Raccontare Lisbona è un impresa gravosa. La città è stata cantata da grandi autori e per me rapportarmi a loro è davvero difficile. Ma ci metto una cosa, che è il cuore e l’umiltà di sapere quanto voglio bene a questi luoghi. Ma un consiglio lo devo dare: “Diario portoghese”, di Mircea Eliade, il grande storico e scrittore romeno di cui è uscita postuma nel 2009 l’edizione italiana. Per passeggiare oggi a Lisbona ho scelto una colonna sonora strana, con la particolarità di avere un’unica, straordinaria, interprete: Ana Moura.

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Una finestra sulla piazza, un abbaino verso il Castello. Praça Figueira ha per me un significato particolare. Mi sono ritagliato un angolino dal quale osservo fisso ciò che avviene attorno a me e il panorama. E rileggere uno dei “Tre sonetti” di Fernando Pessoa, scritti dall’eteronimo Alvaro de Campos e contenuti nel “Poeta decadente” è stato per me fonte di grande gioia: anch’egli la amava. Ve lo propongo, il sonetto sulla piazza scritto a Londra nel 2013, in una mia traduzione, chiedendo scusa a tutti i veri traduttori (chissà cos’è venuto fuori, di certo il cuore!).
Non dimentico piazza Figueira la mattina
quando il giorno è assolato
(come sempre accade a Lisbona),
nonostante sia la memoria vana.
Ci sono cose più interessanti
che quel posto logico e plebeo,
ma amo quello, anche da qui… Sai
perché lo amo? Non importa, andiamo avanti…
Solo le sensazioni valgono la pena
se non possiamo guardarle,
nessuna di loro in me è serena
Del resto, nulla in me è certo
e va d’accordo con me stesso. Le ore belle
sono degli altri, o di chi non le ha.

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Certo, scrivere qualcosa su Lisbona dopo Pessoa è molto complicato. Ma cercheremo di riuscirci, attraverso parole mie e degli altri. La protagonista musicale di questo nostro appuntamento è una persona che che è già nota sia ai frequentatori del nostro spazio sia a chi ama il fado e Lisbona. Tanto nota anche a una serie di musicisti internazionali che ne hanno fatto una icona. Ne abbiamo già parlato: Ana Moura ha incantato Mick Jagger e Prince, e scusate se è poco. Non è l’unica, certo: Mariza, Cristina Branco, Misia, Teresa Salgueiro, Dulce Pontes sono ormai interpreti che viaggiano il mondo partecipando a progetti di vario tipo e con risultati miracolosi. Quel che mi lega ad Ana è una amicizia molto cara e che comunque conoscete. Ricordo una sera in particolare: la andammo a prendere all’aeroporto di Lisbona io e Jorge Fernando, lei tornava da un concerto a Madeira, era stremata, ma volle passare la serata con noi. Ci recammo a cena in un locale che si chiama Casa Toscano do Pasto, in rua Sacramento, verso Alcantara (consigliatissimo!) e ci divertimmo parecchio. Quando cantò, anni fa, nel chiostro di Santo Stefano a Bologna fu così magica che quel luogo risuonava ancor più religioso e profondo. C’era anche quella volta Jorge con la sua chitarra e la serata fu davvero di grande livello.

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Parlando di Lisbona permettetemi una divagazione, perché vorrei fare un paragone fra questa e un’altra città che conosco bene e che dà le stesse sensazioni anche da un punto di vista musicale in questo enorme universo che è Lusitania (che qui permettetemi di considerare nome per tutti i territori che sono stati portoghesi lontani dall’Europa). Certo: qua c’è una forma di melodia molo profonda e la sensualità è data dalle voci; a Salvador è il ritmo che comanda, è il ritmo che è sensuale e le forme delle mulatte che ballano il samba-axe, la versione più rock della musica del Carnevale, fanno strabuzzare gli occhi. Questa passione per Salvador, che troppi, sbagliando, chiamano per semplificare Bahia, ha motivazioni nella sua frequentazione e nell’avere carpito i momenti di festa popolari che là si svolgono. E’ il segreto per un viaggio che sia veramente al centro della realtà, come quello che ogni volta mi vede protagonista a Lisbona o nei suoi dintorni. Mick Jagger lo ha capito, e ha “rapito” Ana Moura per farla cantare con sé all’Alvalade; Caetano Veloso si muove frequentemente fra Brasile e Portogallo e interpreta classici del fado con grande passione. Jorge Fernando stravede per Toninho Horta ed Egberto Gismonti, che vengono dall’altra parte dell’Oceano, e per molto tempo il suo arrangiatore preferito è stato André Duquech, che ha lavorato con Milton Nascimento. Jacques Morelembaum dirige Mariza e così via: una osmosi che d’altra parte è naturale, essendo i due Paesi padre e figlio. In questo caso la famiglia funziona.

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Chiudiamo con un classico in una versione particolare. Il brano si intitola “Vou dar de beber a dor”, do da bere al dolore, un vero e proprio classico che nella versione di Amalia Rodrigues ha conquistato il mondo. Lo cantava anche in italiano, lo sapete benissimo. Il testo è nostalgico: al posto della casa delle donnicciole, dove si andava a bere un “portinho”, hanno messo una impresa di pompe funebri, e quel bicchiere di vino rosso o una ginjinha tanto per chiudere la serata non si potranno più consumare. E’ il segno dei tempi, ma tutto è fatto con grande leggerezza e soprattutto l’accompagnamento in questo caso di Prince dimostra in modo completo che il fado può benissimo assurgere a bene dell’umanità. Noi lo abbiamo sostenuto già e ne siamo più che convinti. Buon ascolto.

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