Il cielo in Paraguay

Il Paraguay è ancora in ginocchio, alza al cielo un braccio tremante. Servono forze nuove per risollevare l’intera nazione, ma ci vorrà tanto tempo per tornare il Paraguay di un tempo. Quel paese che lavorava a testa bassa e vedeva i propri sforzi trasformarsi in oro. L’unico paese dell’intero continente a non avere debiti. L’unico paese sudamericano dove tutti sapevano leggere e scrivere. Quel Paraguay che per anni fece tremare Brasile, Uruguay ed Argentina nella guerra della Triplice Alleanza.

La popolazione si ridusse a un quarto di quella che era all’inizio del conflitto. Restarono solo donne e bambini. Il 95% degli uomini tra i 18 e i 60 anni non tornò mai a casa da quella guerra. Trecentomila uomini sono tanti. Fu la più grande carneficina della storia del Sudamerica. Si narra che per ripopolare il paese il nuovo governo diede l’ordine di far accoppiare le donne paraguaiane con chiunque fosse idoneo alla riproduzione. Signore cinquantenni ebbero figli da bambini di dodici, quattordici, sedici anni. Tutto pur di mantenere la razza. Più di un quarto dei territori paraguaiani, ovviamente i più fertili, vennero spartiti tra Brasile ed Argentina e da allora il Paraguay non tornò più lo stesso.

Ancora oggi, a più di cent ’anni dalla fine della guerra, si fatica tantissimo a produrre, a dare lavoro. Ma la povertà diffonde umiltà e consapevolezza tutt’ attorno, quali migliori presupposti per tornare ad affrontare la vita a testa alta. Una volta toccato il fondo si può solo risalire. Serve solo caparbietà, dote che al paraguaiano di certo non manca, e nonostante tutto c’è chi di sperare non ha mai smesso.

Speranza e completamento

A bordo di un autobus diretto a Yaguaron conosco Belen, una ragazza dal cuore immenso. Ha dedicato buona parte della sua vita ad aiutare volontariamente i mai privilegiati abitanti delle zone più remote del Paraguay. Quelle persone a cui manca tutto, tanto per intenderci. Neanche i quasi cinquanta gradi all’ombra sono bastati a fermare la sua instancabile bicicletta. Laureata in medicina all’Universidad Nacional de Asunciòn, ha subito sentito il dovere di migrare per affrontare ogni tipo di malattia, spesso sostituendo i metodi di cura convenzionali, ovviamente assenti per mancanza di fondi, con amore ed inventiva.

Ma non è stato facile uscire fuori dagli schemi, soprattutto in una società ottusa come quella paraguaiana. Per molti suoi connazionali Belen è una persona inquieta, che rovista invano nei propri sogni senza concludere nulla e, a poco meno di trent’ anni, non ha ancora trovato la retta via. E pensare che potrebbe già avere ottenuto un posto all’ospedale di Asunciòn. E pensare che le sue vecchie compagne di scuola sono già mamme da circa quindici anni. Ma questa dottoressa ha già pensato abbastanza a come dire ciò che pensa, a come fare ciò che crede. Di fatto, da pochi mesi Belen è diventata la prima dottoressa paraguaiana al mondo ad uscire dal proprio paese per prendere parte all’equipe di Medici Senza Frontiere. Da anni aspettava una risposta alla sua candidatura, quando un giorno ha deciso di presentarsi personalmente alla sede regionale di MSF Spagna di Buenos Aires. Ci ha creduto fino in fondo ed è riuscita a coronare il suo sogno. La sua prima missione sarà in Sudan e lei già non sta nella pelle: “inizia un nuovo ciclo di vita” dice, mostrando un sorriso a trentadue denti. Molto spesso vediamo frantumare i nostri sogni contro il muro della tradizione, della quotidianità, ma il nostro raggio di azione non si deve mai ridurre alla città, alla regione, al paese in cui viviamo, perché in fondo siamo tutti cittadini del mondo. Ed il mondo ci aspetta a braccia aperte. Grazie Belen, ce l’hai fatta.

Maria Belen Ramirez Tellez

Maria Belen Ramirez Tellez, 29 anni. Ora più che mai medico senza frontiere.

3 Commenti

  1. Penso che la storia di bene possa essere paragonata all’ esperienza di ogni uno di noi
    Magari uno dedito alla politica, uno al volontariato uno alle medicine alterative. Tutti con in comune una cosa, dare uni scpo nobile alla propria esistenza
    Ma una cosa e’ diversa, un particolare mi fa riflettere,
    Belen non ha mollato il suo credo indirizzandoci tutte le sue energie
    Belen e mauroAlan mi insegnano a credere in quello in cui credo.

  2. ho condiviso su FB questo pensiero: “Molto spesso vediamo frantumare i nostri sogni contro il muro della tradizione, della quotidianità, ma il nostro raggio di azione non si deve mai ridurre alla città, alla regione, al paese in cui viviamo, perché in fondo siamo tutti cittadini del mondo. Ed il mondo ci aspetta a braccia aperte.” e ringraziato intervistata e giornalista.

    GRANDE MAURO!!!!

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