Fa una certa impressione entrare nei giorni delle Festas di Lisbona alla Parreirinha de Alfama e non trovare Argentina Santos seduta alla sua consueta sedia allo stesso tavolo e con la stessa espressione curiosa e intelligente, che ti squadra e ti diventa amica in poco tempo, che diventa, come per me, la “tia” lisboeta. Icona del fado, Argentina paga il tributo all’età.

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Così è apparsa nel film “Fado”, di Carlos Saura, cantando una intensa “Vida vivida”Argentina è ora alla Casa dos artistas nel bairro di Benfica. Le sue condizioni di salute preoccupano chi come me la ama  per ciò che mi ha insegnato del fado e di Lisbona, dei tanti cantanti e musicisti che l’hanno accompagnata. Tre anni fa ebbe un malore, sembrava molto grave, ma era riuscita con sforzo e abnegazione a tornare alla sua Parreirinha e addirittura a cantare nuovamente; ma qualche mese fa, a febbraio, una brutta caduta e la frattura del femore l’hanno riportata in un letto. Le sue condizioni sono stabili, ci siamo scambiati i saluti attraverso la fida Maria; forse la torneremo a vedere seduta alla sua sedia e con il suo sguardo di sempre, ma che possa di nuovo cantare sarà difficile. Ha 87 anni, Argentina, una vita dura passata nel fado, col fado e per il fado. Piena di storie e aneddoti e piena di racconti ai quali mi sono abbeverato. Una volta, andandola a trovare, le portai i saluti e una collana dono di Dulce Pontes: i suoi occhi brillarono come poche altre volte ho visto. Avevano cantato assieme, Dulce considera Argentina una delle sue maestre, alla stregua di Amalia. Rispetto alla sua più famosa amica di una vita, Argentina non ha mai “tradito” la casa de fado dov’è nata e cresciuta, ha rinunciato a qualsiasi esperienza per rimanere legata alla sua musica. “Io non conosco altro che il fado”, mi disse una volta; “Ah, sì: ho sentito un cantante spagnolo che ha una bella voce, mi sembra si chiami Iglesias”. Pura nei suoi giudizi, ma innamorata perdutamente di quel suo mondo nel quale è venerata come una santa. Quando vi facemmo incursione con Marco Poeta e Lucio Dalla si divertì anche, e “o fadista pequenino” è rimasto nel suo cuore. Ho avuto la fortuna di vedere uno spettacolo molto bello in cui lei era protagonista, “Cabelo branco é saudade”, dove fra l’altro cantava questa stupenda “Amar nao è pecado”.

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Eravamo al teatro Viriato di Viseu, una gradevole località nel centro del Portogallo, e passammo dopo lo spettacolo una splendida serata. Argentina era effervescente e la vicinanza di Celeste Rodrigues e Alcindo de Carvalho, che cantavano con lei accanto a Ricardo Ribeiro, la faceva sentire più che a casa. “Questo è il Buena Vista Social Club del fado”, mi disse un entusiasta Ricardo Pais, regista teatrale e musicale, direttore al tempo del teatro Sao Joao di Porto, che aveva pensato al progetto poi approdato per alcune serate anche in Italia. Ma aneddoti e racconti con protagonista Argentina ce ne sono quanti vogliamo, qui in Italia o a Lisbona. Ricorderò sempre  l’onorificenza che Franco Foschi, personaggio politico e culturale di primo piano, da pochi anni deceduto, consegnò ad Argentina come “maestra” della musica popolare internazionale durante una giornata a Casa Leopardi, a Recanati, dell’Accademia che aveva in mente Marco Poeta. Ebbi l’onore di condurre quella manifestazione nel tempio di Leopardi, autore, fra l’altro, amato da Pessoa che pure lo ha conosciuto solo attraverso delle traduzioni inglesi. E pronunciai anch’io poche, ma sentite parole, in onore di Argentina e lo feci commosso, come lo ero, due sere prima, al teatro di Civitanova Marche presentando uno stupendo concerto nel quale ad Argentina si unì Eugenio Finardi, appassionato cultore del fado e musicista di grandissima qualità. A Recanati ai tavoli della Ginestra, come a Fano a quelli del Cantinone, chiacchierare con Argentina era sempre un enorme piacere. Ma lo era, e spero lo sarà ancora di più, soprattutto alla sua Parreirinha, il locale che ha creato con le sue mani.

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Entrarvi e vedere il viso triste di Maria è stato un colpo al cuore; sapere che il locale che non chiudeva mai ora fa riposo la domenica, dimostra che un’epoca sta avviandosi a conclusione. Ma sono anche sicuro che la forza di Tina Santos, la dedizione di Alexandra Mendes e delle altre ragazze cresciute sotto il grembo di Argentina, le chitarre di Costa Branco e De Carvalho e degli altri che si alternano sotto le volte di Beco do Espirito Santo 1, continueranno a vivere e a far vivere questo luogo straordinario, questa chiesa laica del fado, questo monumento perenne a Lisbona. E vedere poco discosto dal locale il Museu do fado dove una gigantografia di Argentina che canta appare luminosa, dà molta forza e invoca una preghiera in più perché la grande interprete del fado possa di nuovo salutarci all’ingresso e magari tornare a riempire la sua fetta di pane con il burro e mangiare la sua “sopa”. Grazie, intanto, Argentina per ciò che hai fatto per me e per tutti quelli che ti conoscono.  E il fado in onore di Argentina va avanti, celebra se stesso e le grandi voci, omaggia in modo attento la propria tradizione, a guarda al futuro, scopre nuove occasioni per essere sempre più una musica internazionale e per  soddisfare sempre più il gusto delle persone, dentro e fuori Lisbona, dentro e fuori i confini lusitani. Custodio Castelo è uno di questi ambasciatori, testimone di un tempo che è stato, è e sarà sempre più magico.

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Custodio sarà il piatto forte di Sete Sois Sete Luas, il festival che onora i legami fra i paesi del Mediterraneo e oltre. Sono i suoi vent’anni e merita un ampio capitolo delle nostre storie fadiste. Ne parleremo sicuramente, intanto prepariamoci all’anteprima di Custodio a Pontedera il 16 luglio e il giorno successivo al grande concerto di Roma, sul quale sarò più preciso domenica prossima. Custodio propone la sua nuova scoperta tra le voci portoghesi, Cristina Maria; sarà molto interessante scoprirla dopo questo magnifico video di “Que importa a magoa”. Conoscendo Custodio, crediamo davvero che sarà un concerto da ricordare. Custodio è stato insignito nel 2010 del titolo di miglior guitarrista portoghese, mentre in questi giorni è uno dei più grandi interpreti della viola de fado che viene festeggiato a Lisbona per i suoi 55 anni di carriera: Fernando Alvim.

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Mi piace ricordarlo nella nostra chiacchierata a Montecastello di Pontedera sempre per Sete Sois Sete Luas quando accompagnò Antonio Chainho e Teresa Salgueiro in un concerto di grande suggestione. I complimenti finali videro Fernando perfino arrossire. L’amico Marco Abbondanza mi affidò quella sera un compito speciale: stare accanto a Manoel de Oliveira, ospite d’onore, per guidarlo nella conoscenza del luogo, la splendida villa Malaspina-Torregiani, e del festival. Fu un onore che mi è molto servito! Anche per questo, tra le altre cose, ci tengo molto a ringraziare Fernando Alvim.

 

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