(Per aiutare chi aiuta)

Mondiali al contrario.Sapete che non sono mai tenero con i preti, per non parlare di quelli pedofili e dei loro colleghi e superiori che li sottraggono alla giustizia terrena, persone per cui provo il massimo del disprezzo umanamente possibile.

Però…

se questo è vero, è vero pure che non tutti i preti sono posseduti dalla missione di screditare l’autorità morale della Chiesa ormai – giustamente – ridotta allo stesso rating della credibilità di Berlusconi o della Grecia.

E allora vi vorrei parlare di una iniziativa sostenuta da alcuni religiosi cattolici che con fatica tentano di dare voce ad un’altro tipo di Chiesa, una Chiesa che prova ad immergersi nelle periferie e camminare con la gente che in quelle periferie vive e lotta. Una Chiesa – questa si – capace di riguadagnare con piena credibilità quell’autorità morale sperperata dalle aree malate e vincenti nella mappa del potere in Vaticano.

Vi chiedo, dopo aver letto di che si tratta, un contributo in denaro – via Paypal o c/c – anche tramite Radio Pereira, volendo.

L’iniziativa, singolare già dal nome, si chiama “Mondiali al contrario” e nasce come movimento di protesta degli ultimi, quei milioni di baraccati sudafricani sfrattati anche dalle peggiori bidonville, rase al suolo per non essere viste dai turisti in arrivo da tutto il mondo per assistere ai prossimi mondiali di calcio.

Abahlali BaseMjondolo, “quelli che vivono nelle baraccopoli” in lingua zulù, è il più grande movimento di impoveriti del paese, con sedi in più di quaranta città, in particolare a Durban, Pinetown, Pietermaritzburg e Port Shepstone, Negli ultimi mesi Abahlali ha promosso molte manifestazioni e iniziative di protesta che sempre più spesso sono state represse con la violenza dalla polizia.
Gli articoli e i reportage pubblicati negli ultimi mesi sul settimanale Carta hanno posto le basi per la nascita di una grande campagna, “Mondiali al contrario”, il cui obiettivo è l’organizzazione di un viaggio in Italia (dal 18 al 30 maggio), per ospitare alcuni tra i promotori del movimento. Qui di seguito le notizie principali sull’iniziativa, diventata un pezzo della campagna Clandestino organizzata da Carta.

I preti comboniani che organizzano questo viaggio in Italia hanno bisogno di 6.000 euro per coprire le spese di viaggio degli ospiti sudafricani ma io vorrei raccogliere molto di più da mettere a loro disposizione per aiutare le popolazioni.

“Ipolitiki ephilayo”, la politica della vita
Nelle terre occupate di molte città del Sudafrica i baraccati vivono senza acqua e senza elettricità, in condizioni disumane. Per questi motivi è nato Abahlali.

Dicono alcuni del movimento: “Noi stiamo lottando prima di tutto perché venga riconosciuta la nostra umanità. La polizia e i potenti credono di poterci trattare come topi solo perché non possiamo comprarci bei vestiti. La polizia ci picchia perché non ci tratta da esseri umani. Vogliamo dimostrare prima di tutto la nostra dignità e insisteremo su questo” (da un reportage pubblicato su Carta).
La grande sfida che il movimento dei baraccati lancia in queste settimane alle istituzioni è il suo rifiuto della politica dei potenti, per promuovere quella che viene chiamata “ipolitiki ephilayo”, la politica della vita. Abahlali rifiuta categoricamente di partecipare alla politica dei partiti, o forse sarebbe meglio dire “del partito” (Anc), e di delegare la propria lotta a qualche Ong.
La partecipazione democratica è allo stesso tempo l’obiettivo e il metodo di questo grande movimento sociale. La sua prima grande lotta è avviare un processo di vera democratizzazione delle molte terre occupate, troppo spesso gestite da mafiosi locali arroganti e violenti. Nella “ipolitiki ephilayo” l’esperienza di partecipazione concreta delle persone è la cosa più importante. Non ci sono avanguardie pseudo illuminate a guidare la lotta, ma assemblee locali. C’è un esplicito rifiuto di ruoli e di potere personale: i “leaders”, che vengono eletti da assemblee pubbliche e democratiche una volta all’anno, hanno il solo compito di facilitare la discussione e non quello di prendere decisioni.
Quella del movimento Abahlali è anche la politica dei poveri. Tutto il movimento è gestito da poveri e per i poveri. Questa scelta di non delegare a nessuno la lotta ha fatto andare su tutte le furie gli amministratori locali, ma anche molte Ong e persino qualche istituzione ecumenica.

Il violento attacco contro Abahlali
Il 24 settembre 2009, due giorni prima del violento attacco all’interno della baraccopoli Kennedy Road da parte della milizia dell’African National Congress (Anc), centinaia di persone che aderiscono al movimento sociale Abahlali si sono ritrovate in uno degli insediamenti per la presentazione del “Living Learning”, l’inchiesta sociale che raccoglie analisi sulla lotta del movimento. Un progetto avviato circa un anno fa dall’Università di Abahlali baseMjondolo.

Quando la milizia è arrivata con pistole e bastoni, ha colpito la baraccopoli (dove vivono sette mila persone) lasciando dietro di sè tre morti e decine di feriti.

Non è stata una completa sorpresa. Quelli del movimento avevano già la sensazione di dare molto fastidio.
Negli ultimi cinque anni sono stati più di duecento i baraccati arrestati. Mai nessuno è stato condannato. Abahlali baseMjondolo, il più grande e rispettato movimento sociale post-apartheid, fa paura e dà molto fastidio. Abahlali è nato ufficialmente nell’ottobre 2005 da una grande assemblea popolare di vari insediamenti. Il 19 marzo 2005, però, è la data dell’evento «fondante» della lotta di Abahlali. Esasperati delle continue promesse disattese dei rappresentanti politici (come la fornitura di acqua, l’elettricità, i servizi igienici e la costruzione di case popolari) ottocento persone hanno bloccato per ore la tangenziale di Umgeni, vicina a Kennedy Road.

Gli “zapatisti” del Sudafrica
Secondo alcuni attivisti esiste una connessione evidente tra Abahlali e il movimento degli zapatisti: entrambi i movimenti portano avanti una critica del potere e sono profondamente impegnati in prassi democratiche e di partecipazione, ma mentre quello zapatista è radicato in una cultura indigena, dicono quelli di Abahlali, e quindi più legato alla terra, Abahlali sembra più cosmopolita e interculturale.
In Sudafrica Abahlali ha promosso la Poor People’s Alliance insieme al Rural Network, al Landless People’s Movement della zona di Johannesburg e all’Anti Eviction Campaign di Città del Capo. Il movimento ha buoni rapporti anche con la Treatment Action Campaign e con l’Anti Privatization Forum. Diversi delegati d Abahlalai, inoltre, sono stati accolti in questi anni di diversi «tour sociali», a New York come nel Regno unito, ma anche Brasile e a Nairobi per il Forum sociale mondiale.

Il tour di Abahlali in Italia dal 18 al 30 maggio
Presto i mondiali ci porteranno virtualmente in Sudafrica. Poco prima, tre persone di Abahlali percorreranno la strada inversa per venirci a trovare in Italia. Dal 18 al 30 maggio Busisiwe, Thembani e Philani incontreranno associazioni e movimenti per raccontare che cosa significa la Coppa del mondo per i sudafricani più poveri, parlare della lotta di Abahlali per terra, case, dignità e democrazia nel Sudafrica post-apartheid e ascoltare a loro volta il racconto delle lotte sociali che stiamo portando avanti qui. È un’occasione preziosa e straordinaria che diversi soggetti hanno già colto al volo: sono previste iniziative a Reggio Calabria (19 maggio), L’Aquila (21), Pisa (22), Verona (23), Vicenza (24), Milano (25), Varese (26), 27 e 28 Val di Susa (provincia di Torino), Roma (30 maggio). Le tappe del «tour» completo saranno presto su clandestino.carta.org.

Il coordinamento della campagna
Mondiali al contrario è coordinata da Filippo Mondini e Antonio Bonato [missionari comboniani a Castel Volturno], Francesco Gastaldon [ricercatore], Michele Citoni [giornalista e videomaker], la redazione di Carta. Per informazioni: Carta, via dello Scalo di San Lorenzo 67, 00185 Roma.
Tel. 06 45495659 (Gianluca Carmosino, Carta), carmosino@carta.org
Tel. 333 7322892 (Filippo Mondini, responsabile del tour).

Come sostenere la campagna
È possibile partecipare alla raccolta fondi per sostenere la campagna «Mondiali al contrario» anche con piccole quote di almeno 30 euro, 200 euro per le organizzazioni sociali. Potete usare PayPal o le coordinate bancarie per effettuare un bonifico: Banco di Napoli – Collegio Missioni Africane, via Matilde Serao 8 81030 Castelvolturno [Ce], causale «Mondiali al contrario» IBAN IT92Y0101074820000027005524ccp n. 19884808 oppure conto corrente postale n. 19884808, sempre intestato a Missionari Comboniani via Matilde Serao 8, 81030 Castel Volturno [Ce], causale «Mondiali al contrario».
Oppure dona subito online tramite Paypal di Radio Pereira

Pereira

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