Ce l’abbiamo f
Il fado ha fatto il suo ingresso ufficiale nella “Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità”. E non diciamo poco. Un riconoscimento atteso con impazienza, comunicato durante una manifestazione lo scorso fine settimana al Museu do fado, la casa madre della candidatura. C’è stato anche un concerto di Jorge Fernando e Fabia Rebordao, c’è stata la presenza di altri grandi musicisti e personaggi dell’ambito fadista: Ada de Castro, José Pracana, José da Câmara, Lina Rodrigues, Anita Guerreiro, Maria Armanda, Duarte, António Zambujo, Maria da Fé, Mário Pacheco, Lenita Gentil, Raquel Tavares e altri. E poi mostre e dibattiti per rendere più incandescente l’attesa. Il fado è patrimonio del popolo e quindi è stata molto giusta questa classificazione nei patrimoni dell’umanità.
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Nel sito dell’Unesco si legge “urban song”, canzone urbana, nella sua accezione più nobile in quanto legata allo sviluppo della città. Il fado nasce nei quartieri popolari della prima metà dell’Ottocento, la Mouraria, l’Alfama, diventa pregnante nei rapporti fra le classi, entra nella cultura portoghese, mischia parole e musica, folclore e poesia, prende dalla canzone rurale trasportandola sui tavoli delle “case” e diventa un vero e proprio punto di riconoscimento, prima per Lisbona e poi per il mondo intero. Lisbona e Coimbra, ovviamente, la città della Beira dove il fado è autoriale e accademico, dove gli uomini cantano, mentre a Lisbona sono le donne che si presentano sul palco (ovviamente ci sono anche grandissimi esempi di cantanti maschi a Lisbona, mentre a Coimbra si disconoscono cantanti femmine). Sono due modi diversi di affrontare la stessa pulsione emotiva: il fado di Lisbona è umorale, discreto, sorridente pur nella sua angustia nostalgica; quello di Coimbra è serioso e spesso solo musicale. E se a Lisbona le donne indossano lo scialle, a Coimbra gli uomini si presentano con la mantella nera, per ricordare una volta di più il legame forte, indissolubile e infinito con l’università. Lungi da me pensare che il fado di Coimbra sia inferiore o meno emozionante: lo amo, perché me lo hanno fatto amare, e devo ringraziare soprattutto il mio amico Paulo Soares, ma è indubbio che mi trovo molto più a mio agio col fado di Lisbona e le sue storie da romanzo.
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Storie che vivono in strette vie all’Alfama o al Bairro Alto. Per chi conosce Lisbona è inutile ricordare come sono questi due quartieri, contrapposti sulle collinette che si ergono dall’una e dall’altra parte della Baixa, degradando entrambe metaforicamente nel Tago. Più decisamente l’Alfama, che arriva fino al bordo del fiume e che si eleva al castelo de Sao Jorge, mirabile belvedere su tutta la città Anche il Bairro Alto ha il suo splendido miradouro, quello di Sao Pedro de Alcantara e anche qui la vista è notevole. Suonano le chitarre dell’Alfama e del Bairro, che alternano locali turistici ad altri più popolari senza che la qualità ne risenta, ognuno con una sua tipicità, ognuno con le foto all’esterno e le pareti di azulejos piene di ricordi dei tempi che furono, non come nostalgia senza futuro, ma come sprone alle giovani generazioni di guardare avanti e rinnovare una tradizione che esiste e che sarà sempre di primo piano. D’altra parte, proprio il riconoscimento del patrimonio dell’umanità rende il fado qualcosa di molto importante e la sua salvaguardia è la salvaguardia stessa del Portogallo.
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Ovviamente i miei amici fadisti hanno commentato con grande felicità l’avvenuto traguardo raggiunto, che permetterà di godere di finanziamenti e di potere costruire un vero e proprio circuito anche internazionale per lo sviluppo del fado, oltre a quello che già esiste e che permette alle giovani fadiste di trionfare all’estero. Ci sarà una ulteriore possibilità di sinergie e quindi il pieno appoggio internazionale, perché la cultura, seppure bene “immateriale”, è decisiva per ogni popolo.
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Un maestro come Antonio Chainho era emozionato, pur dall’alto della sua esperienza e della sua vita dedicata alla guitarra portuguesa; finalmente si vede riconosciuti gli sforzi di una vita. “Penso – ha detto – che sia una cosa molto giusta e molto bella. Il fado rappresenta una città, un paese, vive con essa e per essa”. Al sito portaldofado.net, Ricardo Ribeiro, una delle anime del nuovo fado, si mostra molto realista, ma al tempo stesso cosciente di ciò che questo traguardo può rappresentare: “Nella pratica fadista quotidiana il ricoscimento non altera la verità di un movimento, di una canzone. Certo aiuta a preservare, mantenere e assicurare quel patrimonio attraverso il quale noi non solo suoniamo e cantiamo, ma soprattutto viviamo”. La vita fadista, è ciò che rende il fado un qualcosa di assolutamente speciale, forse non unico – pensiamo al tango per Buenos Aires o alla tarantella per Napoli o alla taranta per il salento -, ma con la sua forza di essere legato con la città dov’è nato (sia esso il fado di Lisbona sia quello di Coimbra) rappresenta davvero ciò che la persona che visita il Portogallo non può perdere. E ci viene in mente quella che è la figura stessa del fadista, con le parole di uno dei brani più importanti della tradizione, “loucura”: e se voi non foste al mio lato, non ci sarebbe il fado, nemmeno fadisti come me.