutere quali soggetti nuovi, e dunque aspetti economici ed occupazionali, avremmo potuto mettere in scena.Ed avremmo potuto discutere di come si può remunerare un investimento senza avere come unico obiettivo la massimizzazione del profitto
maurizio
questo è un buon esempio di come di fronte ai problemi complessi si cerca di semplificare. e quando si semplifica si rischia di diventare ideologici, cioè di utilizzare delle categorie pre-definite, per dimostrare il proprio punto di vista. In realtà nella tesi di Everardo molte cose sono corrette così come nella nota di Angela. Dovremmo sempre partire dal concetto che noi sappiamo molto poco e dunque che per cercare di capire ciò che succede dobbiamo utilizzare le conoscenze ed i metodi che abbiamo ma sapendo che ciò che succede potrebbe non annoverarsi nel già conosciuto. Allora questa situazione di allarme sanitario ha due aspetti da cui partire:a) l’ insorgenza di una malattia mediata da un batterio, che è un normale saprofita dell’ intestino degli animali tra cui l’ uomo, che produce una potente tossina, b) la sua diffusione che avviene per contaggio e per trasporto, attraverso un mezzo che ad oggi è sconosciuto. Mentre i due problemi sono collegati il loro essere inerente è indipendente. Per spiegare: se l’ insorgenza di questo ceppo non avesse prodotto una tossina così potente avremmo avuto lo stesso una diffusione del ceppo ma non ce ne saremmo accorti o non saremmo stati così allarmati. Quel che è sorprendente è che da ciò che leggo non riesco a capire ad esempio se la tossina che viene prodotta dal ceppo è la stessa che altri ceppi di E. coli producono e che nel passato hanno avuto effetti simili.Cioè che cosa è mutato? La tossina od altri componenti del batterio? Questo è rilevante per cercare di capire sia le condizioni selettive sia la diffusione. Il quadro clinico che intravedo mi suggerisce che la tossina sia molto attiva tanto che persino la dialisi in alcuni casi non è sufficiente. Allora in questo caso sarebbe da studiare la mutazione e da lì pertire per cercare di capire se vi è stato qualche processo selettivo che ha portato alla diffusione. Per quanto riguarda come questo si diffonde rimango stupefatto da come sia stata gestita, e dunque penso magari sbagliando, anche il processo che dovrebbe portare alla comprensione del vettore attraverso cui avviene. Esistono molti metodi di indagine epidemiologica che dovrebbero permettere di identificare il luogo da cui il tutto parte. Allora o non hanno utilizzato il metodo giusto o il meccanismo di diffuaione è di nuovo tipo ed allora avremmo bisogno di tempo.
Questo è un altro argomento che ci riporta all’ idea oramai predominante che poichè sappiamo tutto dovremmo essere capaci di risposte immediate, è il delirio di onnipotenza che ha contagiato anche molti ricercatori.
Insomma un pò di umiltà e poca ideologia.
maurizio
Come sopra:
“La vera contaminazione non sta nel cetriolo, ma nell’intestino delle persone, nell’intestino intossicato, meglio dire “con disbiosi” (flora intestinale in disequilibrio, letteralmente), pregno di putrefazioni dovute a carni, affettati, latticini, formaggi e derivati, uova e alimenti raffinati e chimicamente manipolati.”
Se continueremo a delegare la cura della nostra salute a terzi, trovare un capro espiatorio sarà sempre la soluzione a facile portata di mano.
Altrimenti perchè non leggere: http://www.disinformazione.it/cetriolo_killer.htm
Infatti, l’Escherichia Coli è un battere presente anche nel nostro intestino. Ma alcuni ceppi di E.Coli sono poco conosciuti e pericolosi. Non ho detto che la dieta dei bovini, ricca di mais, produce l’escherichia, ma una mutazione dei batteri, una selezione di quelli più resistenti agli acidi.
L’escherichia coli entra poi nella catena alimentare umana da prodotti sporchi, contaminati appunto dai colibatteri.
Il punto è che gli allevamenti intensivi, con le loro alimentazioni innaturali e le condizioni di vita degli animali anti-igieniche e anti-umane, portano alla proliferazione di questi ceppi più pericolosi, spesso ad una loro mutazione, e soprattutto fanno arrivare carne contaminata sul mercato.
Le multinazionali del cibo (come le altre) tagliano le spese a discapito della qualità, sacrificando alimentazione corretta, condizioni di vita accettabili per gli animali, condizioni igieniche appropriate.
Poi con la loro forza diffusa, riescono spesso a non far trapelare le reali condizioni di un’epidemia.
Come mostra il filmato qui sopra…
E negli USA ancora, dopo anni, cercano inutilmente di fare una legge che garantisca una qualità minima per gli allevamenti industriali…
Se vuoi leggiti l’articolo odierno su dissertare……
Il tuo batterio non è un misterioso killer….. magari non si sà esattamente da dove arrivi, ciò che è certo è che arriva dalle feci di qualche animale, questo non perchè l’ho scrittoo io, ma perchè detto da molti già in giro per il web, ma anche perchèm basta parlare con un qualsiasi veterinario, o studente del terzo anno di veterinaria, per sapere che l’eschiricchia coli è un batterio che parte proprio da un processo produttivo in cui qualcuno magari è andato in bagno, ma non si è lavato le mani.
Tanto per riportarti un pettegolezzo dell’università di Veterinaria di Torino, di pochi giorni fa, i professori hanno comprato della carne ed hannofatto una coltura di salmonella, alla fine oltre alla salmonella hanno trovato anche altri batteri, compreso l’eschiricchia, che ovviamente erano inaspettati. Non è stata fatta una denuncia, solo ed esclusivamente in quanto era nella tolleranza di processo produttivo.
La dieta della mucca non fa venire o meno l’eschiricchia…… anche tu, ora, in questo momento, puoi avere l’eschiricchia, nel tuo intestino…… l’importante è che non si arrivi a 10 alla 7