In tempo di crisi bisogna investire sulle risorse migliori di una società. Ed è indubbio che il fado sia quella che può stimolare maggiormente Lisbona e il Portogallo a trovare la forza per rialzarsi. Come mi disse Ana Moura in una intervista, i problemi economici dei portoghesi hanno portato a fare comprare meno dischi stranieri per concentrarsi su quelli prodotti in casa, e questa è una cosa molto interessante. E attorno al fado cresce anche l’industria turistica. Il Museu do fado e da guitarra portuguesa ne è l’emblema. In esso sono tornate le “visitas cantadas”, itinerari guidati nell’edificio dell’Alfama che poi si concludono con veri e propri concerti.

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In questo mese di settembre una delle protagoniste delle “visitas” è Filipa Cardoso, rivelatasi definitivamente – dopo essere stata una ragazza prodigio nel bairro di Alto do Pina dov’è cresciuta a pane e fado vadio – alla Grande Noite do Fado del 2004 vinta a mani basse. La vicinanza a Jorge Fernando, con il quale appariva nel programma del Senhor Vinho, immenso scopritore e valorizzatore di talenti, a quel punto ha permesso a Filipa di tirare fuori ogni sua qualità e di divenire una cantante fra le più ammirate della giovane generazione lisboeta. Altre protagoniste di questi appuntamenti al museo sono Margarida Bessa, Gisela Joao e Ana Mauricio.

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Questo omaggio a  Fernando Mauricio introduce un tema che è mi sempre molto caro, quello del fado come Patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco, e che ha ricevuto un’ulteriore celebrazione con il primo numero di “O Melhor do Fado”, una collezione di 41 libri e cd che sono in vendita ogni quindici giorni nelle edicole. Il sottotitolo della collana è “A essencia do povo portugues”, l’essenza del popolo portoghese, proprio a sottolineare come il fado sia determinante per la crescita  sociale e culturale di una nazione che, comunque, alla propria cultura tiene particolarmente. Non solo musicale, ma cinematografica e letteraria, per esempio, con la sede aperta recentemente della Fundaçao Josè Saramago: come dicevamo prima, investire aiuta a uscire dalla crisi, una bella lezione anche per l’Italia. Gli artisti che vengono presentati in “O Melhor do Fado” sono “di oggi e di sempre” e uno di questi, molto interessante, è Antonio Pinto Basto, che è stato protagonista anche al Museu do fado e che qui canta un brano che amo molto: “Ave Maria fadista”.

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C’è anche, nella raccolta, uno dei miti del fado, Carlos Paredes, maestro incontrastato della guitarra portuguesa. Bisogna ascoltarlo in silenzio, qui, già malato, in uno dei suoi temi più conosciuti, “Verdes anos”.

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A dimostrare quanto il fado e in genere la musica popolare portoghese sia in fermento, fa già molto parlare di sé il “Quinteto Lisboa” che è nato ufficialmente solo venerdì scorso con un concerto al Culturgest. “Vogliamo – dicono i musicisti – dare un’anima nuova al fado, realizzare un nuovo genere musicale che sorge da una grande volontà di essere portoghesi”. L’obiettivo è di creare una “musica urbana portuguesa”. Il progetto nasce da Joao Monge e Joao Gil, musicisti che sono stati i fondatori di un gruppo molto interessante degli anni Ottanta, “Ala dos Namorados”. Hanno coinvolto due personaggi importanti usciti dai “Madredeus”, vale a dire il chitarrista Joao Peixoto e il bassista Fernando Judice. Già al tempo dei “Madredeus” apprezzavo molto quest’ultimo, che ho avuto la gioia di ritrovare con Mafalda Arnauth anni fa a un concerto nella praça das Armas del Castelo de Sao Jorge e come sempre fu davvero bravo. Ma brava è anche un’artista spagnola, basca di San Sebastian, che adora il fado e della quale sentiremo molto parlare: Maria Berasarte.

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Maria è una delle due voci di questo progetto e al debutto del Culturgest ha ricevuto molti applausi. Ama la musica portoghese e ha già realizzato nel 2009 un album di fado tradizionali con le parole riscritte da Tiago Torres da Silva. Il titolo: “Todas las horas son viejas”, cd prodotto e diretto proprio da Peixoto. La voce è calda e se è vero che il fado è portoghese, a noi non dispiace che si sviluppi anche a opera di cantanti di altri paesi. Portoghese verace, di Oeiras, alla periferia di Lisbona sulla marginal per Cascais, è invece Helder Moutinho.

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Fratello di Camanè, Helder è un ottimo fadista, oltre a essere poeta e compositore. Fra i suoi lavori “Luz de Lisboa” ha vinto il premio Amalia Rodrigues e questo la dice lunga sulla sua capacità. Sarà la parte più tradizionale del “Quinteto Lisboa” e quindi la più intrigante, perché ilpriogetto è destinato a essere qualcosa di più di un momento di riunione fra artisti, ma un vero e proprio “movimento”, come promettono Monge e Gil.

Riccardo Iannello

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