Il Portogallo combatte contro questo destino: ha circa dieci milioni di abitanti, la sua colonia principale, il Brasile, 200 milioni. E’ chiaro che spesso questa soverchiante superiorità territoriale e di popolazione ha ribaltato i termini, facendo diventare la parte continentale dipendente da quella dell’oltremare. Ma in realtà gli scambi fra i due Paesi restano di straordinaria intensità e passione. E anche la musica vive di questo, tanto che artisti portoghesi sono amati in Brasile e artisti brasiliani sono amati in Portogallo senza distinzione di nazionalità. Ovvio che la lingua serve, e molto, a questa unione. L’introduzione serve per un capolavoro da ascoltare.
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Caetano Veloso è, a mio parere, il maggiore cantante “popolare” contemporaneo. Le sue interpretazioni sono suggestive ed emozionanti. Commoventi. Amava Amalia ed era riamato e anche dopo la morte della divina l’ha omaggiata ripetutamente. Figuriamoci trovarsela davanti e cantare due canzoni simbolo della Rodrigues con una platea che lo esalta. La dimostrazione che la musica portoghese non è una nicchia senza senso, non è, in ogni sua espressione, una musica secondaria, anzi. Sarà anche la lingua così poetica, sarà il cuore che i fadisti, e non solo loro, mettono, ma chi conosce di persona il Portogallo e i suoi locali, i teatri, le case, difficilmente li dimentica. Il tributo di Caetano è immediato, vivo, memorabile: non è l’unico ad Amalia, come non è l’unico che Caetano, il più modesto fra i geni, ha fatto a quelli che considera a loro volta geni. E per omaggiare Michelangelo Antonioni, oltre a scrivere la sua unica canzone in italiano dedicata al regista, Caetano cominciò un unico e indimenticabile concerto ad Assisi, settembre 2001, con l’antico fado “Fria Calidade”. Un sintomo di grandezza, come lo è quello del grande soprano romeno Angela Gheorghiu.
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Trovandosi a Lisbona per un concerto, la Gheorghiu decide di mettere in scaletta un brano-omaggio al Paese che la ospita e opta per una delle più internazionali canzoni portoghesi, quella ballata accademica di Coimbra che prende il nome dalla città dei pioppi. “Coimbra” è un capolavoro assoluto, solo la calda voce femminile di Amalia si era introdotta in un brano che è maschile, ma la Gheorghiu lo prende come un gioco e lavora la sua voce perché diventi un’aria di alta classe. Si diverte a leggere il bigliettino col testo, ma soprattutto segue i musicisti di fado con grande passione. Il suo straordinario sorriso regala gioia a tutto l’auditorium e a fadisti e non, indistintamente. Come accade per Massimo Ranieri e Teresa Salgueiro allo Sferisterio di Macerata.
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Anche in questo caso un omaggio al Portogallo, bilingue, e quindi ancor più studiato, ancor più “onorevole”: Teresa canta “Vou dar de beber a dor”, Massimo, che io vedrei benissimo nelle case de fado portoghesi, dà la versione italiana, la famosissima “La casa in via del campo”. Un duetto di grande effetto e di grande raffinatezza. Una canzone semplice, popolare, del grande cuore di una Lisbona che resta in ogni testa che la visita. Ricordo la Casa da Mariquinha di Ajuda, un luogo che domina il Tago e che rappresenta nel modo più allegorico possibile queste “case” che esistevano decenni addietro. E la canzone non fa che muovere ancor più pensieri e saudade.
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Ancora omaggi italiani, conosciuti in questa rubrica e che vogliono portarmi agli auguri pasquali per chi ha il buon cuore di seguire queste riflessioni. Ancora musica portoghese in trasferta, fatta con amore da due ragazze. Io la difendo energicamente, qualcuno mi ha criticato per questo. Io dico che quando un lavoro si fa con passione non si può pensare cattivo. Se poi soddisfa tutti i palati è ovvio che non può essere un solo soggetto a deciderlo, ma il concorso di tanta gente. Anch’io avrei voluto Noemi vincitrice a Sanremo, ma mica lo decido io il festival. Qui “decido” di proporvi due hit di Amalia cantate da giovani italiane. La prima è Chiara Morucci, con “Barco Negro” e la guitarra portuguesa di Felice Zaccheo.
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L’altra è Elisa Ridolfi, che ci dà una versione di “Uma casa portuguesa” nella quale la guitarra è sostituita dal vibrafono di Marco Pacassoni, accompagnato alla viola de fado da Paolo Galassi e al basso acustico da Matteo Moretti. Un accostamento che è piaciuto al pubblico e che riserva nuove attenzioni su un genere musicale ai timidi tendenzialmente estraneo e che ha invece molta più profonda ammirazione di quel che si pensi. E anche tante interpreti da valorizzare. Auguri!
Riccardo Iannello