Sabato, all’età di 73 anni si è spenta una delle mani più geniali degli ultimi 50 anni. Moebius.
Nel paese “governato” dalla Bonelli non so in quanti sentiranno questa mancanza. Un genio come lui non poteva che nascere in Francia, dove gli illustratori e i fumettisti sono considerati sullo stesso piano dei grandi cineasti o dei grandi artisti.
Proprio all’inizio dell’anno passato, mentre risiedevo a Parigi, passai per caso alla Fondation Cartier dove si stava svolgendo “MOEBIUS – TRANSE FORME” una mostra omaggio all’artista. Speravo di poterla visitare, ma la fila per l’entrata era così lunga che attraversava la strada, e non si trattava dell’inaugurzione. Un artista molto stimato in patria e nel mondo, tanta stima per noi italiani forse è difficile da comprendere; il nostro rapporto con il mondo dei fumetti è complesso, spesso proprio chi ne è appassionato è visto dai più come un ragazzino non cresciuto, e questo è un peccato soprattutto pensando alla schiera di talenti che abbiamo: da Sergio Toppi a Milo Manara o Guido Crepax (per nominare i più famosi), quest’ultimi sicuramente conosciuti per lo più per le figure femminili da loro disegnate.
Fra le principali opere di Moebius come non ricordare Blueberry, un western dall’animalità e tratti erotici espliciti che fece scalpore nel 1963, a quel tempo Moebius usava ancora lo pseudonimo Gir. Ma nello stesso periodo per sfuggire al ritmo serrato che imponeva Blueberry, decise di crearsi un nuovo pseudonimo ed esplorare il mondo onirico, e cominciò a disegnare con il nome di Moebius, che derivava dal nastro di möbius, la figura geometrica scoperta dal matematico omonimo e nota per essere l’esempio più semplice di superficie a una sola faccia. Nel 1974 fonda con tre grandi illustratori, Philippe Druillet, Jean-Pierre Dionnet e Bernard Farkas Les Humanoïdes Associés. In questa fase ricordiamo grandi opere come Le garage hermétique, Arzach e Incal nel quale collaborò con Alejandro Jodorowsky, questi ultimi sono lavori pregni di quella misticità che lo contraddistinguerà per il resto della sua vita.
Non potrò mai dimenticare la prima volta che sfogliai una vecchia raccolta di suoi fumetti, trovata casualmente. Ricordo il silenzio. Il silenzio che si celava dietro a quelle immagini, un silenzio fluido e onirico; quei paesaggi, così dettagliati, era come se respirassero e prendessero vita. Rimasi folgorato.
Verrà ricordato per centinaia di motivi, Moebius… a me piace ricordarlo come colui che fu capace di disegnare e rappresentare il sogno e adesso lo immagino, sospeso e sereno, sopra nuvole di un mondo disegnato da lui.
Paolo Paggi
