Ho la sensazione che la vita politica italiana sia prossima ad un incrocio pericoloso.
Dunque abbiamo Parma presa dal M5S. Dopo quel fatto niente sarà più lo stesso.
Il harahiri fatto dai partiti in questi mesi tratteggia – dopo quell’evento storico – uno scenario che anche i grillisti più fanatici potevano sperare di realizzare non prima di qualche anno e invece… il 20% è lì, a portata di mano. Esagerato?
Vediamo: alle ultime politiche 2008 vinse il centro destra, ricordate? Silvio Berlusconi. La percentuale dei votanti fu dell’80.5 per cento.
Alla Camera il Pdl prese il 37,39 per cento e la Lega l’8,3 mentre il Pd prese il 33,17.
Oggi il Pd viaggia parecchio sotto il 30 perdendo almeno 4 punti, mentre la Lega è dimezzata perdendo anche lei 4 punti e il Pdl post-olgettine è intorno al 16%. O sotto.
Da qui a 10 mesi possono succedere molte cose imprevedibili, perfino che i marziani che siedono in Parlamento facciano con un guizzo una legge elettorale meno oscena del Porcellum, fatto sta che dai cascami dei tre partiti maggiori che insieme perdono oggi circa fra il 25 e il 30% potrebbero confluire molti voti su Grillo visto ora come il salvatore da testimonial entusiasti come Celentano o Mina.
Il punto è: possiamo anche noi confidare nel miracolo grillesco come fossimo un cantante famoso nel suo eremo dorato?
Quello che accade a Parma nei giorni successivi alla sbornia da vittoria ci dice che è bene stare molto in guardia e nella mia testa stanno suonando due campanelli d’allarme.
Primo campanello.
Suona solo nella mia testa, temo. Ha cominciato quando dopo la vittoria di Pizzarotti a Parma è stato convocata la prima riunione M5S. Sono passati di colpo da una media di 15 presenti alle riunioni a… 200. Intervistato in proposito il neo sindaco ha detto: “Ora dovremo darci delle regole”.
Ora?
Ebbene si, i gruppi locali del M5S si aprono con una semplice procedura sul sito personale di Grillo, scelto e gestito dalla Casaleggio Associati. Non serve nient’altro. Non servono regole democratiche all’interno di un gruppo del M5S. Capite? Il primo che posa il sedere su un certo territorio acchiappa il marchio Grillo e i suoi voti. Il sindaco di Parma è espressione di una forza politica che DOPO aver espresso il sindaco ha deciso di darsi delle regole. Ma che ancora non le ha. Fosse capitato nel Pdl della Minetti molte voci – anche grillesche – avrebbero gridato al vilipendio della democrazia.
Secondo campanello.
A differenza del primo, questo lo sentono in tanti. Da giorni i giornali emiliani e non solo hanno portato in luce la vicenda della scomunica di Grillo nei confronti del manager Tavolazzi. Ex Hera, ex Ds, Tavolazzi è stato fulminato da una visione sulla via di Damasco e nei tempi passati ha promosso diverse campagne contro una centrale a turbogas ed altre iniziative vicine – come spirito – a quelle ambientaliste del M5S che peraltro non è l’esclusivista di quei temi ma ha saputo partire per tempo e sfruttare la sua notorietà di comico.
In un primo tempo Tavolazzi ebbe addirittura un’investitura ufficiale dal sommo capo, salvo poi esserne scomunicato. Ma il neo sindaco Pizzarotti deve averne apprezzato l’efficienza visto che ora si scopre che il manager cugino di Ares, ha avuto un ruolo chiave nell’organizzazione della sua campagna elettorale tanto da chiamarlo ora ad un ruolo chiave nella nuova macchina comunale parmigiana, scatenando gli anatemi di Grillo e dividendo l’entusiasta ma disorientato popolo M5S.
Dare retta ad un capo supremo che comanda dall’alto del proprio carisma e della detenzione della proprietà del marchio Grillo M5S? O chiedere al capo di rispettare le sue stesse promesse ed intenzioni di promuovere l’ascesa al potere di facce nuove e pulite e lasciare che queste prendano le loro decisioni in autonomia e fiducia?
Il fatto è che se siete grillisti non avete modo di orientarvi attraverso una regola o un patto precedente stipulato. Non ci sono regole di alcun genere a cui rifarsi per dirimere i conflitti interni a parte quella tribale e un po’ leghista del: fuori dai piedi se non vai bene al capo. Non precisamente una cosa alla danese.
Qui entrano in scena altri manager con ruoli non chiari che di delineano forse come i padroni del vapore Grillo, quelli della Casaleggio Associati (recita il sito – Mission: Casaleggio Associati ha la missione di sviluppare consulenza strategica di Rete per le aziende).
Non sarebbe questa una buona occasione per il M5S – parlo dei militanti – per pensare con la propria testa e chiedere a Grillo la massima trasparenza nei suoi rapporti con la Casaleggio dando l’esempio al “palazzo” così giustamente vituperato?
Sono questi strateghi che hanno in mano le strategie di Grillo (e la scelta dei temi e degli slogan con cui martellare la base attraverso il sito) loro che ha scelto il programma di gestione dei gruppi sul territorio (Grillo e il suo spin doctor: la Casaleggio Associati).
Sempre loro hanno deciso per l’allergia alle regole e il famoso “non statuto”. A proposito, quando Bersani dice: “A Parma abbiamo non vinto”, tutti a ridere del paradosso ridicolo, quando invece si parla di un “non statuto” c’è motivo d’orgoglio e trasparenza?
Guardatelo. Sarà che le parole si consumano in fretta ma a me più che il riso, queste suscitano preoccupazione per una deriva incerta e confusa che vedo profilarsi.
P.s. Il video gestito da Casaleggio è zeppo di pubblicità di tutti i generi. Sarà questa l’alternativa democratica che salverà l’Italia dai partiti nel dopo Berlusconi?
Pereira
[…] parte in numerosi post su questo blog circa il ruolo della Casaleggio associati. Ad esempio in questo post del giugno scorso anticipavo alcuni dubbi citando lo stesso caso Tavolazzi che cita Favia […]
[…] che si tratti di errore e che il fondatore sia effettivamente Grillo e non la Casaleggio Associati.-Grillo e le sue incognite: le guerre dei managerIn quel caso non si tratterebbe di errore politico ma di fallimento di un inedito tentativo di presa […]