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Home › Politica › Beppe Grillo e il movimento 5 stelle

La nuova corsa alle primarie

Diciamo la verità, le primarie del centro sinistra hanno fatto venire la gastrite a molti, a partire dalle aree più legate a movimenti e partiti di tipo carismatico (Pdl e M5S).
A Bologna i giovani berlusconiani occupano la sede del partito “finché non verranno indette le primarie”. Boom.
In area Grillo il leader, dopo aver sbraitato a vuoto, spiazzato davanti all’adesione popolare e convinta di milioni di persone ha indetto le “parlamentarie” dalle quali spero con tutto il cuore che esca il nuovo Kennedy. Sono in trepidante attesa perché la formula scelta dalla coppia di guru mi sembra pericolosissima. Provate a scorrere un po’ di video candidature,
Sembra di essere alla “Corrida” di Corrado in versione 2.0.

Bisogna riconoscere che queste primarie del centro sinistra sono state utili a tutti gli italiani per vedere – dopo vent’anni di non democrazia – che votare per delegare qualcuno può essere un esercizio felicissimo.

Il Pd ha guadagnato più del 4% in una sola settimana e già ora l’alleanza con Vendola vale il 40% previsto dalla bozza della legge elettorale in discussione.
A dire la verità c’è quasi da tifare per la melina che stanno facendo i partiti e che porterebbe a rivotare col porcellum perché dopo un esercizio tanto felice il centro sinistra sarebbe “costretto” a fare delle primarie anche per il Parlamento (in cui non mancherebbero sorprese) creando un effetto domino che coinvolgerebbe inevitabilmente tutti i partiti e spiazzerebbe anche il piccolo B. deciso a rischiare un clamoroso flop. Ne vedremo delle belle.

Viva l’Italia

Pereira

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>