Fa una certa impressione sentire gli omaggi italiani al fado. Stanno nella nostra memoria latina, indubbiamente, in linea con la nostra virtù popolare, con la nostra provenienza dalle campagne, dal lavoro duro, dal mare. E spesso rivelano voci interessanti, curiose, approfondimenti di un certo livello accademico, ma che poi tornano a essere umili come il fado, soprattutto a Lisbona, ci insegna.
Coimbra è un’altra cosa, è dotta, lo sa bene l’amico Carlo Giacobbe che l’ha cantata nel vero senso della parola, sia raccontando “Il fado di Coimbra” in un bel saggio della Besa editrice, sia allegando allo stesso un cd nel quale è accompagnato da due ottimi musicisti conimbricensi. Lui è un cantante molto attento alla tradizione e soprattutto di superba intonazione: fra basso e baritono con equilibri davvero interessanti: e i musici di Coimbra apprezzano.
Diciamo che fa ancora più impressione un italiano che canta Coimbra invece del fado di Lisbona, che si avvicina di più nella modulazione della voce al modo di cantare soprattutto nella musica popolare del nostro Sud.
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Parlando di fado all’italiana, non si può dimenticare chi ha dato il la a questa riappropriazione (che nel passato era vissuta soprattutto su qualche traduzione di successi di Amalia, da “Una casa in via del Campo” a “La filanda”) è stato Marco Poeta, recanatese, che per primo ha investito sulla guitarra portuguese e che ha saputo coinvolgere nell’avvio del “nosso fado” personaggi come Eugenio Finardi e Francesco Di Giacomo, quindi Enzo Gragnaniello e Fausto Cigliano, poi Silvia Mezzanotte, mentre il colpo più grosso è stato quello di portare Lucio Dalla a esibirsi a Lisbona.
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Chi era quella sera del 2005 al Teatro Sao Luiz, come il sottoscritto, ha potuto toccare con mano l’interesse dei lisbonesi, musicisti e gente comune, per l’esperimento. Se Poeta è stato un motore importante per l’avvio – citato da Manuel Halpern nel libro “O futuro da saudade” come spinta trainante del “fado spaghetti” -, è altrettanto vero che ha trovato epigoni di spessore. Per primi Elisa Ridolfi, Paolo Galassi e Matteo Moretti, che facevano parte dell’Accademia.
L’idea di Elisa – fanese,voce che ha incantato Lisbona e che convince per quella sua portoghesità che si porta dietro avendo appreso emozioni nelle case autentiche e che sa equilibrare le proprie interpretazioni -, del chitarrista Galassi e del bassista Moretti è stata quella di sostituire la chitarra portoghese con il vibrafono di Marco Pacassoni, rivelatasi una scelta originale e ben studiata (d’altronde Dulce Pontes ha interpretato in Grecia “Lagrima” con una orchestra di bouzouki).
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Un chitarrista che ha abbracciato la “portuguese” con grande passione è Felice Zaccheo, romano, che nasce mandolinista e che quindi ha la curiosità del pizzicato nelle mani. Con Franco Pietropaoli, chitarrista classico di grande verve, ha formato il Conjunto Romano che comincia a farsi largo – chiamato anche a suonare davanti all’ambasciatore portoghese nel corso del Pisa Book Festival – e che annovera già collaborazioni con diverse cantanti che stanno “studiando” da fadiste: Isabella Mangani è la più preparata e brava nelle sue capacità interpretative, Chiara Morucci la più pop, Esmeralda Fersini quella che sta crescendo soprattutto nel repertorio più intimistico, ma che dovrebbe “lisbonizzarsi” nelle “marchas”.
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E’ comunque una situazione che può davvero dare soddisfazioni.
Altri gruppi si dedicano al fado e premono per riuscire, come cantanti già famosi ne danno interpretazioni personali e intriganti – Antonella Ruggiero o Max Manfredi, per esempio -. E c’è invece una persona, pugliese, che si chiama Luisa Notarangelo, che non solo studia per diventare cantante e ha formato il Lusitania Ensemble nelle sue terre, ma è soprattutto la massima divulgatrice e comunicatrice sul fado avendo creato ad hoc un blog molto interessante.
E tutto ciò fa piacere demais.
Un saluto a Riccardo Jannello che da tanto non vedo e non sento ma che come sempre mi segue e questo mi fà felice..anzi..se vuoi caro Riccardo ti invio il disco “Canta-me o fado”..ne sarei lieta.
Due parole sui commenti che ho appena letto..anche a Lisbona e da chi canta e suona fado da una vita ho sempre sentito la diatriba chi è fadista chi no, questo è fado e questo no etc..
Queste sono complicanze e congetture che si ritrovano in tutte le musiche popolari autentiche come il flamenco, il blues etc..
In tal senso credo che il fado lo facciano solamente i portoghesi di una certa età, fado inteso come tradizione..tutti gli altri sono foglie ma non noduli di tronchi..il tronco è antico e grande e solido e ben definito e grazie a questo l’albero è riuscito a diventare tale..ma tutte queste foglioline piccole e insignificanti o grandi e in primo piano gli portano ancora ossigeno.
Ora per non dilungarmi troppo mando un saluto e un buon ascolto di Amalia e Argentina Santos a voi tutti
Elisa
Complimenti per la ricca rassegna. Non posso dire di essere un esperto ma Poeta – con tutto il rispetto – mi sembra un interprete di livello piuttosto mediocre, se è l’arte che conta e non l’impegno. In quanto al fatto che Dalla si sia affacciato per fare cucù anche nel fado non mi sembra evento di cui essere orgogliosi. Al contrario.
Il fado Italiano non esiste, esiste il fado cantato in Italia, tutto al più il fado all’italiana, per fortuna, e per fortuna è molto di più del groviglio di informazioni butate qui (con tutto il rispetto per i grandi nomi citati). Esistono i Lisboetas non i lisbonesi, esiste la chitarra portuguesa non portuguese. Non si studia da fadista, si è o non si è fadista.
Salve, sono Luisa Notarangelo…un grazie particolare all’amico Riccardo Jannello che mi ha annoverata tra i promotori-cultori del Fado italiano…una sola precisazione é d’uopo…non ricordo di aver mai studiato canto per diventare cantante di fado…io VIVO ogni giorno il Fado e soprattutto lo amo…solo questo alimenta il mio canto e mi dà la forza per portare avanti il mio progetto musicale di cui sentirete presto parlare…muito obrigada e até breve