La forma dell'arte.

L’arte può ancora avere un potere strabiliante malgrado molte espressioni contemporanee ci facciano pensare il contrario, scoraggiandoci, a volte confondendoci e non chiarendo di primo acchito i messaggi che contengono. Eppure certe manifestazioni dell’estro umano svelano una capacità di immaginazione indispensabile alla nostra sopravvivenza intellettiva: che forma ha la poesia?

La rubrica Radio Arte inaugura con uno sguardo curioso rivolto alla street art – che parla al grande pubblico e si mostra chiaramente anche se nasce di nascosto – con un focus sulla poesia di strada, abbracciando lo spirito di un artista che vive e lavora a Torino. Dalle sue opere della fine degli anni ’90, a quelle su tela proposte in diverse gallerie d’arte, fino alle prossime tappe di un viaggio molto articolato con cui porterà pittura e parole sugli arredi urbani di alcune città italiane. Opiemme (www.opiemme.com) lega indissolubilmente le parole alla loro forma grafica, smembra poesie, ricomponendole in affascinanti forme nuove, più o meno didascaliche, riformulandole letteralmente. Cita la storia dell’arte e grandi personalità, omaggia i poeti e rispolvera i libri con gli strumenti della nostra contemporaneità, svecchiando il concetto di poesia e proponendone una rilettura in cui è lui il poeta visivo. Il pittore Renè Magritte le chiamava “immagini poetiche visibili”.

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Tempo di lettura previsto: 6 minuti

Come ti presenteresti ad un pubblico che non ti conosce affatto in soli 140 caratteri? Preferiresti proporti con una tua opera?

“Nel 1998 scrivevo poesie, nel 2000 le attaccavo in strada, oggi dipingo immagini a parole e diffondo poesia”.
Detto questo, guardando i lavori, il panorama è un po’ più ampio e una singola opera non sarebbe riassuntiva. Potrebbe il tributo a Hikmet e Warhol raccontare la performance collettiva “A Polite display of power” o “Barbarism Kills”? Eppure la poetica che li sottende credo sia la stessa, ma il mio lavoro è ancora troppo poco maturo per parlarne e perché ne parli io.

“Opiemme” è un nome d’arte, come convivi con il tuo anonimato? Fa parte delle regole del “gioco”?

Nessuna regola. Una scelta. Ci sono abituato è come una seconda pelle. Una scelta legata al mio percorso, e alla voglia di preporre questo nome e le opere alla mia figura. Vietato apparire in una società dell’immagine che sembra vietare l’essere, l’essenza delle persone, in favore di un’apparenza svuotata di valori.

Opiemme, Vietato essere, 2012
Opiemme, Vietato essere, 2012

Quali sono i materiali che usi con più piacere in questo tuo periodo artistico?

Le tempere ad acqua, soprattutto su tela e nei lavori di dripping.

Il tuo colore preferito? Quello che guarderesti o useresti all’infinito?

Il blu. Quello che sale da un paesaggio sulla costa, e riempie, con tutte le sue sfumature, le colline.
Il blu Klein. Anche se uso molto il nero e il rosso. E’ sempre così, suoni jazz ma vorresti fare una traccia come “Wait and Bleed” degli Slipknot.

Opiemme, Hokusai, 2012 Courtesy Zak Gallery Monteriggioni
Opiemme, Hokusai, Courtesy Zak Gallery Monteriggioni, 2012

Dopo quanto tempo di interventi street sei entrato in galleria? Cosa fai con più soddisfazione?

Nel 2006 ho avuto la prima esperienza, in una bipersonale (intitolata “Incroci”) con la pittrice Tina Sgrò presso la galleria Dieffe a Torino, curata da Monica Trigona, che mi ha introdotto allo spazio bianco galleristico. Negli anni precedenti agli interventi di poesia di strada, le poesie adesive e i rotolini di poesia erano i primi passi di un lento e graduale percorso che mi ha portato a dipingere immagini e parole. Mi piacciono entrambe, strada e galleria. Due enormi contenitori, pieni di riferimenti e di storia con cui dialogare.

L’opera in strada nasce per essere effimera ed eterna nello stesso tempo; ti è mai capitato che coprissero una tua creazione?

Eccome! Questo sì, fa parte del “gioco”… poesie strappate, cartelli che cambiavano senso da “respirare” a “spiare”, poesie adesive su tazzine del caffè che sparivano. Non mi lamento e non pretendo che la mia “arte” in strada venga preservata, non mi dimentico delle libertà che mi arrogo utilizzando alcuni spazi.
Se dessi per scontato un mio intervento  su una parete, senza permessi, e chiedessi il rispetto e il condono, è come se chiedessi di cambiare norme e valori. Dimenticherei che il fatto di considerarla arte è opinabile.

Quanta poesia leggi? Nel tuo lavoro parole e figure si completano con grandissima suggestione; come ti orienti nella scelta dei testi che vanno a strutturare le tue meta-opere? 

Tanta e pare non bastare mai. La scelta dei testi è una parte fondamentale della progettazione, soprattutto se l’idea non parte da un testo. Per un intervento di poesia di strada a Torino, dove ho decorato delle panchine nel quartiere di Barriera di Milano (per l’associazione OneOff), abbiamo utilizzato facebook affinché fosse il pubblico a suggerire le frasi.
E poi c’è la rete, e i suoi input infiniti, gruppi come “Le frasi più belle dei Libri…” anche se preferisco proprio i libri, per avere fonti e traduzioni appurate.
Devo ringraziare tanti amici vicini per i loro consigli e suggestioni. Qualcuno, con più o meno consapevolezza, assume per me un ruolo che va oltre la cortesia dell’amicizia. Sono consiglieri, che forniscono preziose riflessioni e stimoli al mio lavoro. Ho un’amica e supervisore fidato, Raffaella Cavaletto dell’Associazione Ventuno12, che spesso ha saputo suggerirmi le frasi che cercavo.

Opiemme, Via Foggia, WTC, 2011
Opiemme, Via Foggia, WTC, 2011
Opiemme, Si sta come le foglie, 2012, Omaggio a Ungaretti
Opiemme, Si sta come le foglie, Omaggio a Ungaretti, 2012

Ho apprezzato moltissimo il progetto della applicazione per smartphone, Hub09, che aiuta a ricomporre quasi magicamente il “senso” dei pezzi che componi. (Guardate qui!!)

Il progetto di realtà aumentata, Aurasma, che permette di svelare e rendere di facile lettura il testo all’interno del lavoro “Andy Hikmet” (presentato a Setup/Bo, Bi-Box Gallery) è stato sviluppato dallo studio Hub09 di Torino.
Mi hanno invitato nel 2012 a partecipare al progetto e hanno animato un muro che realizzai allo Street Art Museum (SAM) del parco Michelotti (ex zoo). Nei miei ricordi l’ex zoo era stato uno storico meeting point per tanti rave party. Così ho disegnato “We were ravers and high on tekno”, perché così avevo vissuto anni prima il piazzale davanti al Parco. Nell’animazione di Aurasma il disegno è accompagnato da una traccia di Far Too Loud, produttore bomba inglese.
Scaricando l’applicazione gratuita Hub-09 con uno smartphone e puntandolo sulla foto del lavoro, si animerà.

Qual è la prossima frontiera di ricerca personale?

Spero sia un viaggio di pittura e poesia, chiamala poesia di strada, street art e poesia, street poetry, poesia visiva, arte tipografica o immagine e poesia. Saranno pitture che celebreranno poesie e poeti. Portando versi in strada incontro alle persone. I miei prossimi lavori pubblici per enti e istituzioni, festival e associazioni, avranno un unico comune denominatore: poesia. Così come il corvo disegnato al Bunker a maggio, è dedicato al testo di E. A. Poe.

Opiemme, Il Corvo, Omaggio a E. A. Poe, Bunker Torino, 2013
Opiemme, Il Corvo, Omaggio a E. A. Poe, Bunker Torino, 2013

Il 7 Giugno 2013 inaugura una mia personale presso Elastico Studio (via Porta Nova 12) a Bologna, dopodiché spero di andare in un quartiere periferico di Torino che si chiama Barca e Bertola, a riversare un fiume di parole.
L’estate spero di dedicarla a questo viaggio e alla pittura poetica, una pittura fatta di immagini e parole e soprattutto spero di passare per Taranto, l’Aquila e la Sicilia, al Cusano Talk Festival e al MuraMura Festival. Di lasciare un segno a Genova per Sanguineti. Eppoi chissà, quest’Italia stufa, e il suo problema è che noi siamo italiani.

Opiemme, Questa non è una valigia, omaggio a Pessoa, 2011
Opiemme, Questa non è una valigia, Omaggio a Pessoa, 2011

 

A cura di Cristina Principale

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Redazione
Admin
22 Maggio 2013 07:01

Interessante, un’arte che si può anche capire…