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Domenica 27 gennaio, ultimo appuntamento con SetUp-Fiera d’arte contemporanea indipendente, mentre il flusso di gente si muoveva chiassoso a volte frastornato, nell’area Talk regnava un silenzio attento, rivolto al lavoro di Mara Cerri, Magda Guidi e Stefano Sasso, presentato da Camilla Falcioni e introdotto da Martina Cavallarin. Bologna si è animata di energie nello scorso weekend, colto e colmo di proposte per onorare l’arte contemporanea; SetUp alla sua prima edizione è stato un successo.

La presentazione del progetto “Via Curiel 8/Anagramma”, proposto per l’occasione, ha visto protagonista la proiezione del film e la performance live di Stefano Sasso, e si è svolta con poche parole concise, rimandando ai contenuti inediti del libro-dvd pubblicato da Orecchio Acerbo Editore. Ritengo che in questa fotografia – per quanto formalmente sgraziata – siano condensati gli elementi che animano il connubio: l’eleganza dei disegni delle artiste, valorizzati dal movimento filmico e combinati alla dirompenza del suono live; la proposta di un nuovo abbinamento in un nuovo contesto emergente.

Come mi hanno raccontato Mara e Magda ci sono voluti due anni d’immaginazione e lavoro comune per produrre 4000 disegni, montati poi in “a passo 3” (quindi otto al secondo) per comporre i dieci minuti del film, che anche Stefano ha seguito da vicino.

La storia delicata e fortemente nostalgica, racconta di “uno strappo nella memoria di un uomo e di una donna”. Non c’è dialogo tra i personaggi animati, ma una comunicazione sensoriale. Le immagini offrono grande suggestione visiva, intervallate come da ricordi a volte labili altre, prepotenti; il suono, già nel film tanto più durante la perfomance, è “cucito sull’immagine” – ci dice Mara – con aderenza assoluta e richiama ai pieni e ai vuoti della mente, all’abisso dei sentimenti, veicolando la potenza della narrazione, per smembrasi e ricomporsi, come nei pensieri di ognuno.

Nel video, incantevole, rimane percepibile la matericità del disegno, il segno del gesto creativo, il tratto molto femminile delle immagini che si compongono con uno slancio sonoro virile e frammentato.

“Anagramma” inizia quando finisce il film, agendo sulla traccia mnemonica appena incamerata dagli spettatori.

Memoria del film e film come memoria di un’esperienza a più mani.

L’opera si evolverà ancora in un’altra forma, come è stato finora nei passaggi dalla carta alla stampa, al video d’animazione fino al montaggio sonorizzato a Bologna, domenica.

Cristina Principale

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